" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "

" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "
"Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Il Signore è con Te, anche più di quanto Tu sia con Dio; la Tua Carne non è più Carne Tua, il Tuo Sangue è per due. E benedetta sarai tra tutte le donne, perchè, se sei Madre di tutti, chi potrebbe non amarTi?"

23 giugno 2009

PREGHIAMO CON I SALMI - SALMO 6

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Signore, non punirmi nel Tuo sdegno,
non castigarmi nel Tuo furore.
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Pietà di me, Signore: vengo meno;
risanami, Signore: tremano le mie ossa.
L’anima mia è tutta sconvolta,
ma Tu, Signore, fino a quando...?
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VolgiTi, Signore, a liberarmi,
salvami per la Tua misericordia.
Nessuno tra i morti Ti ricorda.
Chi negli inferi canta le Tue lodi?
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Sono stremato dai lunghi lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
I miei occhi si consumano nel dolore,
invecchio fra tanti miei oppressori.
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Via da me voi tutti che fate il male,
il Signore ascolta la voce del mio pianto.
Il Signore ascolta la mia supplica,
il Signore accoglie la mia preghiera.
Arrossiscano e tremino i miei nemici,
confusi, indietreggino all’istante.
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Padre, a Te la gioia del nostro ritorno.
Figlio, a Te le lacrime del nostro pentimento.
Spirito, a Te il sì di un cuore rinnovato. Amen.


Preghiera salmica di D. M. TUROLDO

Padre,
Fonte amorosa
della vita e della speranza,
Ti preghiamo per ogni fratello
che geme e piange;
per quanti non riusciamo a confortare:
dona a tutta la gente che soffre,
al Tuo popolo di poveri,
forza nella tribolazione
e fiducia per i giorni d’angoscia;
così rinvigoriti dal Tuo soccorso
possiamo tutti giungere
all’alba della risurrezione
qui e nella vita eterna. Amen.
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COMMENTO
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Il Salmo 6 è il primo dei sette «salmi penitenziali».
È il lamento di un malato che collega la sua sofferenza al proprio peccato.
La preghiera che il profeta Geremia fa in favore del suo Popolo: “Correggi, Signore… ma non essere troppo duro… altrimenti sarebbe la fine!” (Ger 10,24), il Salmista la grida per il suo caso (v. 2).
A differenza del giusto Giobbe, l’orante del Sal 6 non vanta alcuna innocenza, anzi, chiede a Dio di non reagire con furore, come la sua colpa meriterebbe (v. 2), ma di farsi guidare dalla Sua Misericordia (v. 5). Se Dio, infatti, ha tutte le ragioni per essere adirato (v. 2), tuttavia, Lo si supplica di correggere, come fa un padre, e non di vendicarsi come un qualsiasi despota orientale. Deve anche Lui “convertirsi”, deve “tornare” ad essere “il Dio che salva, perché è fedele (nell’amore)” (v. 5).
Per l’Ebreo che si esprime in questa preghiera, la malattia è la porta della morte, perciò, dell’annientamento nel vago dello Sheol. Questa prospettiva dà al fedele l’audacia della disperazione, perciò egli, come il pio Re Ezechia (Is 38, 18-19), o come il polemico Giobbe (Gb 7,21) ricorda a Dio che non ci guadagna nulla ad abbandonare alla morte il suo fedele.
Infatti, come i grandi oranti sopracitati, domanda a Jhwh: “Chi negli inferi canta le Tue lodi?” (v. 6b).
Se poi, l’infermità è castigo per un peccato commesso, il fedele ne accetta le conseguenze e si presenta a Dio nel suo stato di compunzione: egli è come affogato nelle sue stesse lacrime (vv. 7-8).
Dunque, più che le lacrime d’un ammalato, è descritto il pianto d’un penitente. Potrebbe essere la descrizione anticipata di quelle lacrime che, secondo la tradizione, solcarono il volto dell’apostolo Pietro, o quelle di compassione che resero quasi cieco San Francesco d’Assisi, che si commuoveva profondamente al ricordo della Passione dolorosa del suo amato Signore, Gesù Cristo.
Non a caso il Sal 6 è stato amato da tutta la tradizione monastica come espressione della vera compunzione e del conseguente “dono delle lacrime”.
Lacrime prese sul serio da Dio, il quale:
- ode il pianto (v. 9b);
- ascolta la supplica (v. 10a);
- esaudisce la preghiera (v. 10b).
È l’esperienza del Salmista, e di chiunque, mosso dallo Spirito Santo, sa unire, come il Cristo della Passione: preghiera, supplica, grida e lacrime (Eb 5,7).
Non scandalizziamoci, infine, se in questa supplica, come nella maggior parte dei Salmi, compare l’invettiva contro i nemici, descritti come coloro che gioiscono nel veder soffrire il fedele di Dio (v. 11).
L’imprecazione, l’attenzione al Nemico, è parte integrale e realistica della preghiera ebraica, ed entrerà anche in quella cristiana. Gesù, infatti, ci fa finire la Sua orazione con la richiesta: “Ma liberaci dal Maligno!” (Mt 6,13). E questo, ogni giorno, sempre.

1 commento:

  1. Ma a me è stato anche insegnato a benedire...soprattutto il mio nemico...facile lo sarebbe dell'amico.

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