" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "

" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "
"Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Il Signore è con Te, anche più di quanto Tu sia con Dio; la Tua Carne non è più Carne Tua, il Tuo Sangue è per due. E benedetta sarai tra tutte le donne, perchè, se sei Madre di tutti, chi potrebbe non amarTi?"

31 gennaio 2012

TIENI SEMPRE ACCESA LA FIAMMA DELLA CARITA' NEL TUO CUORE FINCHE' CESSERA' DI BATTERE


Beato te se te ne starai davanti a Gesù come un povero davanti a un ricco, come un infermo davanti al medico, come un discepolo davanti al maestro, come un intirizzito dal freddo davanti al fuoco, come un innamorato davanti all'amata.

A GESU' PER MARIA


Affìdati alla Vergine e attraverso Lei arriverai prima a Cristo! Recita il Rosario tutti i giorni donando a Maria tutto: il tuo lavoro, i tuoi dolori, le tue gioie, le tue preoccupazioni e tribolazioni, così che Lei possa offrirle a Suo Figlio. Infine porta la Sua Medaglia miracolosa al collo ripetendo ogni giorno la frase che la Vergine ci ha insegnato: "O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te!". Il Signore ti dia la Sua Pace!

I PECCATI CHE REGALANO PIU' CLIENTI ALL'INFERNO



INSIDIE IN AGGUATO
È particolarmente importante tener presente la prima insidia diabolica, che trattiene tante anime nella schiavitù di Satana: è la mancanza di riflessione, che fa perdere di vista il fine della vita.
II demonio grida alle sue prede: "La vita è un piacere; dovete cogliere tutte le gioie che la vita vi regala".
Gesù invece sussurra al tuo cuore: 'Beati quelli che piangono."
(cfr. Mt 5, 4)... "Per entrare in cielo bisogna farsi violenza." (cfr. Mt 11, 12)... "Chi vuol venire dietro a Me, rinneghi sè stesso, prenda la sua croce ogni giorno e Mi segua." (Lc 9, 23).
Il nemico infernale ci suggerisce: "Pensate al presente, perché con la morte tutto finisce!".
II Signore invece ti esorta:
"Ricordati dei novissimi (la morte, il giudizio, l'inferno e il paradiso) e non peccherai".
L'uomo impiega buona parte del suo tempo in tanti affari e dimostra intelligenza e scaltrezza nell'acquistare e conservare i beni terreni, ma poi non impiega neppure le briciole del suo tempo per riflettere sulle necessità molto più importanti della sua anima, per cui vive in un'assurda, incomprensibile e pericolosissima superficialità, che può avere conseguenze spaventose.
II demonio porta a pensare: "Meditare non serve a niente: tempo perso!". Se oggi tanti vivono in peccato è perché non riflettono seriamente e non meditano mai sulle verità rivelate da Dio.
II pesce che è già finito nella rete del pescatore, finché è ancora nell'acqua non sospetta di essere stato catturato, quando però la rete esce dal mare, si dibatte perché sente vicina la sua fine; ma ormai è troppo tardi. Così i peccatori...! Finché sono in questo mondo se la spassano allegramente e non sospettano nemmeno di essere nella rete diabolica; se ne accorgeranno quando ormai non potranno più rimediarvi... appena entrati nell'eternità!
Se potessero ritornare in questo mondo tanti trapassati che vissero senza pensare all'eternità, come cambierebbe la loro vita!

SPRECO DI BENI
Da quanto esposto finora e specialmente dal racconto di certi fatti, appare chiaro quali siano i principali peccati che portano alla dannazione eterna, ma si tenga presente che non sono solo questi peccati a spedire gente all'inferno: ce ne sono molti altri.
Per quale peccato il ricco epulone è finito all'inferno? Aveva tanti beni e li sprecava in banchetti
(sperpero e peccato di gola); e inoltre si manteneva ostinatamente insensibile ai bisogni dei poveri (mancanza di amore e avarizia). Tremino dunque certi ricchi che non vogliono esercitare la carità: anche a loro, se non cambiano vita, è riservata la sorte del ricco epulone.

L'IMPURITÀ
Il peccato che più facilmente porta all'inferno è l'impurità. Dice Sant'Alfonso:
"Si va all'inferno anche solo per questo peccato, o comunque non senza di esso".
...Gesù ci ha detto: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio"
(Mt 5, 8). Ciò significa che gli impuri non solo non vedranno Dio nell'altra vita, ma neanche in questa vita riescono a sentirne il fascino, per cui perdono il gusto della preghiera, pian piano perdono la fede anche senza accorgersene e... senza fede e senza preghiera non percepiscono più per quale motivo dovrebbero fare il bene e fuggire il male. Così ridotti, sono attratti da ogni peccato.
Questo vizio indurisce il cuore e, senza una grazia speciale, trascina all'impenitenza finale e... all'inferno.

MATRIMONI IRREGOLARI
Dio perdona qualunque colpa, purché ci sia il vero pentimento e cioè la volontà di mettere fine ai propri peccati e di cambiare vita.
Fra mille matrimoni irregolari
(divorziati risposati, conviventi) forse solo qualcuno sfuggirà all'inferno, perché normalmente non si pentono neanche in punto di morte; infatti, se campassero ancora continuerebbero a vivere nella stessa situazione irregolare.
C'è da tremare al pensiero che quasi tutti oggi, anche quelli che divorziati non sono, considerano il divorzio come una cosa normale! Purtroppo, molti ormai ragionano come vuole il mondo e non più come vuole Dio.

IL SACRILEGIO
Un peccato che può condurre alla dannazione eterna è il sacrilegio. Disgraziato colui che si mette su questa strada! Commette sacrilegio chi volontariamente nasconde in Confessione qualche peccato mortale, oppure si confessa senza la volontà di lasciare il peccato o di fuggirne le occasioni prossime. Quasi sempre chi si confessa in modo sacrilego compie anche il sacrilegio eucaristico, perché poi riceve la Comunione in peccato mortale.
Racconta san Giovanni Bosco...
"Mi trovai con la mia guida
(l'Angelo custode) in fondo a un precipizio che finiva in una valle oscura. Ed ecco comparire un edificio immenso con una porta altissima che era chiusa. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante mi opprimeva; un fumo grasso, quasi verde e guizzi di fiamme sanguigne si innalzavano sui muraglioni dell'edificio.
Domandai: 'Dove ci troviamo?'. 'Leggi l'iscrizione che c'è sulla porta'. mi rispose la guida. Guardai e vidi scritto: 'Ubi non est redemptio! , cioè: `Dove non c'è redenzione!', Intanto vidi precipitare dentro quel baratro... prima un giovane, poi un altro e poi altri ancora; tutti avevano scritto in fronte il proprio peccato.
Mi disse la guida: 'Ecco la causa prevalente di queste dannazioni: i compagni cattivi, i libri cattivi e le perverse abitudini'.
Quei poveri ragazzi erano giovani che io conoscevo. Domandai alla mia guida: “Ma dunque è inutile lavorare tra i giovani se poi tanti fanno questa fine! Come impedire tutta questa rovina?” – “Quelli che hai visto sono ancora in vita; questo però è lo stato attuale delle loro anime, se morissero in questo momento verrebbero senz'altro qui!” disse l'Angelo.
Dopo entrammo nell'edificio; si correva con la velocità di un baleno. Sboccammo in un vasto e tetro cortile. Lessi questa iscrizione: 'Ibunt impii in ignem aetemum! ; cioè: `Gli empi andranno nel fuoco eterno!'.
Vieni con me - soggiunse la guida. Mi prese per una mano e mi condusse davanti a uno sportello che aperse. Mi si presentò allo sguardo una specie di caverna, immensa e piena di un fuoco terrificante, che sorpassava di molto il fuoco della terra. Questa spelonca non ve la posso descrivere, con parole umane, in tutta la sua spaventosa realtà.
All'improvviso cominciai a vedere dei giovani che cadevano nella caverna ardente. La guida mi disse: 'L'impurità è la causa della rovina eterna di tanti giovani!'.
- Ma se hanno peccato si sono poi anche confessati.
- Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno confessate male o del tutto taciute. Ad esempio, uno aveva commesso quattro o cinque di questi peccati, ma ne ha detto solo due o tre. Ve ne sono alcuni che ne hanno commesso uno nella fanciullezza e per vergogna non l'hanno mai confessato o l'hanno confessato male. Altri non hanno avuto il dolore e il proposito di cambiare. Qualcuno invece di fare l'esame di coscienza cercava le parole adatte per ingannare il confessore. E chi muore in questo stato, decide di collocarsi tra i colpevoli non pentiti e tale resterà per tutta l'eternità. Ed ora vuoi vedere perché la misericordia di Dio ti ha portato qui? - La guida sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo oratorio che conoscevo bene: tutti condannati per questa colpa. Fra questi ce n'erano alcuni che in apparenza avevano una buona condotta.
La guida mi disse ancora: 'Prèdica sempre e ovunque contro l'impurità! Poi parlammo per circa mezz'ora sulle condizioni necessarie per fare una buona confessione e si concluse: 'Bisogna cambiar vita... Bisogna cambiar vita'.
- Ora che hai visto i tormenti dei dannati, bisogna che anche tu provi un poco l'inferno!
Usciti da quell'orribile edificio, la guida afferrò la mia mano e toccò l'ultimo muro esterno. Io emisi un grido di dolore. Cessata la visione, notai che la mia mano era realmente gonfia e per una settimana portai la fasciatura."

Padre Giovan Battista Ubanni, gesuita, racconta che una donna per anni, confessandosi, aveva taciuto un peccato di impurità. Arrivati in quel luogo due sacerdoti domenicani, lei, che da tempo aspettava un confessore forestiero, pregò uno di questi di ascoltare la sua confessione.
Usciti di chiesa, il compagno narrò al confessore di aver osservato che, mentre quella donna si confessava, uscivano dalla sua bocca molti serpenti, però un serpente più grosso era uscito solo col capo, ma poi era rientrato di nuovo. Allora anche tutti i serpenti che erano usciti rientrarono.
Ovviamente il confessore non parlò di ciò che aveva udito in Confessione, ma sospettando quel che poteva essere successo fece di tutto per ritrovare quella donna. Quando arrivò presso la sua abitazione, venne a sapere che era morta appena rientrata in casa. Saputa la cosa, quel buon sacerdote si rattristò e pregò per la defunta. Questa gli apparve in mezzo alle fiamme e gli disse: "lo sono quella donna che si è confessata questa mattina; ma ho fatto un sacrilegio. Avevo un peccato che non mi sentivo di confessare al sacerdote del mio paese; Dio mi mandò te, ma anche con te mi lasciai vincere dalla vergogna e subito la Divina Giustizia mi ha colpito con la morte mentre entravo in casa. Giustamente sono condannata all'inferno!". Dopo queste parole si aprì la terra e fu vista precipitare e sparire.
Scrive il padre Francesco Rivignez
(l'episodio è riportato anche da Sant'Alfonso) che in Inghilterra, quando c'era la religione cattolica, il re Anguberto aveva una figlia di rara bellezza che era stata chiesta in sposa da diversi principi.
Interrogata dal padre se accettasse di sposarsi, rispose che non poteva perché aveva fatto il voto di perpetua verginità.
II padre ottenne dal Papa la dispensa, ma lei rimase ferma nel suo proposito di non servirsene e di vivere ritirata in casa. II padre l'accontentò.
Cominciò a fare una vita santa: preghiere, digiuni e varie altre penitenze; riceveva i Sacramenti e andava spesso a servire gli infermi in un ospedale. In tale stato di vita si ammalò e morì.
Una donna che era stata sua educatrice, trovandosi una notte in preghiera, sentì nella stanza un gran fracasso e subito dopo vide un'anima con l'aspetto di donna in mezzo a un gran fuoco e incatenata tra molti demoni...
- lo sono l'infelice figlia del re Anguberto.
- Ma come, tu dannata con una vita così santa?
- Giustamente sono dannata... per colpa mia. Da bambina io caddi in un peccato contro la purezza. Andai a confessarmi, ma la vergogna mi chiuse la bocca: invece di accusare umilmente il mio peccato, lo coprii in modo che il confessore non capisse nulla. Il sacrilegio si è ripetuto molte volte. Sul letto di morte io dissi al confessore, vagamente, che ero stata una grande peccatrice, ma il confessore, ignorando il vero stato della mia anima, mi impose di scacciare questo pensiero come una tentazione. Poco dopo spirai e fui condannata per tutta l'eternità alle fiamme dell'inferno.
Detto questo disparve, ma con così tanto strepito che sembrava trascinasse il mondo e lasciando in quella camera un odore ributtante che durò parecchi giorni.

L'inferno è la testimonianza del rispetto che Dio ha per la nostra libertà. L'inferno grida il pericolo continuo in cui si trova la nostra vita; e grida in modo tale da escludere ogni leggerezza, grida in modo costante da escludere ogni frettolosità, ogni superficialità, perché siamo sempre in pericolo. Quando mi annunciarono l'episcopato, la prima parola che dissi fu questa: "Ma io ho paura di andare all'inferno".
(Card. Giuseppe Siri)

"PER SERVIRE, SERVIRE!"


Anche tu hai una vocazione professionale che ti «sprona». Ebbene, questo «sprone» è l'amo per pescare uomini. Rettifica, pertanto, l'intenzione, e non trascurare di acquisire tutto il prestigio professionale possibile, al servizio di Dio e delle anime. Il Signore conta anche su «questo». (Solco, 491)

Pertanto, volendo dare un motto al vostro lavoro, potrei indicarvi questo: Per servire, servire. In primo luogo, infatti, per realizzare le cose bisogna saperle condurre a termine. Non credo alla rettitudine di intenzione di chi non si sforza di ottenere la competenza necessaria per svolgere debitamente i compiti che gli sono affidati. Non basta voler fare il bene; è necessario saperlo fare. E, se il nostro volere è sincero, deve tradursi nell'impegno di impiegare i mezzi adeguati per compiere le cose fino in fondo, con perfezione umana.

Ma anche questo servizio umano, questa idoneità potremmo chiamare tecnica, questo saper fare il proprio mestiere, deve essere dotato di una caratteristica che fu fondamentale nel lavoro di Giuseppe e che tale dovrebbe essere anche per ogni cristiano: lo spirito di servizio, il desiderio di lavorare per contribuire al bene comune. Il lavoro di Giuseppe non tendeva all'affermazione di sé, anche se effettivamente la dedizione a una vita di lavoro gli aveva dato una personalità matura e spiccata. Il Patriarca lavorava con la consapevolezza di compiere la volontà di Dio, pensando al bene dei Suoi — Gesù e Maria — e avendo presente il bene di tutti gli abitanti della piccola Nazaret.
(E' Gesù che passa, 50-51)

30 gennaio 2012

LA MEDAGLIA MIRACOLOSA: PORTALA SEMPRE CON TE, DIFFONDILA!

La Medaglia, chiamata Miracolosa, deve la sua origine alle apparizioni mariane della Cappella di Rue du Bac a Parigi.

Il 27 novembre 1830, la Vergine Immacolata apparve ad una santa suora, Suor Caterina Labourè, appartenente all'ordine delle Figlie della Carità e le affidò la missione di far coniare una medaglia sul modello da Lei Stessa presentato.
"Fa' coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno al collo riceveranno grandi grazie; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia".

La Medaglia si propagò immediatamente in modo prodigioso e, per suo mezzo, si ottennero innumerevoli grazie di conversione, di protezione e di guarigione.

Sulla Medaglia si vede impressa l'immagine dell'Immacolata con la mani aperte da cui escono fasci di luce. Attorno c'è la scritta: "O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te".

Dietro la Medaglia si vede la lettera M, sormontata da una croce; di sotto, due Cuori, uno circondato di spine (quello di Gesù), l'altro trafitto da una spada (quello di Maria); tutt'intorno, dodici stelle.

Tra i prodigi più celebri operati da questa Medaglia ricordiamo quello della conversione di un ebreo incredulo, Alfonso Ratisbonne. Aveva messo a la Medaglia al collo solo per compiacere un amico. Entrò per caso nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, a Roma; e qui gli apparve, stupenda, la Madonna della Medaglia. Folgorato e commosso, divenne cattolico, sacerdote e apostolo ardente.

Immensa fu la fiducia dei santi nella Medaglia miracolosa. S. Caterina Labourè la distribuiva a tutti, specialmente agli ammalati ed ai peccatori. S. Teresina di Gesù Bambino, da piccola, metteva le medaglie nelle tasche delle giacche degli operai. S. Massimiliano Kolbe chiamava le medaglie miracolose "munizioni" ed ottenne molte grazie e conversioni prodigiose. S. Pio da Pietrelcina teneva sempre in tasca medagline miracolose da distribuire e morì con queste medaglie in tasca.

- Porta sempre addosso la Medaglia per vivere in grazia di Dio e godere della protezione della Vergine Immacolata;

- Recita ogni giorno l'invocazione della Medaglia con cui la Vergine ha voluto essere salutata ed invocata:

"O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE".

- Diffondi la Medaglia; dònala particolarmente agli ammalati, a coloro che soffrono. Avrai grazie e conforti celesti.

LA FORZA LIBERATRICE DELLA PAROLA DI DIO


Signore, le tentazioni non mancano nel nostro cammino quotidiano, ma solo con la forza liberatrice della grazia possiamo fiduciosamente operare nel bene. E' la Tua Parola che ci libera. Nella preghiera chiediamo un cuore vigilante per sfuggire a tutto ciò che non è puro, non è amore, non è vita vera in Te. (Lucia Giallorenzo)

OLTRE LA CROCE SPLENDE LA LUCE DELLA RISURREZIONE


Cristo, Colui che ci ha liberato dalle catene del peccato, ci rende forti e coraggiosi annunciatori del Vangelo...con gesti concreti cooperiamo sempre più al progetto di salvezza.
E' sbagliato guardare al futuro focalizzandosi soltanto sugli avvenimenti negativi che si verificano quotidianamente nel mondo... così facendo finiamo per perdere di vista il bene, smarrendo la via maestra.
Il cristiano deve puntare il proprio sguardo oltre la Croce, dove splende la Luce che ha vinto la morte e che ci ha salvato.
Dobbiamo guardare al domani con occhi di speranza, abbandonandoci all'Amore di Cristo, lungo i sentieri della fede diretti verso la pace e la salvezza eterna.
Ave Maria!

29 gennaio 2012

LE COSE CAMBIANO SE SIAMO NOI A CAMBIARE!!!


Continuiamo a leggere notizie sulla Concordia e alcune ci lasciano davvero addolorati. Ieri è stato ritrovato un altro cadavere, il corpo è stato identificato e si tratta di Erika Fani Soriamolina, peruviana. Erika, 25 anni, era laureata in Turismo all’Università Andina di Cusco, la notte del naufragio si è comportata da vera eroina aiutando molte persone a salire sulle scialuppe di salvataggio. Con il ritrovamento di Erika, il numero dei dispersi scende a 16.

Ho letto che da quel giorno in televisione si ripetono un po’ i racconti del naufragio scadendo nella ripetitività e nell’ovvietà. L’amarezza viene dal pensiero che tutta la tragedia è avvenuta per la segnalazione data con un’ora di ritardo, il tempo necessario per permettere a tutti una sicura salvezza. Invece, 33 persone hanno perduto la vita, non sono più in mezzo ai loro cari, sono scomparse dalla vista dei loro familiari e amici. Non c’è prezzo paragonabile alla vita.

Mentre molti chiamati ad aiutare il prossimo fuggivano, questa ragazza è rimasta sul ponte ad aiutare i turisti, forse avrà aiutato anche quel parroco di Besana Brianza, don Massimo Donghi, tra i primi a raggiungere la scialuppa e salvarsi la vita. Sarà difficile per lui parlare nelle omelie di amore per il prossimo e spiegare che “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”
(Gv 15,13).

Preghiamo per i 33 morti della tragedia e per quanti hanno ignorato i bisognosi per mettersi in salvo!

Lascio questa tragedia per passare a una bestialità: con la crisi economica vicina al fallimento delle Nazioni, la Rai paga Celentano circa 750 mila euro per la sua presenza a Sanremo. In questo sacro commento inserisco notizie che non dovrebbero interessarci, invece ci riguardano, perché in Italia ci sono 8 milioni di poveri, famiglie monoreddito che non riescono più ad andare avanti, milioni di disoccupati senza cibo, decine di migliaia di aziende fallite con incalcolabili persone disoccupate e disperate, altrettante decine di migliaia di aziende sul punto di fallire e vai a regalare a un uomo miliardario una somma così elevata!

Cosa se ne fa questo personaggio di questo denaro se già ne possiede vagoni pieni?

Comprendo che i suoi fan lo difenderanno, ma con un po’ di buon senso si chiedano se è ragionevole questa cifra! Non discuto sulla presenza dell’artista a Sanremo, non mi interessa, è il cachet spropositato che amareggia. A quanto pare ha discusso molto per ottenere questa alta cifra. Neanche fosse un questuante …

Come ha fatto discutere la partecipazione di Benigni ad una trasmissione qualche mese fa, ottenendo 400 mila euro per una ventina di minuti di spettacolo. Soldi che elargisce la Rai, la quale li ottiene dagli abbonati costretti a pagare il canone. Vi ricordate dieci anni fa che alta considerazione si dava a 800 milioni di lire? O a un miliardo e mezzo di lire?

I soldi pagati a questi artisti sono un insulto alla povertà, ignorano gli italiani in piena crisi economica.

I fan di questi personaggi la pensano diversamente, è evidente, ricordino che proprio Celentano nei suoi confusi sermoni ha cercato di difendere a modo suo la legalità, ed oggi non può incassare questa enorme cifra ignorando la situazione economica e la crisi che milioni di italiani si portano a tavola dentro i piatti. Celentano partecipi gratis a Sanremo, senza dire che devolverà i soldi perché nessuno ci crede.

Scrivo queste parole e mi rendo conto che poche sono le voci che denunciano le contraddizioni della società. Quelli della Rai non ne parlano perché parte interessata, altre televisioni ignorano perché anche lì si guadagna bene, i quotidiani istigano a creare confusione e noi continuiamo a pregare per la conversione del mondo… E continueremo a farlo!

...Molti cristiani sono disillusi, convinti che nulla cambierà nella vita e nella società. Ed è un consegnarsi al nemico! Preferiscono rimanere assuefatti a questo modo di vivere piuttosto che elevare il grido del Vangelo, indicando un modello sublime e indispensabile: Gesù Cristo.

Le cose cambiano se siamo noi a cambiare. Non possiamo cambiare gli altri, cominciamo da noi…

Uno dei primi impegni nella vita spirituale è di guarire l’anima, la vita interiore, impariamo a pregare bene; non si può continuare a pregare in una situazione di odio, malizia, egoismo.

Quando il cristiano prega, per i diavoli è una tortura e si allontanano, per questa ragione è importante pregare spesso nella giornata e quando si è impegnati si possono ripetere le giaculatorie spontanee, che sono le brevi invocazioni o suppliche. Brevi preghiere che riscaldano l’anima e riportano il fervore in tutta la persona.

Se non si aggiunge legna nella stufa non emana più calore. Lo vedo io che utilizzo la stufa a legna, molta legna regalata da persone generose. Questo riscaldamento dipende da noi! Come ognuno di noi può riscaldare l’anima di fervore con molte brevi preghiere anche quando lavora o si trova fuori casa, in viaggio e in compagnia di altre persone. Mentre le preghiere prolungate si recitano nei momenti di calma e raccoglimento.

Ricordiamo che nelle anime in cui regna Gesù, non c’è posto per i diavoli e per l’odio. Molte malattie fisiche sono causate dalla mancanza della Grazia di Gesù, non si prega o si prega male, senza amore e verità. Vi assicuro che molte malattie causate dall’ansia, dalla tristezza, dal nervosismo, dall’egoismo e dalla superbia, scaturiscono per la mancanza di Gesù.

Se molti malati pregassero come vuole Gesù, certe malattie scomparirebbero.

Quanti non vivono in Grazia di Dio sono facile preda di attacchi fisici e di sensazioni che arrivano dai diavoli e di conseguenza ricorrono a cure mediche e a preoccuparsi maggiormente. Conosco molte persone malate e prendevano molte medicine, mentre dopo la Confessione e il cammino di Fede sono guarite. È molto importante ricevere benedizioni dai Sacerdoti, fatevi benedire spesso dai vostri parroci.

C’è bisogno delle benedizioni dei Sacerdoti...
Sono tempi molto difficili, nessuno si abbatta mai e reagisca con la certezza che Gesù e la Madonna sono sempre vicini a noi e ci liberano dai mali che ci affliggono. Preghiamo sempre con vera fede, amore, umiltà.
(padre Giulio Maria Scozzaro)

28 gennaio 2012

L'EUCARISTIA E' GESU'

«Tu sei là, Signore Gesù, nella Santa Eucaristia!
Tu sei là, Signore Gesù, nel santo tabernacolo.
Il Tuo Corpo, la Tua Anima, la Tua Umanità, la Tua Divinità, il Tuo Essere Intero è là, nella Sua duplice Natura!
Quanto sei vicino, mio Dio!»
(Charles de Foucauld)

L'EUCARISTIA: CENTRO DELLA NOSTRA VITA

Santa Teresa di Gesù raccomandava:
“Tratteniamoci amorevolmente con Gesù e non perdiamo l'ora che segue la Comunione: è un tempo eccellente per trattare con Dio e per sottoporGli gli interessi dell'anima nostra...
Poiché sappiamo che Gesù resta in noi fino a quando il calore naturale non ha consumato le apparenze del pane, dobbiamo avere grande cura di non perdere così bella occasione per trattare con Lui e presentarGli le nostre necessità”.

A GESU' PER MARIA


Affìdati alla Vergine e attraverso Lei arriverai prima a Cristo!
Recita il Rosario tutti i giorni donando a Maria tutto! Il tuo lavoro, i tuoi dolori, le tue gioie, le tue preoccupazioni e tribolazioni, così che Lei possa offrirle a Suo Figlio.
Infine porta la Sua medaglia miracolosa al collo ripetendo ogni giorno la frase che la Vergine ci ha insegnato: "O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te!".
Il Signore ti dia la Sua Pace!

GLORIA E ONORE AL SANTO VOLTO DI GESU'


Volto Santissimo del mio Redentore, che fosti beffeggiato, schiaffeggiato e persino sputacchiato da quella crudele turba di Giudei, oggi io, da povero umile peccatore, elèvo a Te la mia preghiera, chiedendoTi perdono, o mio Gesù, per me e per quanti ancora amareggiano il Tuo Sacratissimo Cuore.

Su di essi, su di me, su tutti e nell'intimo di ogni anima che soffre in questo mondo offuscato da tenebre e dolori, o dolcissimo mio Gesù, fai risplendere la luce del Tuo Volto Divino.

Volto Adorabile di Gesù, mio sommo bene, che tante e tante volte fosti accarezzato con materna tenerezza dalle mani immacolate della Mamma Tua beatissima mentre crescevi all'ombra di quelle sacre mura della casetta di Nazareth, per l'amore col quale ami codesta eccelsa Mamma che Ti generò nel Suo purissimo seno, muta la Tua ira in misericordia e pace per tutti gli uomini.

Volto Divinissimo di Gesù mio Salvatore, ascolta la mia preghiera riparatrice di di fervido amore che Ti offro ogni giorno da qualsiasi posto, ovunque mi trovo.

Non mi negare nulla, o Buon Gesù, di quanto Ti chiedo, ma accetta benignamente il devoto omaggio di preghiera supplichevole che il mio cuore Ti innalza per tutta questa cieca umanità.

Volto di sovrumana e mistica bellezza che dalla pia Veronica fosti dolcemente asciugato lungo la via del Calvario con un soffice panno di lino nel quale le regalasti impressa la Tua divina immagine, fa' che anch'io, come lei, sappia continuamente asciugare il Tuo Volto sanguinante per i peccati nostri.

Volto Santo di Gesù, Specchio di eterna e divina salvezza, fammi camminare sempre sotto la guida della Tua santa luce fino al tramonto di questo pellegrinaggio terreno affinchè la anima possa spegnersi in pace con Te nei bagliori infiniti del Tuo Volto Santissimo. Amen.

27 gennaio 2012

UN INCONTRO PERSONALE CON DIO


Quando Lo ricevi, diGli: Signore, spero in Te; Ti adoro, Ti amo, aumenta la mia fede. Sii il Sostegno della mia debolezza, Tu che sei rimasto nell'Eucaristia, inerme, per porre rimedio alla debolezza delle creature. (Forgia, 832)
Non faccio davvero una scoperta se dico che alcuni cristiani hanno un'idea assai povera della Santa Messa, e che altri la vedono solo come un rito esteriore, se non addirittura come una forma di convenzionalismo. È la meschinità del nostro cuore che ci fa accogliere come per abitudine il più grande dono che Dio potesse fare agli uomini. Nella Messa interviene in modo particolare, la Santissima Trinità. Per corrispondere a tanto amore si richiede una totale donazione, del corpo e dell'anima: noi infatti ascoltiamo Dio, Gli parliamo, Lo vediamo, Lo gustiamo. E quando le parole non ci sembrano sufficienti cantiamo, incitando la nostra lingua — Pange, lingua! — a proclamare davanti a tutta l'umanità le meraviglie del Signore.
Vivere la Santa Messa significa rimanere in preghiera continua, con la convinzione che per ciascuno di noi si tratta di un incontro personale con Dio: Lo adoriamo, Lo lodiamo, Gli chiediamo tante cose, Lo ringraziamo, facciamo atti di riparazione per i nostri peccati, ci purifichiamo, ci sentiamo una cosa sola, in Cristo, con tutti i cristiani.
(E' Gesù che passa, nn. 87-88)

"LA BARCA DI PIETRO FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI..."


C’è una frase di Papa Benedetto XVI che illustra bene la crisi di Fede all’interno della Chiesa: “La Barca di Pietro fa acqua da tutte le parti, i lupi la circondano dall’esterno, il peccato, l’eresia la corrode dall’interno”. È una situazione impressionante che non possono vedere quei cattolici dalla fede debole o sbiadita. In molti casi è talmente sbiadita da diventare invisibile…
Le verità della fede in massima parte non sono attaccate ma ignorate, tralasciate, dimenticate. Questo è l’atteggiamento più malvagio portato avanti da quanti sono pieni di nulla o schiavi della loro superbia che li ha resi esaltati. Al contrario, la spiritualità che la Madonna ha fatto conoscere a Medjugorje è incentrata sulla piccolezza spirituale, sulla preghiera contemplativa, sul silenzio e sul raccoglimento.
Il mondo non conosce le indicazioni date dalla Madonna, non le conoscono molti cattolici, anche prelati e sacerdoti; essi sono eccessivamente sicuri della loro fede e rifiutano i consigli e le istruzioni della Madre di Dio. Come quando un cieco rifiuta di lasciarsi aiutare da qualcun altro.
Circola un po’ ovunque un messaggio cristiano opposto a quello di Gesù, si parla di una salvezza sicura e del peccato che non esiste più. Si dicono altri annunci non veritieri e per questo la Madonna da trent’anni parla e catechizza da Medjugorje.
La Madonna a Medjugorje è venuta a formare un nuovo esercito della preghiera: invita i più generosi a lavorare per la causa del Vangelo e a portare il Suo messaggio a tutti. Anche tutti noi siamo chiamati all’apostolato, ognuno secondo le possibilità e i luoghi che frequenta.
L’apostolato però non si improvvisa: innanzitutto la fiamma della fede è accesa se si prega con amore; questa fiamma fa ardere la persona e la spinge a parlare e ad invitare quanti incontra a pregare il Rosario, andare a Messa, frequentare i Sacramenti.
La fede è un dono che bisogna trasmettere a tutti.
Ognuno di noi si deve sentire invitato dalla Madonna a fare qualcosa in più ogni giorno per il Vangelo, portandolo a chi non lo conosce, diffondendolo dove c’è il peccato e l’adorazione dei vizi. La nostra parola potrà salvare eternamente molte persone.
Ricordiamo che i cattivi sono bravissimi nella costanza del male che compiono, i buoni dimenticano presto il bene da fare.
C’è una frase in un messaggio della Madonna a Medjugorje
(26 aprile 1982) che deve fare riflettere tutti, dai prelati al più piccolo credente: “La Fede non può mantenersi viva senza la preghiera”.
(padre Giulio Maria Scozzaro)

25 gennaio 2012

LA COMUNIONE IN MANO

Scrivo questa breve riflessione per richiamare quei cattolici, che da tempo hanno scambiato l’Eucaristia per un semplice pezzo di pane. Nella Chiesa dove svolgo il mio ministero, la Santa Comunione si dà sotto le due specie, l’Eucaristia si intinge nel Sangue presente nel calice. Ricordo che quanto si trova nel calice dopo la consacrazione della Santa Messa, non è più vino pur conservando il sapore del vino, ma è diventato vero Sangue di Gesù.
Così la particola che viene consacrata nella Santa Messa diventa vero Corpo di Gesù pur conservando il sapore di farinacei. Cosa mi rende adoratore dell’Eucaristia e del Sangue nel calice? La mia Fede. Per seguire Gesù, bisogna rispondere con atti di Fede ed impegnarsi a meditare ogni giorno sull’Eucaristia.
Senza preghiera non c’è capacità di amare, perché non c’è la Grazia di Dio. Non c’è la gioia del cristianesimo. Non ci può essere vera pratica delle virtù, in quanto, le virtù si praticano con l’aiuto di Dio e questo viene dato solo per mezzo della preghiera. Senza la preghiera viene meno la forza di resistere alle passioni negative e si finisce per soddisfare tutti i vizi. Non c’è carità.
Se all’Eucaristia non viene data massima adorazione, vuol dire che non si ama Gesù. Da alcuni anni ho scoperto l’importanza dell’Eucaristia, e tutti i fedeli della mia parrocchia di conseguenza hanno scoperto attraverso me che l’Eucaristia è Gesù, è Dio fatto Uomo.
Quindi, non è ammissibile avvicinarsi all’altare per prendere la Comunione con le mani sporche, senza mostrare una minima adorazione verso l’Eucaristia, senza interesse verso la Santa Comunione. Per questa ragione ho pensato di dare la Santa Comunione sotto le due specie, l’Eucaristia intinta nel Sangue del calice. Solo così posso evitare abusi, soprattutto furti dell’Eucaristia che compiono i nuovi Giuda, i quali prendono la Santa Comunione sulla mano senza metterla in bocca ed allontanandosi la nascondono in tasca, per poi rivenderla a coloro che praticano le messe nere. Ecco uno dei sacrilegi che vengono compiuti dando la Santa Comunione in mano.
La prassi odierna della Chiesa è di poter prendere la Santa Comunione in bocca o in mano, ma precisa L’Istruzione della Conferenza Episcopale Italiana del 19 luglio 1989, “Il modo consueto di ricevere la Comunione deponendo la particola sulla lingua rimane del tutto conveniente e i fedeli potranno scegliere tra l’uno e l’altro”.
Secondo la Conferenza Episcopale Italiana rimane conveniente deponendola in bocca, perché nel fedele possono verificarsi inconvenienti. Per esempio le mani sporche, mani che hanno toccato di tutto prima di arrivare in Chiesa, toccano poi Gesù Eucaristia. C’è da rimanere allibiti. Avessero almeno le mani pulite! Si vedono mani sudate e non lavate da poco, mani che devono toccare proprio Gesù…
L’Istruzione precisa l’importanza di avere le mani pulite per prendere la Santa Comunione. “Si raccomandi a tutti, in particolare ai bambini e agli adolescenti, la pulizia delle mani e la compostezza dei gesti, anch’essi segno esterno della fede e della venerazione interiore verso l’Eucaristia”.
Penso che più si ama Gesù, più si ha consapevolezza dell’importanza dell’Eucaristia e meno ci si riterrà degni di toccare l’Eucaristia. Ma quale Sacerdote può dirsi degno di poter toccare Gesù Eucaristia? Ed è un consacrato, un altro Cristo.
Quindi, probabilmente manca una benché minima conoscenza dell’Eucaristia. C’è chi allunga una sola mano, chi non sa come impostare le mani, quale sopra e quale sotto, manifestando che viene a Messa di rado e segue oramai la moda di prendere la Comunione in mano. Per molti è una moda prendere l’Eucaristia in mano, si sentono moderni, più istruiti, più evoluti nella spiritualità, non immaginando che proprio questo atteggiamento è sacrilego. Molti cattolici, come Giuda, tradiscono Gesù, Lo consegnano al demonio, presente probabilmente in loro. Sì, è probabile, perché uno è dentro come si mostra fuori; uno ha mille attenzioni per l’Eucaristia e per i frammenti che possono cadere, se ama veramente Gesù e ha compreso chi è l’Eucaristia.
Poi, l’Istruzione è abbastanza chiara riguardo i frammenti, le briciole che cadono dall’Eucaristia. Ma chi fa realmente attenzione ai frammenti che potrebbero rimanere nel palmo della mano sinistra o cadere per terra? Così scrive L’Istruzione: “Ciascuno faccia attenzione di non lasciare cadere nessun frammento”. È gravissimo sacrilegio.
La precauzione riguarda anche coloro che preparano le Ostie, perché molte volte sono friabili, cioè, si sfarinano facilmente: “Le ostie siano confezionate in maniera tale da facilitare questa precauzione”.
Molti prendono la Comunione in mano e non fanno alcun segno di adorazione, scompostamente, senza riverenza esteriore, tornano al posto e subito cominciano a parlare o, meglio che vada, rimangono come prima a guardare a destra, sinistra e altrove, senza rendersi conto che quel pezzettino di Ostia mangiato è il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo. Questa loro indifferenza manifesta l’assenza di amore a Gesù, la mancanza di conoscenza dell’Eucaristia e la scarsissima devozione cristiana.
Concludo questo mio scritto, con un semplice ragionamento: se hai compreso che l’Eucaristia è il Signore Gesù, perché Lo tocchi con le mani sporche? Almeno, lavale bene! Ma se hai guidato la macchina, toccato cellulari, scambiato saluti e toccato altre mani sporche, messo un po’ di profumo, toccato tanti oggetti?
Ricorda: mostri di amare Gesù, se rispetti la Sua Persona, e l’Eucaristia è Gesù in Corpo, Sangue, Anima e Divinità.
(un sacerdote che crede nell'Eucaristia)

RICONOSCI IL TUO DESTINO


La vita dell’uomo è come il fiore del campo che spunta al mattino e appassisce la sera (cf Sal 89, 5-6). L’uomo nasce, vive e muore. Il suo destino è l’eternità. La sua vita è così poco considerevole da non sembrare che un sogno.
Stolto è colui che non orienta la sua vita verso il proprio destino e vive come se non dovesse morire, come se dovesse rimanere per sempre sulla terra.
Nella vita ti poni tanti problemi e forse trascuri di pensare al tuo vero problema: quello del tuo destino. Fra tutti gli stordimenti e le distrazioni della vita sei solo davanti al tuo destino.
Non sei creato per il tempo ma per l’eternità; sei destinato a partecipare alla immutabilità ed eternità di Dio. Scopo del tempo è quello di prepararsi alla beatitudine eterna.
Quando Dio ti ha chiamato a esistere a Sua immagine e somiglianza
(cf Gn 1, 26-27) ha seminato nel tuo animo l’aspirazione all’infinito e all’eterno.
Sei capace di Dio, e perché ti appaghi delle Creature? Puoi aspirare all’eternità, e perché ti attacchi a oggetti passeggeri? Riconosci il tuo destino. Dio ti ha promesso la vita beata senza fine con gli angeli, l’eredità incorruttibile, la gloria eterna, la dolcezza del Suo Volto, la dimora santa nei cieli, e, dopo la risurrezione, la fine del timore della morte.
Quando tu avrai conseguito queste promesse avrai raggiunto il fine per cui sei stato creato, ti inabisserai nel sommo bene che è Dio, conoscerai quello che Egli conosce, amerai quello che Egli ama e godrai quello che Egli gode; il tuo cuore sarà colmo di felicità, non cercherai più nulla, non domanderai più nulla. E così ti perderai nell’eternità. La tua vita è come l’acqua del fiume, che trova riposo solo nel mare della felicità eterna.
Quanto è fuggevole la gioia che l’uomo cerca di spremere dagli avvenimenti e dalle cose! È solo una pallida immagine di quella gioia che non avrà tramonto. Tutto ciò che allieta sulla terra è un’ombra, la realtà è in cielo.
La gioia che provi quando Dio ti mette a parte dei Suoi segreti, non è che una piccola goccia, caduta da quel rigonfio torrente di delizie che ti sta preparando nei cieli. Mentre assisti giorno per giorno al disfacimento del tuo corpo, tua abitazione sulla terra, sappi che riceverai un’abitazione eterna
(cf Lc 16, 9). Sulla terra ti agiti in una piccola goccia d’acqua, finché in cielo entrerai nell’oceano della vita di Dio. Beato te, se cercherai di vivere fin d’ora nell’oceano di questa vita! Il pensiero del tuo destino eterno ti sarà pure di grande conforto nelle avversità.
Non cercare un' effimera ricompensa terrena; il tuo cuore sia rivolto a ciò che è eterno. Solo questo possesso soddisferà pienamente e per sempre le tue aspirazioni.
Come la fiamma tende sempre in alto, così tenda a Dio tutta la tua vita. I santi, più di ogni altro, hanno vissuto la realtà della vita, ritenendola un puro passaggio verso il Cielo.
Stolti e insensati gli uomini che non pensano al Cielo e vivono come se fossero creati solo per fabbricare case, piantare alberi e accumulare denaro!
Per parte tua tieni sempre presente la rapidità con cui tutto finisce. Vivi per le realtà perenni e i valori autentici, anche se sarai ritenuto stolto da chi non ha la vera sapienza.
Oh! Quale grande disegno di amore ha Dio sopra di te! Vedi l’uccello dell’aria? Egli non sa perché vive. Giunto alla sera della sua esistenza, tutto è finito per lui. Non così è per te. Tu sai perché vivi, e la sera della tua giornata terrena ne apre una eterna nel Cielo.
Il tempo è breve, l’eternità è alle porte. Provvèditi in vita di quei beni che non perderai con la morte. Quale fortunato commercio è mai il tuo! Con le cose temporali compri le eterne.
Indicami, o Signore, il mio posto nel mondo. Fa’ che di niente io goda o mi dolga, se non di ciò che a Te mi avvicina o da Te mi allontana. Che io disprezzi tutte le cose caduche e mi siano care tutte le cose eterne. Mi disgusti ogni piacere dove Tu sei assente, e nulla desideri di ciò che è fuori di Te.

LE CONVERSIONI


Il Beato Alano de la Rupe, i Padri Giovanni Dumont e Thomas, le cronache di San Domenico e altri autori, riportano un gran numero di conversioni eccezionali, ottenute per mezzo di questa mirabile devozione del Rosario: conversione di peccatori e peccatrici ritornati sulla via del bene dopo 20, 30 e anche 40 anni di vita disordinata, non essendo stata efficace nessuna cosa per farli ravvedere. Solo la recita del Rosario ottenne la conversione di innumerevoli persone di cattivo esempio. Dovunque, la recita del Rosario ha ottenuto conversioni, santificazioni di intere masse di popoli, trasformazioni di parrocchie.
“Caro Sacerdote - dice San Luigi Grignon -, se tu pratichi e predichi questa devozione ne saprai più della lettura di qualsiasi libro che tratta dell’argomento, e constaterai felicemente tu stesso l’effetto delle promesse che la Madonna fece a San Domenico, al Beato Alano e a quanti si adoperarono per far fiorire questa devozione a Lei tanto gradita poiché istruisce i cristiani sulle virtù di Suo Figlio e sulle Sue, dispone all’orazione mentale, all’imitazione di Cristo, alla frequenza dei Sacramenti, alla soda pratica delle virtù e delle opere buone, ed inoltre fa acquistare tante preziose indulgenze che la gente ignora solo perché i predicatori non ne parlano quasi mai, limitandosi tutt’al più ad un discorsetto alla moda sul Rosario. Discorsi che suscitano alle volte ammirazione, ma non istruiscono affatto”.
San Clemente Maria Hofbauer ripeteva con gioia:
“Tutte le volte che ho recitato il Rosario per un peccatore, ne ho ottenuto la conversione”.
L’esperienza dei Santi è chiara, loro hanno dato molta importanza al Rosario, lo hanno eletto come mezzo per ottenere dalla Madonna innumerevoli Grazie. Migliaia di persone andavano da Padre Pio e si convertivano, proprio perché il Santo otteneva fiumi di Grazie dalla Madonna, per la recita continua del Rosario.
L’Ave Maria è l’invocazione di salvezza del peccatore, che sa di potere trovare misericordia solamente presso il Cuore di Maria. Per quanto accanito ed incallito possa essere il peccatore, troverà sempre accogliente e misericordiosa la Madonna.
A volte, basta anche una sola Ave Maria ben detta, per ottenere la conversione di un peccatore.
Già agli inizi del 1700, San Luigi Maria di Montfort scriveva: “L’Ave Maria ben detta, secondo i Santi, è il nemico che mette in fuga il diavolo, è il martello che lo schiaccia, la santificazione e fecondità dell’anima, la gioia degli Angeli, la melodia dei predestinati, il Cantico del Nuovo Testamento, la Gloria della SS. Trinità, il piacere di Maria, un bacio casto e amoroso che Le si dà...”. San Giovanni Bosco insegnava ai fanciulli: “Il Rosario è una continuazione di Ave Maria, con le quali si possono battere, vincere, distruggere tutti i demoni dell’inferno”.
L’Ave Maria converte anche i più grandi peccatori, anche coloro che vivono costantemente in peccato mortale.
È difficile ma non impossibile la conversione di grandi peccatori, di coloro che vivono già come morti spiritualmente in questa vita. Ma la Madonna è Colei che fa risorgere i morti, che dona vita soprannaturale ed infonde potente spinta interiore per vincere ogni forma di peccato. Anche il più orribile e grandissimo.
Santa Brigida ricevette questa rivelazione: “Se uno vedesse la bruttezza d’un’anima in peccato mortale ne morirebbe di spavento”. L’anima brutta a causa del peccato, potrà diventare bellissima per l’intervento di Maria.
“Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio”
(Lc 1,37), quindi, è ugualmente possibile a Maria.
Il Rettore di una Parrocchia in Danimarca raccontava spesso, alla maggior Gloria di Dio e per la gioia della sua anima, d’aver sperimentato nella propria parrocchia tanti frutti della devozione del Rosario. Diceva:
“Avevo predicato su tutti i temi più urgenti e più utili, ma senza alcun profitto. Non vedevo nessun miglioramento nella mia parrocchia e allora mi decisi di predicare il Rosario: ne spiegavo l’eccellenza e la pratica. Ebbene: posso dichiarare che dopo aver fatto gustare questa devozione ai miei parrocchiani, in sei mesi ho visto un visibilissimo cambiamento. Veramente, questa preghiera è efficace e di unzione divina per toccare i cuori e per ispirare l’orrore al peccato e l’amore alla virtù”.
Sul letto di morte, Guglielmo Marconi
(+1938), il grande inventore della telegrafia senza fili, teneva tra le mani la Corona del Rosario. Così, colui che aveva scoperto i congegni per parlare a distanza, per collegare un estremo con l’altro della terra, alla fine sentì il bisogno di tenere tra le mani, ciò che collega la terra al Cielo.
Un altro scienziato di fama internazionale, Enrico Medi
(figlio spirituale di Padre Pio), ha scritto: “Non vi è nulla, dopo l’Eucaristia e le Sacre Scritture, che noi possiamo stringere fra le nostre mani, comprimere sul nostro cuore, che sia più dolce, soave e riposante, sicuro, sorgente di conforto, di serenità, di abbandono come il Rosario”.
Significativo questo racconto fatto dal Padre Pesce:
“Giovanni Carnevali, detto il Piccolo, valente pittore (1804-1876), dopo aver percorso molte contrade ed aver avuto la propria residenza prima a Cremona, poi a Milano, infine si stabilì a Bergamo. Insoddisfatto sempre di tutto, nel 1867 fu preso da nostalgia per il suo paese natio (Montegrino), nei pressi del Lago Maggiore. Così un bel giorno, da buon camminatore qual era, se ne partì a piedi e giunse a Montegrino verso le otto di sera.
Tutto era buio; ma egli passando per le strade riconobbe i luoghi più cari alla sua adolescenza. Ad un certo punto si trovò dinanzi a casa sua. Da una finestrella guardò nell’interno e vide che tutti i suoi stavano serenamente recitando il Santo Rosario. Fu così commosso per quella scena, che scoppiò in pianto: quella era la vera pace che egli aveva cercato invano, la vera fede che dava la forza per vivere ancora. Cadde in ginocchio. Quando il Rosario fu terminato, il pittore si alzò e, senza entrare e turbare i familiari con i suoi dolori, se ne tornò via sospirando.
Ma nel cuore s’era riaccesa la speranza della sua gioventù, la confidenza in Dio, l’amore alla Vergine, un grande desiderio di bontà e preghiera. Aveva scoperto il segreto della felicità: il Rosario! E se ne servì per il resto dei suoi giorni. Quando morì annegato a Caltaro sul Po, gli si rinvenne in tasca un Rosario, consumato dall’uso”.
Uno dei più grandi missionari del nostro tempo, Padre Paolo Manna del PIME, apostolo dell’unità dei cristiani, scriveva: “Offriamo preghiere a Dio per l’unione dei cristiani per le mani della Regina di tutti i cristiani. Le nostre preghiere, povere e indegne, non saranno rigettate se offerte al Signore dalla potentissima Madre Sua, che è anche Madre nostra”.
Se un tuo familiare, le persone che conosci, le persone che non conosci, o chi ha avuto contrasti con te, sono lontani da Gesù e dalla Madonna, non pregano e vivono come peccatori ostinati, ricorda che è possibile la loro conversione, la loro salvezza eterna: con il Santo Rosario. Quante Grazie di conversione si conoscono, quanti cuori induriti e infedeli hanno abbandonato peccati e vizi per inginocchiarsi dinanzi a Gesù Eucaristia chiedendo perdono ed invocando l’aiuto della Madonna!
Non disperare se qualcuno che conosci vive disordinatamente e continua a commettere molti peccati, perché con la recita del Rosario tutto puoi ottenere dalla Madonna. Abbi solo Fede, perché Gesù è fedele e la Madonna ha il potere di donare le Grazie a chi vuole, come vuole e quando vuole.
Sii pieno di fiducia verso la Madonna e Lei non ti lascerà deluso. Non è mai successo, che sia stata chiesta una Grazia veramente giusta e necessaria e la Madonna non abbia risposto con premura, affetto e disponibilità.
Se la tua preghiera è umile, devota, filiale, costante, riceverai quanto chiedi, subito o quando sarai diventato più umile e più spirituale.
Abbiamo una vera Mamma in Cielo, che vuole salvarci tutti, portandoci nel Cuore di Gesù, facendoci fare l’esperienza della rinascita spirituale nel Suo Cuore Immacolato.
La consacrazione al Cuore di Maria, accresce in te il fervore di fare quanto piace a Lei, perché in te vive ed opera il Suo Spirito. E Lei ti infonderà un grande amore per il Santo Rosario, una grande Fede, che porterà in te una fiducia illimitata nel Suo aiuto sicuro e potente.
Non dispererai più nelle tue difficoltà; non temerai nei momenti di abbattimento; non perderai fiducia quando tutto ti sembra essere contrario; non avrai risentimento se sarai avversato.
Perché nel tuo cuore ci sarà l’amore di Maria, la Sua pace e la Sua fiducia, e tutto assumerà una veste sincera e limpida, sarai sicuramente pieno di speranza dell’immancabile aiuto di Lei, che renderà possibile tutti i tuoi desideri umanamente impossibili e buoni per la tua santificazione.
(padre Giulio Maria Scozzaro)

SAN PAOLO: DA NEMICO AD APOSTOLO DI CRISTO

Signore, che hai sbalzato san Paolo da cavallo per convertirlo e renderlo missionario del Tuo Nome fra le genti, butta giù anche me dai miei binari di vita tiepida e di peccato.
Dammi lo zelo per la Tua gloria che infiammò il cuore dell'Apostolo, rendimi testimone gioioso del Tuo Vangelo.
Se riesci a convertire uno come me, o Signore, tutti vedranno e sapranno, come hanno visto e saputo per Paolo, che c'è ancora un Dio onnipotente che regge e guida la vita degli uomini. Amen.

22 gennaio 2012

VOLETE ESSERE CRISTIANI?

Cercate di avere per Gesù sempre un grande, un grandissimo amore, una grandissima gratitudine, riconoscenza.
Siate davvero entusiasti di Cristo, cercate di capirLo, cercate di non stancarvi mai di sbarrare gli occhi per capire che cosa è Gesù Cristo.
Crediamo di conoscerLo, di averLo studiato, crediamo di sapere tutto, e non abbiamo di Lui che qualche iniziale concetto che è profondo come l’oceano.
Gesù non Lo abbiamo mai conosciuto e non Lo abbiamo mai amato abbastanza.
Vi ricordo questo: siate degli appassionati di Cristo e guardate che questa non è una cosa superflua, una cosa da devoti, vuol dire conoscere in Cristo noi stessi, Cristo come specchio nel quale veniamo a conoscere noi stessi, chi siamo noi, perché soffriamo, perché lavoriamo, qual è il nostro destino, che cosa dobbiamo fare.
Gesù è il Rivelatore non solo del Volto di Dio ma anche del volto umano”.
(Cardinale Giovanni Battista Montini, Milano, 1960)

"IL TEMPO E' COMPIUTO E IL REGNO DI DIO E' VICINO"


Signore, annunciando il Regno di Dio c'inviti alla conversione. Con il Tuo aiuto, Gesù, vogliamo essere perseveranti nel cammino itinerante della salvezza. Se i nostri pensieri e le nostre azioni non sono conformi allo stile di vita dei figli di Dio, donaci, con la Tua grazia, di staccarci dal male per accogliere in noi la Parola che salva.

(Lucia Giallorenzo)

"SIATE ALLEGRI, SEMPRE ALLEGRI"


Nessuno è felice, sulla terra, fino a quando decide di non esserlo. Così si snoda il cammino: dolore, in senso cristiano! Croce; Volontà di Dio, Amore; felicità quaggiù e, poi, eternamente. (Solco, 52)
«Servite Domino in laetitia!» Servirò Dio con gioia! Una gioia che sarà conseguenza della mia Fede, della mia Speranza e del mio Amore..., che deve durare sempre, perché, come ci assicura l'Apostolo, «Dominus prope est!»... il Signore mi segue da vicino. Camminerò con Lui, pertanto, ben sicuro, giacché il Signore è mio Padre..., e con il Suo aiuto compirò la Sua amabile Volontà, anche se mi costa. (Solco, 53)
Un consiglio che vi ho ripetuto insistentemente: siate allegri, sempre allegri. Siano tristi quelli che non si considerano figli di Dio. (Solco, 54)

"SEI TRISTE, FIGLIO MIO?"


Non scoraggiarti mai, se sei apostolo. —Non c'è ostacolo che tu non possa superare. —Perché sei triste? (Cammino, 660)
La vera virtù non è triste e antipatica, bensì amabilmente allegra. (Cammino, 657)
Se le cose riescono bene, rallegriamoci, benedicendo Dio che ci mette l'incremento. — Riescono male? — Rallegriamoci, benedicendo Dio che ci fa partecipi della Sua dolce Croce... (Cammino, 658)
Per porre un rimedio alla tua tristezza, mi chiedi un consiglio. —Ti darò una ricetta che proviene da buone mani: dall'apostolo Giacomo.
—“Tristatur aliquis vestrum?” — Sei triste, figlio mio? —“Oret!” —Fa' orazione! Prova e vedrai.
(Cammino, 663)
Non essere triste. —Abbi una visione più... “nostra” —più cristiana— delle cose. (Cammino, 664)
“Laetetur cor quaerentium Dominum”. — Si rallegri il cuore di coloro che cercano il Signore.
—Ecco una luce, per indagare sui motivi della tua tristezza.
(Cammino, 666)

AMA, AMA MOLTO CRISTO GESU'


Il tuo cuore è fatto per amare Gesù, per amarLo appassionatamente; se rimane oppresso da tante inutili preoccupazioni non potrà mai trovare la gioia e la pace della vita spirituale.

RIFLESSIONI SULLA TRAGEDIA DELLA "COSTA CONCORDIA"


Si continua a discutere animatamente sulla nave da crociera, un avvenimento che ha inorridito il mondo per la modalità dell’abbandono della nave. Il comandante viene ritenuto il colpevole e su questo non ci sono dubbi, perché si è trattato di errore umano. Schettino non sembrava lucido quando parlava al telefono con il capitano portuale di Livorno Gregorio De Falco. È l’uomo che nelle due telefonate esprime tutto il suo avvilimento parlando con energia e determinazione a quel povero comandante oramai affondato nello smarrimento.
Il presidente del gruppo Costa ha spiegato nella conferenza stampa con molta educazione e avvedutezza la verità del disastro e ha anche parlato del comandante Schettino, definendolo preparato e determinato nel lavoro. Umanamente non sbaglia, sul lavoro Schettino poteva mostrare certe qualità rilevanti, per me il discorso si sposta sull’aspetto spirituale.
Che capacità aveva Schettino di praticare le virtù morali in situazioni di allarme rosso?
La compagnia di navigazione non poteva saperlo e non aveva gli strumenti per capire la vita interiore di Schettino. Molte persone sono abili nel proprio mestiere o professione ma interiormente sono pessime, vuote di una minima virtù umana. E non sto ancora parlando di virtù cristiane!
E allora, i passeggeri della Concordia quando sono saliti sulla nave hanno fatto un atto di fede sul comandante, chiaramente quasi tutti non avranno pensato a questo per l’euforica attesa della crociera. Poi, perché avrebbero dovuto pensare alla paura quando la tecnologia è avanzatissima?
Riflettiamo che durante la giornata compiamo moltissimi atti di fede umana, ritorno a parlarne per aiutarvi ad accrescere la Fede in Gesù. Prima di prendere un aereo non chiedete alla compagnia notizie sul pilota, se è bravo o se usa droghe, non sapete se c’è carburante sufficiente e se i controlli sono stati effettuati adeguatamente. Mi pare chiaro. Così quando viaggiate in macchina non cercate di sapere in anticipo chi viaggerà su quella strada perché è impossibile saperlo. Effettivamente potrebbe passare un ubriaco o un drogato che sbatte su tutte le macchine. Quindi, si viaggia compiendo atti di fede, si crede nella capacità del pilota d’aereo perché garantisce la compagnia per lui. Si crede che nessun folle attraverserà la strada ad alta velocità nell’ora in cui viaggiate.
Prima di metterci in viaggio dobbiamo pregare un po’ e pregare durante il viaggio. Gli Angeli Custodi ci assistono.
L’errore del comandante Schettino non è dovuto ad una distrazione, è stato un atto di incoscienza per salutare da “molto vicino” il suo ex maestro e grande comandante della Costa, oltre a salutare con la sirena la famiglia di un ufficiale di bordo. È diverso l’errore a causa di un problema tecnico o una svista sul monitor, qui ha cercato volontariamente di avvicinarsi abbondantemente oltre il limite per una goliardata, e lo spiego meglio: modo di vivere trasgressivo, senza pensare al pericolo.
A questo punto bisogna considerare le virtù umane che deve possedere un uomo che ricopre un incarico di responsabilità, da cui dipendono centinaia o migliaia di passeggeri. Vedendo la foto di Schettino si vedono chiaramente i lineamenti di un uomo libertino e con poca voglia di pregare Gesù e la Madonna. Non è una condanna, ma c’è una differenza incalcolabile con l’ufficiale della Capitaneria che risulta un uomo modello per l’altissimo senso del dovere.
Ma Schettino mi fa molta pietà e prego per la conversione di quanti vivono spensieratamente e colpevolmente come lui, vedo la sua foto al Tg e provo vergogna per lui, vorrei tanto che non gli fosse successo nulla, invece è stato protagonista di una sciagura. Ancora una ventina di persone sono disperse, e dopo questi giorni le speranze di trovarle vive sono pressoché nulle.
Per ogni Schettino c’è un Gregorio De Falco, meno male che c’è questa compensazione.
Ma non sono troppo sicuro che oggi la valutazione sia questa, forse per 99 Schettino che fugge e abbandona tutto e tutti c’è un virtuoso De Falco che continua ad aiutare e mostra una maturità umana veramente eccezionale. Sia l’Italia che il mondo hanno bisogno di uomini come De Falco, ligi al dovere e onesti. È senz’altro un uomo onesto De Falco, dall’interesse che ha mostrato per salvare i passeggeri a cominciare dai bambini e dalle donne, non può che essere un uomo onesto.
Se Schettino ha svergognato l’Italia nel mondo intero, De Falco ha mostrato un’Italia perbene, leale, incorrotta.
(padre Giulio Maria Scozzaro)

GESU' ED I SUOI CONTEMPORANEI


I contemporanei di Gesù pensavano che Lui fosse uno sprovveduto, uno che prendeva iniziative assurde e imprevedibili.
Quanti israeliti a quel tempo biasimavano il Signore Gesù e Lo consideravano pazzo?
Eppure, Gesù difendeva la Legge antica e predicava un insegnamento pacifico e misericordioso. Non era compreso e diventerà l’Incompreso anche dopo averLo inchiodato in Croce. Crocifisso perché coerente all’infinito, strenuo Difensore della Verità che il Padre Gli aveva detto di rivelare all’umanità.
Tutti coloro che seguono con piena fedeltà Gesù, diventano i nuovi incompresi.
Incompresi da quanti non posseggono lo Spirito Santo oppure vivono in buonafede e si fidano eccessivamente dei loro pensieri, non riescono a discernere la verità, non vogliono lasciare i loro peccati. È come se i propri ragionamenti precedessero lo Spirito di Dio oppure Lo zittiscono con la loro prevenuta risposta sulle domande che vengono poste.
Mi viene in mente l’errore nel discernimento di un grandissimo Santo francese, San Giovanni Maria Vianney, conosciuto come Santo Curato d’Ars. Dopo le apparizioni di La Salette nel 1846, a quanti gli chiedevano il suo parere, rispondeva che era tutto falso e che i due bambini erano disonesti. Come si vede anche un grande Santo è stato umiliato dalla sua testardaggine e una risposta prevenuta a un fenomeno che doveva valutare con lo Spirito di Dio.
Successivamente il Santo Curato d’Ars riconobbe il suo errore e parlava bene delle apparizioni di La Salette.
I nemici di Gesù, si sa, Lo odiavano a morte e Lo diffamavano in ogni modo e questo causava la Sua reazione impetuosa:
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti (…) Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. Ebbene, colmate la misura dei vostri padri! Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città”
(Mt 23,23-34).
Gesù denunciava pubblicamente gli immorali, gridava a voce alta accuse e peccati dei corrotti, pubblicava parole che volavano nelle piazze con assoluta fermezza, rispondeva senza paura e precisava: “Vi dico che, se i Miei apostoli taceranno, grideranno le pietre” (Lc 19,40).
Quest’ultima affermazione di Gesù non deve però confondere nessuno, Lui era il Verbo che doveva fare conoscere la Parola eterna, noi dobbiamo agire con massima prudenza e gridare senza dubbio la Verità del Vangelo, ma per il resto occorre valutare caso per caso.
A volte il silenzio è più forte di molte parole inutili.
In famiglia ci sono sempre occasioni per scontrarsi, invece la maturità spirituale ci indica in quali occasioni si deve parlare e in altre ascoltare con amore e rispondere serenamente. La giustizia che a volte si cerca con troppa premura, dobbiamo chiederla a Gesù e lasciare a Lui il modo e il tempo di replicare.
Non abbattetevi se in famiglia vi insultano per la vostra Fede e le preghiere. Voi state salvando i vostri familiari!

(padre Giulio Maria Scozzaro)

IL COMANDAMENTO NUOVO DELL'AMORE



Gesù nostro Signore ha tanto amato gli uomini, che Si è incarnato, ha preso la nostra natura ed è vissuto in contatto quotidiano con poveri e ricchi, con giusti e peccatori, con giovani e vecchi, con gentili e giudei. Ha dialogato costantemente con tutti: con quelli che Gli volevano bene e con quelli che cercavano solo il modo di travisare le Sue parole, per condannarLo. — Cerca di comportarti anche tu come il Signore. (Forgia, 558)
Si comprendono benissimo l'impazienza, l'ansia, i desideri inquieti di coloro che, con un'anima naturalmente cristiana, non si rassegnano di fronte all'ingiustizia personale e sociale che il cuore umano è capace di creare. Sono tanti i secoli della convivenza degli uomini, e tanto è ancora l'odio, tante le distruzioni, tanto il fanatismo accumulato in occhi che non vogliono vedere e in cuori che non vogliono amare.
Vediamo i beni della terra divisi tra pochi e i beni della cultura chiusi in cenacoli ristretti. Fuori, c'è fame di pane e di dottrina; e le vite umane, che sono sante perché vengono da Dio, sono trattate come cose, come numeri statistici. Comprendo e condivido questa impazienza: essa mi spinge a guardare a Cristo che continua a invitarci a mettere in pratica il comandamento nuovo dell'amore.
Occorre riconoscere Cristo che ci viene incontro negli uomini, nostri fratelli. Nessuna vita umana è isolata; ogni vita si intreccia con altre vite. Nessuna persona è un verso a sé: tutti facciamo parte dello stesso poema divino che Dio scrive con il concorso della nostra libertà.
(E' Gesù che passa, 111)

17 gennaio 2012

IL VANGELO IN PILLOLE

ABBIAMO MAI CONTATO TUTTI I BENEFICI DI DIO?...


"Benedici il Signore, anima mia!

E tutto quello che è in me,

benedica il Suo Santo Nome!"

(cfr. Salmo 103,1)

IL PROFUMO DI CRISTO


Dio ci aiuti ad essere come Egli ci desidera e non come a noi pare conveniente!

SE STAI CERCANDO DIO E NON SAI DA CHE PARTE COMINCIARE, IMPARA A PREGARE!


Puoi pregare in qualsiasi momento, ovunque. Non è necessario trovarsi in cappella o in chiesa.
Assùmiti l'impegno di pregare ogni giorno. Puoi pregare al lavoro: il lavoro non deve necessariamente fermare la preghiera, né la preghiera deve fermare il lavoro. Puoi anche consultare un sacerdote per essere guidato, o cercare di parlare direttamente con Dio. Basta che tu parli.
DiGli tutto, parlaGli. È nostro Padre, è Padre di tutti noi, qualunque sia la nostra religione.
Siamo stati tutti creati da Dio, siamo i Suoi figli.
Dobbiamo riporre in Lui la nostra fiducia, lavorare per Lui.
Se preghiamo, otterremo tutte le risposte di cui abbiamo bisogno.
(Madre Teresa di Calcutta)

PERLE DI SAGGEZZA


IL SILENZIO E' MITEZZA: quando non rispondi alle offese, quando non reclami i tuoi diritti, quando lasci a Dio la difesa del tuo onore, il silenzio è mitezza.


IL SILENZIO E' MISERICORDIA: quando non riveli le colpe dei fratelli, quando perdoni senza indagare ne passato, quando non condanni, ma intercedi nell'intimo, il silenzio è misericordia.


IL SILENZIO E' PAZIENZA: quando soffri senza lamentarti, quando non cerchi consolazione degli uomini, quando non intervieni ma attendi che il seme germogli lentamente, il silenzio è pazienza.


IL SILENZIO E' UMILTA': quando taci per lasciare emergere i fratelli, quando celi nel riserbo i doni di Dio, quando lasci che il tuo agire sia interpretato male, quando lasci agli altri la gloria dell'impresa: il silenzio è umiltà.


IL SILENZIO E' FEDE: quando taci perchè è Lui che agisce, quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla Sua presenza, quando non cerchi comprensione perchè ti basta essere conosciuto da Lui: il silenzio è fede.

NOI, FIGLI DI DIO DOBBIAMO ESSERE CONTEMPLATIVI


Non condividerò mai — anche se la rispetto — l'opinione di chi separa l'orazione dalla vita attiva, come se fossero incompatibili. Noi figli di Dio dobbiamo essere contemplativi: persone che, in mezzo al frastuono della folla, sanno trovare il silenzio dell'anima in dialogo permanente con il Signore; e sanno guardarLo come si guarda un Padre, come si guarda un Amico, che si ama alla follia. (Forgia, 738)
Siatene pur certi, figli miei: qualsiasi specie di evasione dalle realtà oneste di tutti i giorni significa per voi uomini e donne del mondo, il contrario della volontà di Dio.
Dovete invece comprendere adesso - con una luce tutta nuova - che Dio vi chiama per servirLo nei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire.
...
E' necessario saper materializzare la vita spirituale allontanandoci, in questo modo, dalla tentazione - così frequente oggi - di condurre una specie di doppia vita: da una parte, la vita interiore, la vita di relazione con Dio; dall'altra, come una cosa diversa e separata, la vita familiare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene.
No, figli miei! Non ci può essere una doppia vita, non possiamo essere come degli schizofrenici, se vogliamo essere cristiani: vi è una sola vita, fatta di carne e di spirito, ed è questa che dev'essere - nell'anima e nel corpo - santa e piena di Dio: questo Dio invisibile Lo troviamo nelle cose più visibili e materiali.
Non vi è altra strada, figli miei: o sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria, o non Lo troveremo mai. Per questo vi posso dire che la nostra epoca ha bisogno di restituire alla materia e alle situazioni che sembrano più comuni, il loro nobile senso originario, metterle al servizio del Regno di Dio, spiritualizzarle, facendone mezzo e occasione del nostro incontro continuo con Gesù Cristo.
(Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 114)

16 gennaio 2012

RICORDIAMO SEMPRE CHE...


PER IL SANGUE DI CRISTO SIAMO STATI SALVATI,
PER LE LACRIME DI MARIA RIGENERATI.

SERVIRE IL SIGNORE NEL MONDO


Bada bene: nel mondo ci sono molti uomini e molte donne, e il Maestro non tralascia di chiamarne neppure uno. Li chiama a una vita cristiana, a una vita di santità, a una vita di elezione, a una vita eterna. (Forgia, 13)
Consentitemi di parlare ancora della schiettezza e della semplicità della vita di Gesù, che già tante volte vi ho fatto considerare. Gli anni della vita nascosta del Signore sono tutt'altro che insignificanti, né rappresentano una semplice preparazione agli anni della vita pubblica. ...Ho sempre compreso con chiarezza che Dio desidera che i cristiani prendano esempio dalla vita del Signore tutta intera. Da allora ho capito appieno la Sua vita nascosta, la Sua vita di umile lavoro in mezzo agli uomini: il Signore vuole che molte anime trovino la loro via in quei Suoi anni di vita silenziosa e senza splendore. Obbedire alla volontà di Dio, pertanto, è sempre un uscire dal proprio egoismo; ma non è detto che ciò sia possibile solo a condizione di abbandonare le circostanze ordinarie di una vita come è quella di coloro che, per il loro stato, la loro professione e il loro posto nella società, sono in tutto uguali a noi.
Il mio sogno — un sogno che è divenuto realtà — è che vi sia una moltitudine di figli di Dio che si santificano vivendo la condizione comune dei loro simili, condividendone le ansie, le aspirazioni, gli sforzi. Sento il bisogno di gridare loro questa divina verità: voi restate in mezzo al mondo non perché Dio si sia dimenticato di voi, non perché il Signore non vi abbia chiamati. Vi ha invitati a permanere in mezzo alle attività e agli impegni terreni facendovi capire che la vostra vocazione umana, il vostro lavoro, le vostre doti, lungi dall'essere estranee ai disegni divini, sono le cose che Egli ha santificato vivendole come offerta graditissima al Padre.
(E' Gesù che passa, 20)

NON AMERAI MAI ABBASTANZA


Per quanto tu ami, non amerai mai abbastanza. Il cuore umano ha un enorme coefficiente di dilatazione. Quando ama si allarga in un crescendo di affetto che supera tutti gli ostacoli. Se tu ami il Signore, non ci sarà creatura che non trovi spazio nel tuo cuore. (Via Crucis, 8ª Stazione, n. 5)
Osservate adesso un'altra scena: il Maestro è riunito con i Suoi discepoli, nell'intimità del Cenacolo. Mentre si avvicina il momento della Passione, il Cuore di Cristo, circondato da coloro che ama, manda ineffabili bagliori di fiamma: "Vi do un comandamento nuovo", confida ai Suoi: "che vi amiate gli uni gli altri; come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete Miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" [Gv 13, 34-35].
Signore, perché dici "nuovo" questo comandamento? Abbiamo appena ascoltato che l'amore verso il prossimo era prescritto già nell'Antico Testamento, e certamente ricorderete che Gesù, all'inizio della vita pubblica, aveva ampliato con divina generosità, queste esigenze: "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori" [Mt 5, 43-44].
Signore, consentici di insistere: perché ancora chiami "nuovo" questo precetto? Quella notte, poche ore prima di immolarTi sulla Croce, durante quell'indimenticabile colloquio con coloro che — nonostante le loro miserie e debolezze personali, così simili alle nostre — Ti hanno accompagnato fino a Gerusalemme, Tu ci hai rivelato la misura insospettata della carità: "come Io vi ho amato". Come Ti capivano bene gli Apostoli, che erano stati testimoni del Tuo amore insondabile!
Se professiamo la stessa fede, se davvero vogliamo ricalcare le nitide impronte lasciate sulla terra dai passi di Cristo, non dobbiamo accontentarci di evitare agli altri il male che non auguriamo a noi stessi. Questo è già molto, ma è ancora poco, se capiamo che la misura del nostro amore è definita dal comportamento di Gesù. Egli, inoltre, non ci propone questa norma di condotta come una mèta lontana, come il coronamento di tutta una vita di lotta. È — deve esserlo, insisto, perché tu lo traduca in propositi concreti — il punto di partenza, perché Gesù nostro Signore lo addita come contrassegno: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli
."(Amici di Dio, nn. 222-223)

15 gennaio 2012

SANTO ROSARIO: PREGHIERA COMPLETA


Il Santo Rosario è considerato una preghiera completa perché riporta in sintesi tutta la storia della nostra salvezza. Con il Rosario, infatti, meditiamo i “misteri” della gioia, della luce, del dolore e della gloria di Gesù e Maria. È una preghiera semplice, umile così come Maria. È una preghiera che facciamo insieme alla Madre di Dio. Quando con l’Ave Maria La invitiamo a pregare per noi, la Madonna esaudisce sempre la nostra domanda, unisce la Sua preghiera alla nostra.

Il Rosario è una sintesi di tutto il Vangelo, i misteri che si meditano sono armonie angeliche, che ci permettono di godere la pace del Cielo, ci trasmette la gioia e la delizia conosciuta su questa terra dai Santi.

Nel Rosario non possiamo separare l’aspetto puramente devozionale da quello teologico dottrinale. Questi due elementi sono così uniti da costituire un unico corpo. Se consideriamo i misteri e tutta la sua articolazione delle parti, scopriamo una preghiera tutta permeata della Parola di Dio, perché il fondamento del Rosario è la Parola di Dio ed è anche il suo modo di essere.

Il messaggio del Rosario è uno solo: il Vangelo. Se si condivide questo messaggio meditato nel Rosario, nasce la comunione di intenti nella Chiesa. Recitando il Rosario conosci il Vangelo, ti lasci assorbire dallo stesso Spirito che operava in Gesù nella Sua missione pubblica; che operava in Maria, dall’Annunciazione fino all’Assunzione, e che continua ad operare ineffabilmente e potentemente nella Persona della Sua Sposa amatissima.

Quando si parla dell’Annunciazione, conosciamo il dialogo tra la Vergine e l’Arcangelo Gabriele; ma anche sotto la Croce avvenne un’altra Annunciazione, la seconda. Nel primo annuncio la Madonna accolse il Figlio di Dio nel Suo grembo, nel secondo annuncio la Madonna ha accolto ognuno di noi nel Suo Cuore Immacolato. Poco prima di spirare, Gesù ha detto: “Figlio, ecco la tua Madre”. Questo è il secondo annuncio e lo compie Gesù, donando tutti gli esseri umani a Maria. Nel primo, Dio Padre per mezzo dell’Arcangelo dona Gesù a Maria; nel secondo, Gesù Stesso dona tutti noi a Maria. È sempre Maria a ricevere Gesù e tutti noi.

Il Rosario è un annuncio di Fede perché fondato sugli eventi che hanno determinato il Mistero della Redenzione di ciascuno di noi.

Il Rosario è Maria che contempla la storia del Suo Figlio e quanto è stato compiuto per la Redenzione. È la preghiera di Maria, è la preghiera che permette a Maria di agire in un’anima come piace a Lei, per ricolmare di Grazie quell’anima.

Il primo lavoro che compie la Madonna è quello di trasmettere il Suo Spirito, affinché il Suo Sposo -lo Spirito Santo- riversi i Suoi doni nell’anima in cui trova la Sua Sposa. È Maria ad attrarre lo Spirito Santo in un’anima, e senza la Sua presenza, lo Spirito di Dio non opererebbe. Così vuole Dio.

Scrive Paolo VI nella “Marialis cultus” al n. 44:
“… è apparsa in più vivida luce l’indole evangelica del Rosario, in quanto dal Vangelo esso trae l’enunciato dei misteri e le principali formule; al Vangelo si ispira per suggerire, muovendo dal gioioso saluto dell’Angelo e dal religioso assenso della Vergine, l’atteggiamento con cui il fedele deve recitarlo: e del Vangelo ripropone, nel susseguirsi armonioso delle Ave Maria, un mistero fondamentale: l’Incarnazione del Verbo contemplato nel momento decisivo dell’Annuncio fatto a Maria”.

Il Rosario è il Vangelo che diventa preghiera, l’inno a Dio per mezzo di Maria. La recita devota e fiduciosa del Santo Rosario è la preghiera di Gesù, preghiera cristocentrica, che ripresenta il ricordo di quanto fece Gesù, la Sua opera di Redenzione viene meditata e diventa sempre più dominante la presenza dello Spirito di Gesù.

Il Rosario fa rivivere tutte le tappe del “dogma della Redenzione”, equilibra il cuore e la mente, e li conduce nell’adesione al volere divino, il quale permette di accogliere la Parola e di metterla in pratica.

Un’adesione che non è puramente esteriore, ma investe e riveste di significato, ogni momento della nostra vita, per dire sempre sì a Dio, non solo quando siamo nella gioia, ma anche quando il dolore ci opprime e fa diventare pesante il nostro cammino.

Le anime buone e spirituali riconoscono la grande importanza del Santo Rosario e dedicano ogni giorno del tempo alla contemplazione dei divini misteri. È una preghiera piena di amore, così facile e al tempo stesso così ricca. È una sintesi della preghiera. Include la lode alla Madonna nell’Ave Maria, la supplica nella Santa Maria, la contemplazione nei misteri, il Padre Nostro come glorificazione ed invocazione al Padre, punto terminale di ogni nostra supplica, di ogni preghiera.

Possiamo affermare che il Rosario è una professione di Fede. “È il Credo fatto preghiera”, affermava il Cardinale Newman. Pregando il Rosario, dinanzi ai nostri occhi scorre tutto il mistero della nostra Redenzione, la nostra mente contempla la vita di Gesù e di Maria, il nostro cuore gioisce per quanto è stato compiuto per ognuno di noi, quanto amore hanno sprigionato i due Sacratissimi Cuori.

Inteso così, il Santo Rosario diventa una confessione di Fede storica, perché i misteri ci fanno riattraversare con Maria gli eventi salvifici della nostra Redenzione. In ogni mistero si considera ogni evento della vita di Gesù, ci aiuta a leggere più attentamente la Sua vita, ad entrare meglio e in modo esistenziale negli avvenimenti realmente accaduti di Gesù Cristo. Questa è la grande importanza del Santo Rosario, che non è solo preghiera vocale, ma considerazione approfondita di ciò che Gesù fece e disse.

Recitando il Santo Rosario, la Madonna ci trasforma nel Suo Figlio Gesù. La Maternità di Maria continua in noi.

Il lavoro che compie la Madonna nelle anime umili, è silenzioso e nascosto, ma interiormente ci trasforma e attira le compiacenze di Gesù su ognuno di noi.

È attraverso la recita del Rosario che chiediamo Grazie ed aiuto a Gesù e a Maria, e riceviamo da Loro la forza per realizzare degnamente il cammino della nostra santificazione, per essere “perfetti come è perfetto il Padre che è nei cieli”
(Mt 5,48). Questa santa preghiera del Rosario, ci permette di imitare la Madonna che “conservava tutte queste cose meditandole nel Suo Cuore” (Lc 2,51).

La Madonna che accoglie la Parola diventa il terreno buono che, accogliendo il seme, fa germogliare il frutto (cf. Lc 8,15). Anche noi dobbiamo essere terreno buono per lasciare “riposare” la Parola di Dio, e crescere in santità proprio per avere accolto questa Parola di verità.

Il Santo Rosario è stato definito:
“Catena d’oro che ci lega a Dio. Vincolo d’amore che ci unisce agli Angeli. Torre di salvezza negli assalti dell’inferno. Porto sicuro nel comune naufragio”.

È il libro di tutti. Il Santo Rosario è divenuto popolare come la Croce; è divenuto il libro di tutte le preghiere e delle preghiere di tutti.

Papa Paolo VI nella sua Enciclica “Marialis Cultus” ha scritto sul Rosario: «Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell’incarnazione redentrice, il Rosario è, dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico. Infatti, il suo elemento caratteristico -la ripetizione litanica del “Rallegrati, Maria”- diviene anch’esso lode incessante a Cristo, termine ultimo dell’annuncio dell’Angelo e del saluto della madre del Battista: “Benedetto il frutto del tuo seno”
(Lc 1,42). Diremo di più: la ripetizione dell’Ave Maria costituisce l’ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, di volta in volta, Figlio di Dio e della Vergine, nato in una grotta di Betlemme; presentato dalla Madre al tempio; giovinetto pieno di zelo per le cose del Padre suo; Redentore agonizzante nell’orto; flagellato e coronato di spine; carico della Croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso alla gloria del Padre, per effondere il dono dello Spirito. È noto che, appunto per favorire la contemplazione e far corrispondere la mente alla voce, si usava un tempo -e la consuetudine si è conservata in varie regioni- aggiungere al nome di Gesù, in ogni “Ave Maria”, una clausola che richiamasse il mistero enunciato» (MC 44).

Il Papa Giovanni Paolo II ha sempre affermato: “Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità”.

Il Patrono dei moralisti, Sant’Alfonso M. dé Liguori scriveva nel suo celeberrimo libro “Le Glorie di Maria”:
“Tra tutte le pratiche di lode a Maria, non ne conosco alcuna più gradita alla Madre di Dio del Rosario”.

“Il Rosario è un modo eminentemente vantaggioso di pregare, quando è recitato correttamente”, predicava San Francesco di Sales.
(padre Giulio Maria Scozzaro)