" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "

" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "
"Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Il Signore è con Te, anche più di quanto Tu sia con Dio; la Tua Carne non è più Carne Tua, il Tuo Sangue è per due. E benedetta sarai tra tutte le donne, perchè, se sei Madre di tutti, chi potrebbe non amarTi?"

15 marzo 2012

IL SANTO ROSARIO NELLA VITA DEL SACERDOTE (I parte)

Per comprendere un poco chi è in realtà il Sacerdote, bisognerebbe essere Dio, perché solo Lui conosce perfettamente questo grande mistero di amore.
Sant’Ignazio affermava questo del Sacerdote: “Sei il vertice di tutte le grandezze create”. Affermare che il Sacerdote è un altro Cristo non è sbagliato, e lo vedremo. Ogni Sacerdote è configurato a Gesù nello Spirito, ma è chiamato a diventare come Lui vivendo ad imitazione della vita di Gesù. “Con il Sacramento dell’Ordine i Sacerdoti si configurano a Cristo Sacerdote come ministri del Capo, allo scopo di far crescere ed edificare tutto il Corpo che è la Chiesa, in qualità di cooperatori dell’Ordine episcopale”, specifica la Presbyterorum Ordinis (12) del Concilio Vaticano II. ....
... Sant’Ignazio martire scriveva: “Il sacerdozio è la dignità somma fra tutte le dignità create”. Ed è per questa ragione che San Dionisio chiama il Sacerdote “Uomo divino”. Per lui il sacerdozio è “dignità divina”. È stato il Signore Stesso a dire agli Apostoli che i Sacerdoti si devono trattare come la Sua Stessa Persona: “Chi ascolta voi, ascolta Me. Chi disprezza voi, disprezza Me” (Lc 10,16).
Ogni Sacerdote è chiamato a compiere grandi cose, ma occorre pregare, pregare tanto. Gesù cerca l’unione intima con ogni Sacerdote, specialmente nell’offerta della Santa Messa. Che grande ed ineguagliabile cosa unirsi con Gesù nella Sua offerta al Padre, o meglio, diventare una cosa sola con Gesù in quell’Ostia consacrata che si offre al Padre perché usi Misericordia verso i peccatori. Questo è il minimo, perché chi potrà mai comprendere l’altezza di questo ministero?
O Sacerdote, gli Angeli vorrebbero essere al tuo posto nella Santa Messa, perché le tue mani toccano Dio, mentre Loro possono solo adorare Dio, ma non toccarLo. Tu ogni giorno permetti al Verbo di incarnarsi sull’altare. Gesù nasce sull’altare, come a Betlemme nacque dal grembo di Maria. Dalla Divina Madre nacque una sola volta, per le tue mani nasce ogni giorno, ogni volta che tu lo vuoi.

La dignità del Sacerdote oltrepassa anche la dignità degli Angeli. I Santi Angeli sono creature straordinarie e celestiali, ma nessuno di Loro può assolvere dai peccati una qualsiasi persona, celebrare la Santa Messa ed essere configurato a Gesù come un Sacerdote, pur essendo un povero uomo, ignorato e semplice. Anche se gli Angeli vedono faccia a faccia Dio, il Sacerdote è una creatura divinizzata per quello che gli ha spiritualmente trasmesso Gesù. Gli Angeli prestano sempre obbedienza a Dio, ma il Sacerdote comanda quando vuole a Gesù di scendere dal Cielo e di renderSi presente sull’altare nella Santa Messa.
Gli Angeli sono immuni dalle passioni, ma una cosa ti invidiano e che Loro non possono proprio fare: soffrire per amore di Gesù Cristo. Tu sei corredentore con Gesù, mentre Loro possono solo guardare ammirati la tua quotidiana immolazione per amore di Dio, della Santa Chiesa Romana e per la conversione dei peccatori. Quante volte gli Angeli hanno desiderato e continuano a desiderare di poter imitare Gesù nella Sua crudelissima Passione e Morte, ma non possono? Invece, un semplice e buon Sacerdote che ha compreso bene in fondo il significato della sofferenza espiatrice e corredentrice, chiede, accetta ed offre con amore continue prove dolorose, sofferenze spirituali e corporali, incomprensioni prolungate ed agonie dello spirito.
Nessuno creda essere semplice sofferenza l’agonia dello spirito: la provi e vedrà che senza la Grazia di Gesù non potrà resistere. Ma, quanto grande è questo Sacerdote davanti a Dio? È una stella che brilla di meravigliosa Luce, che illumina tenebre, coscienze inquinate e cambia i cuori putrefatti dalla lebbra del peccato.
Sacerdote, le tue mani ogni giorno sono la culla di Gesù; per quelle mani Dio cambia la sostanza del pane e del vino in Carne e Sangue; per quelle mani si riceve l’assoluzione anche dai peccati più orrendi. Sono mani che liberano le anime dalle catene del peccato, allontanano tutti i diavoli da quel corpo ed abbattono i vizi usando misericordia.
È memorabile l’affermazione di San Francesco d’Assisi: “Se vedessi un Angelo del Paradiso ed un Sacerdote, prima piegherei il ginocchio al Sacerdote, poi all’Angelo”.
Il Sacerdote è stato posto dal Signore sulla terra per trattare al posto Suo gli interessi divini. Che fiducia ripone Dio nel Sacerdote? Certo, anche perché vi vede l’immagine del Figlio Suo, in quanto il Sacerdote realmente è stato configurato nell’ordinazione a Gesù Cristo, unico Redentore: ieri, oggi e sempre.
Riguardo i santi Sacerdoti, questi buoni Sacerdoti fuggono gli applausi, hanno un bassissimo concetto di sé e non vogliono che si parli di loro, ma in realtà, il mondo corrotto non ne vuol proprio parlare perché sono esempi che rimproverano le coscienze malvagie e perfide.
Questi Sacerdoti sono anacronistici, cioè, considerati fuori moda dal mondo corrotto, perché questo mondo immorale vuole che il Sacerdote segua le mode e non più Gesù Cristo. Ma come sarà possibile che un Sacerdote segua le mode di questo mondo e si consideri ancora Sacerdote di Gesù Cristo?
Sacerdote, tu sei il più grande di tutti i grandi della terra. Se solo tu lo capissi... Sei grande non quando fai ciò che non ti riguarda, ma quando rimani per ore davanti al Tabernacolo a parlare con Dio di tutti i peccatori e bisognosi; quando sei all’altare per celebrare devotamente lo stesso Sacrificio del Calvario, che ci ottiene perdono dal Padre; quando rimani inchiodato nel confessionale ad aiutare ed assolvere coloro che sono incatenati dai peccati.
Tu parlerai degnamente agli uomini di Dio, solo dopo aver parlato convenientemente a Dio degli uomini. Tu sei sempre grande, in ogni istante della tua vita. Sei sempre Gesù che passa, e Gesù sempre ascolta, guarda con amore, aiuta, comprende e salva.

Sacerdote, in te, tutto è sacro. Tu, o Sacerdote sei l’uomo del soprannaturale. Tu sei un Dio terreno, eppure molte volte vivi come se non lo fossi. È vero, sei un uomo come gli altri, con le loro identiche miserie, ma tu sei potente come Dio... Lo hai dimenticato?
Tu sai bene quanto Gesù è Misericordioso, ma con te nel Giudizio sarà molto esigente, perché ti ha costituito come Suo rappresentante. Ti ha scelto tra tanti e tanti, ti ha mandato nel mondo per ripetere le Sue stesse parole, e ti ha affidato un incarico delicatissimo. “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni... insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).
Ma per fare osservare ciò che Gesù ha comandato, devi mettere prima tu in pratica ciò che insegni.
Se il Sacerdote è un alter-Christus, per vivere degnamente la sua eccelsa vocazione, deve operare ed amare come ha fatto Gesù. Non c’è alternativa alla questione: o con Gesù o contro Gesù. Per cui, dovrà darsi da fare gratuitamente e con immenso spirito di servizio per servire il prossimo. Gesù prima di compiere due strepitosi miracoli - ordinare Sacerdoti gli Apostoli ed istituire l’Eucaristia - lavò i piedi ai Dodici.
Lui -Dio Eterno - lava i piedi ad uomini rozzi e semplici. “Cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio”(Gv 13,5).
Non c’è da rimanere sbalorditi? Eppure, Gesù ha fatto un atto che usava fare un servo.
Allora, il Sacerdote deve essere il primo servo e volontario nel portare agli altri aiuti spirituali e materiali; dovrà avere una particolarissima cura per i più deboli, i disprezzati e rifiutati dalla società. Dovrà amare gli ultimi, quelli che la società considera rifiuto e scarto, inutili e improduttivi. Gesù Stesso si fece ultimo: nacque, visse e morì da ultimo. “Come Padri in Cristo, abbiano cura dei fedeli che hanno generato spiritualmente con il Battesimo e con l’insegnamento”, decreta la Lumen Gentium (28).
L’amico del Santo Curato d’Ars, il Venerabile P. Chevrier, diceva ai teologi che formava per il sacerdozio: “Il Sacerdote deve essere un altro Cristo. Pensando al Presepio, deve essere UMILE E POVERO; più sarà tale, più darà Gloria a Dio e sarà utile al prossimo: Egli deve essere un UOMO SPOGLIO DI TUTTO.
Ricordando il Calvario, deve pensare a immolare sè stesso per dare la vita. Il Sacerdote deve essere un UOMO CROCIFISSO. Pensando al Tabernacolo deve ricordarsi che deve dare sè stesso di continuo agli altri, deve divenire come un buon pane per le anime: il prete deve essere un UOMO MANGIATO”.
Il Sacerdote deve brillare in mezzo agli uomini per onestà, lealtà, sincerità, puntualità, correttezza, rettitudine e tutte le altre virtù umane. Se il Sacerdote non mostra queste qualità, non sarà mai un “pescatore di uomini” (Mt 4,19), non aiuterà Gesù a salvare anime, ma probabilmente rovinerà le anime.
Certamente, l’aspetto tragico dell’infedeltà di un Sacerdote, è che porta dietro di sé tante anime nel baratro della perdizione. Come un santo Sacerdote santifica tanti, così al contrario, un Sacerdote infedele conduce con sé tante persone lontano da Gesù e, forse, dalla salvezza eterna.
Le anime vogliono essere aiutate, non come vuole il mondo, ma come vuole Gesù, e tu sei un altro Gesù. Grande sei tu, Sacerdote, e tutti dovrebbero venerarti, ma molti non lo fanno più.
Quanto appena letto, è un breve estratto dal mio libro “Sacerdote, chi sei Tu?”, opera che ha aiutato molti Sacerdoti a riscoprire la bellezza e la nobiltà del sacerdozio. Soprattutto per il Sacerdote è necessario curare la propria vita spirituale, che non si improvvisa affatto. Bisogna dedicarle buon tempo della giornata, curare la meditazione giornaliera, l’attenzione alle virtù da praticare e ai vizi da eliminare. Compiere il ritiro mensile, confessarsi spesso, leggere buoni libri di spiritualità e approfondire la dottrina, curando principalmente la morale.
“Non si può tacere sul fatto che è avvenuta alla fine del secondo millennio cristiano una vera e propria eclissi del senso morale. Con questo non vogliamo né possiamo dire che la gente sia più cattiva di un tempo: piuttosto, è diventato difficile perfino parlare dell’idea del bene, come di quella del male, senza suscitare non tanto reazioni, quanto molto più semplicemente una forte incomprensione”, questo viene scritto in “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, dell’Episcopato italiano. Sono i Sacerdoti coloro che devono ripresentare i valori morali, viverli innanzitutto.
Con la Confessione sacramentale frequente “ si aumenta la retta conoscenza di sè stessi, si sviluppa la povertà di spirito, si sradica l’egoismo, si resiste alla negligenza e al torpore, si purifica la coscienza, si rinvigorisce la volontà, si procura la direzione spirituale, si aumenta la Grazia”, scrive Pio XII nella “Mystici corporis”.
La Confessione frequente è stata la pratica più amata dai Santi, da tutte le anime che vogliono fare sul serio nella vita spirituale. Il cattolico indifferente non ama la Confessione, ma la ignora e sottovaluta. Per un Sacerdote non sia così, perché il sintomo della sua unione a Gesù è misurato dal desiderio che ha della Confessione, da come si prepara e poi con il pentimento quando si confessa.
“Quando avete fatto una buona Confessione, avete incatenato il diavolo”, diceva il Santo Curato d’Ars.
Non si può tacere che oggi viene trascurato da parecchi Sacerdoti il Sacramento della Riconciliazione o Confessione, non rendendosi disponibili, non permettendo ai fedeli di liberarsi dai peccati e stroncando ogni tentativo di compiere un buon cammino spirituale.
La Confessione è il momento della risurrezione da parte di molti fedeli che commettono peccati gravi, e sarà inutile il lavoro del ministero sacerdotale se poi non si concretizza nell’incontro con Cristo che ridona la Grazia con l’assoluzione.
(padre Giulio Maria Scozzaro)

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