" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "

" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "
"Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Il Signore è con Te, anche più di quanto Tu sia con Dio; la Tua Carne non è più Carne Tua, il Tuo Sangue è per due. E benedetta sarai tra tutte le donne, perchè, se sei Madre di tutti, chi potrebbe non amarTi?"

31 marzo 2009

"IL SIGNORE CERCA IL MIO POVERO CUORE"


Quanti anni di comunione quotidiana! —Un altro sarebbe diventato santo —mi hai detto—, io invece sempre lo stesso!
—Figliolo —ti ho risposto—, prosegui nella Comunione quotidiana e pensa: che cosa sarei, se non mi fossi comunicato? (Cammino, 534)
Assaporando nel vostro intimo l'infinita bontà di Dio, pensate che Cristo, alle parole della Consacrazione, si fa realmente presente nell'Ostia, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Adoratelo con riverenza e devozione; rinnovate in Sua presenza l'offerta sincera del vostro amore; ditegli senza timore che Lo amate, rendeteGli grazie per questa prova quotidiana della Sua amabile misericordia, e crescete nel desiderio di avvicinarvi con fiducia alla Comunione. Io mi commuovo dinanzi a questo mistero d'Amore: il Signore cerca il mio povero cuore per farne il Suo trono, per non abbandonarmi, a condizione che io non mi allontani da Lui.
Ricreàti dalla presenza di Cristo, rifocillati dal Suo Corpo, sapremo essere fedeli in questa vita terrena per chiamarci poi vincitori nel Cielo, accanto a Gesù e a Maria, Sua Madre.
Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.(E' Gesù che passa, 161)
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

PREGHIERA PER I PRESBITERI


Spirito del Signore,
dono del Risorto agli Apostoli del Cenacolo,
gonfia di passione la vita dei tuoi presbiteri.
Riempi di amicizie discrete la loro solitudine.
Rendili innamorati della Terra e capaci di misericordia per tutte le sue debolezze.
Confortali con la gratitudine della gente, con l'olio della comunione fraterna.
Ristora la loro stanchezza perché non trovino appoggio più dolce per il loro riposo se non sulla spalla del Maestro.
Liberali dalla paura di non farcela più.
Dai loro occhi partano inviti a sovrumane trasparenze.
Dal loro cuore si sprigioni audacia mista a tenerezza.
Dalle loro mani grondi i il crisma su tutto ciò che accarezzano.
Fa risplendere di gioia i loro corpi.
Rivesti loro di abiti nuziali e cingili con cinture di luce perché, per essi e per tutti, lo Sposo non tarderà.
(fonte: Il Pane per l'anima)

Madonna dei Cieli


O Vergine Immacolata, che sorpassi le virtu' di tutti i giusti, che sei la Regina dei cieli e la Signora degli angeli, guarda dal Tuo trono il popolo afflitto che T'implora.
Seguilo, o Madre, con la tenerezza del Tuo sguardo dappertutto.
Santa Maria, Madre di Dio, Madre di Grazia, Madre di Misericordia, Madre di Pace, Madre d'Amore, donaci la Carita'.
Non distogliere dai Tuoi figli i Tuoi occhi benigni.
Madre del Redentore, ottieni al mondo la Pace e ad ogni anima la grazia divina.
Amen.
(fonte:Gruppo Mariano Oremus)


30 marzo 2009

IL SIGNORE E' CON NOI


“Tanti anni di lotta...”
È sopraggiunta la nuvolaglia della svogliatezza, della caduta d'interesse.
Sono scesi acquazzoni di tristezza, con la netta sensazione di trovarti legato.
E, per completare, ti ha teso l'agguato una spossatezza che nasce da una realtà più o meno oggettiva: tanti anni di lotta..., e sei ancora così indietro, così lontano.
Tutto questo è necessario, e Dio vi fa assegnamento: per conseguire il «gaudium cum pace» la vera pace e la vera gioia, dobbiamo aggiungere alla convinzione di essere figli di Dio, che ci riempie di ottimismo, il riconoscimento della nostra personale debolezza. (Solco, 78)

Anche nei momenti in cui più brutalmente costatiamo i nostri limiti, possiamo e dobbiamo rivolgerci a Dio Padre, a Dio Figlio e a Dio Spirito Santo, consapevoli di partecipare alla vita divina.
Non esistono ragioni sufficienti a farci volgere indietro lo sguardo; il Signore è con noi. Dobbiamo affrontare i nostri doveri fedelmente e lealmente, cercando in Gesù l'amore e lo stimolo per comprendere gli errori altrui e superare i nostri.
E così la nostra miseria, la tua, la mia e quella di tutti gli uomini, servirà di sostegno al regno di Cristo.
Riconosciamo le nostre infermità, ma confessiamo la potenza di Dio.
La vita cristiana deve essere informata dall'ottimismo, dalla gioia, dalla certezza che il Signore vuole servirsi di noi.
Consapevoli di essere parte della Chiesa santa, di essere saldamente ancorati alla roccia di Pietro e sostenuti dall'azione dello Spirito Santo, ci decideremo a compiere il piccolo dovere di ogni istante: seminare ogni giorno un po'. Il raccolto traboccherà dai granai. (E' Gesù che passa, 160)
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)




29 marzo 2009

SIGNORE, CONFIDO IN TE!

“Non turbarti nel riconoscerti come sei”.
Non ho bisogno di miracoli: per me sono più che sufficienti quelli della Scrittura. —Invece, ho bisogno del tuo compimento del dovere, della tua corrispondenza alla grazia. (Cammino, 362)
Ripetiamo con le parole e con le opere: Signore, confido in te; mi basta la Tua provvidenza ordinaria, il Tuo aiuto d'ogni giorno.
Non dobbiamo chiedere al Signore grandi miracoli.
Dobbiamo piuttosto supplicarLo di aumentare la nostra fede, di illuminare la nostra intelligenza, di fortificare la nostra volontà.
Gesù resta sempre vicino a noi e si comporta sempre per quello che è.
Fin dall'inizio della mia predicazione vi ho messo in guardia contro una falsa deificazione. Non turbarti quindi nel riconoscerti come sei: una creatura di fango.
Non preoccuparti. Perché tu e io siamo figli di Dio — ecco la vera deificazione — scelti per chiamata divina fin dall'eternità: ci ha scelti, il Padre, in Gesù Cristo, prima della fondazione del mondo, per essere santi e immacolati al Suo cospetto.
Noi, che apparteniamo a Dio in modo peculiare e che, nonostante la nostra miseria, siamo strumenti Suoi, saremo efficaci nella misura in cui non perderemo la cognizione della nostra debolezza.
Le tentazioni ci segnalano le dimensioni della nostra miseria.
Se provate tristezza costatando con evidenza la meschinità della vostra condizione, vuol dire che è giunto il momento dell'abbandono completo e docile nelle mani di Dio.
Narrano di un mendicante che un giorno si fece incontro ad Alessandro Magno chiedendo l'elemosina. Alessandro si fermò e diede ordine che lo facessero signore di cinque città. Il poveretto, sconcertato, esclamò: «Io non chiedevo tanto!». E Alessandro, di rimando: «Tu hai chiesto da quel che sei; io ti ho dato da quel che sono». (E' Gesù che passa,160)
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

"COLTIVA L'INTIMITA' CON LO SPIRITO SANTO"


Coltiva l'intimità con lo Spirito Santo —il Grande Sconosciuto— perché è Lui che ti deve santificare. Non dimenticare che sei tempio di Dio. —Il Paraclito è nel centro della tua anima: ascoltaLo e segui docilmente le Sue ispirazioni. (Cammino, 57).
La forza e il potere di Dio illuminano la faccia della terra.
Lo Spirito Santo continua ad assistere la Chiesa di Cristo in modo che sia sempre e in ogni cosa un segno innalzato in mezzo a tutte le nazioni, per annunciare all'umanità la benevolenza e l'amore di Dio.
Per quanto grandi possano essere i nostri limiti, noi uomini possiamo guardare con fiducia al Cielo e sentirci colmi di gioia: Dio ci ama e ci libera dai nostri peccati.
La presenza e l'azione dello Spirito Santo nella Chiesa sono pegno e anticipo della felicità eterna, della gioia e della pace che Dio ha in serbo per noi (...).
Ma questa nostra fede nello Spirito Santo deve essere piena e completa: non basta una vaga credenza nella Sua presenza nel mondo, è necessaria una riconoscente accettazione dei segni e delle realtà alle quali in modo particolare ha voluto legare la Sua forza.
"...Quando verrà lo Spirito di verità — ha annunciato Gesù — mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà...".
Lo Spirito Santo è lo Spirito inviato da Cristo per operare in noi la santificazione che Egli ci ha meritato sulla terra.
Pertanto non ci può essere fede nello Spirito Santo se non c'è fede in Cristo, nella dottrina di Cristo, nei sacramenti di Cristo, nella Chiesa di Cristo.
Non è coerente con la fede cristiana e non crede veramente nello Spirito Santo chi non ama la Chiesa, chi non ha fiducia in essa, chi si compiace solo di denunciare i difetti e i limiti di coloro che la rappresentano, chi la giudica dall'esterno ed è incapace di sentirsi suo figlio.
Pensate un momento a tutta la grandezza meravigliosa e sovrabbondante dell'opera del divino Paraclito quando il sacerdote, celebrando sull'altare la Santa Messa, rinnova il sacrificio del Calvario. (E' Gesù che passa, 128 - 130).
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

28 marzo 2009

PREGHIERA AL VOLTO SANTO DI GESU' di S.Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo


O Gesù,
che nella Tua crudele Passione divenisti «l'obbrobrio degli uomini e l'uomo dei dolori », io venero il Tuo Volto divino, sul quale splendevano altra volta la bellezza e la dolcezza della divinità e che ora è divenuto per me come il volto di un lebbroso!
Ma io riconosco sotto quei tratti sfigurati il Tuo infinito amore, e mi consumo dal desiderio di amarTi e di farTi amare da tutti gli uomini.
Le lacrime che sgorgano con tanta abbondanza dagli occhi Tuoi mi appaiono come perle preziose, che mi è caro raccogliere, per riscattare col loro infinito valore le anime dei poveri peccatori.
O Gesù, il cui Volto adorabile rapisce il mio cuore, Ti supplico d'imprimere in me la Tua somiglianza divina, e d'infiammarmi del Tuo Amore, affinché possa giungere a contemplare in cielo il Tuo Volto glorioso.
Amen.
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

" DIO AMA CHI DONA CON GIOIA"


Soffri! —Ebbene, ascolta: “Lui” non ha il Cuore più piccolo del nostro. —Soffri? È bene che sia così. (Cammino, 230)

Ti avverto che le grandi penitenze sono compatibili anche con le cadute spettacolari provocate dalla superbia.
Invece, con il continuo desiderio di piacere a Dio nelle piccole battaglie personali — ad esempio, sorridere quando non se ne ha voglia; e vi posso assicurare che, talvolta, un sorriso costa più di un'ora di cilicio —, è difficile dar spago all'orgoglio, alla ridicola ingenuità di considerarci eroi illustri: ci vediamo come bambini capaci di offrire al loro padre soltanto delle cose da nulla, che però sono ricevute con immensa gioia.
Allora il cristiano deve sempre essere mortificato? Sì, ma per amore.
Forse fino a questo momento non ci eravamo sentiti spinti a seguire così da vicino le orme di Cristo.
Forse non ci eravamo resi conto che possiamo unire al Suo Sacrificio Redentore le nostre piccole rinunce: per i nostri peccati, per i peccati degli uomini di ogni tempo, per il malvagio lavoro di Lucifero che continua ad opporre a Dio il suo non serviam!
Come oseremo dire senza ipocrisia: «Signore, mi fanno male le offese che feriscono il tuo amabilissimo Cuore», se non saremo decisi a privarci di una piccola cosa, o ad offrire un piccolo sacrificio a lode del Suo Amore?
La penitenza — vera riparazione — ci lancia sul cammino della dedizione, della carità. Dedizione per riparare, e carità per aiutare gli altri, come Cristo ha aiutato noi.
Da ora in poi, abbiate fretta di amare. L'amore impedirà di lamentarci, di protestare.
Perché spesso sopportiamo le contrarietà, è vero; però ci lamentiamo, e allora, oltre a sprecare la grazia di Dio, Gli impediamo, in futuro, di esigerci ancora.
Hilarem enim datorem diligit Deus [2 Cor 9, 7]. Dio ama chi dona con gioia, con la spontaneità che nasce da un cuore innamorato, senza le smancerie di chi si dona come per fare un piacere. (Amici di Dio, 139-140)
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

LA MISERICORDIA INFINITA DI DIO

<<Perché hai paura, figlio Mio, del Dio della Misericordia?
La Mia Santità non M'impedisce di essere Misericordioso con te. Guarda, o anima, che per te ho istituito un trono di Misericordia sulla terra, e questo trono è il tabernacolo e da questo trono di Misericordia desidero scendere nel tuo cuore.
Guarda, non Mi sono circondato né da un seguito né da guardie, puoi venire da Me in ogni momento, in ogni ora del giorno voglio parlare con te e desidero elargirti le Mie grazie ».
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

27 marzo 2009

SOLO GESU' CI RENDE FELICI...


«In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità;
è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate;
è Lui la bellezza che tanto vi attrae;
è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso;
è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;
è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare.
È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna». (Giovanni Paolo II)
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

PER CHIEDERE A DIO IL DONO DELLA GIOIA

O Dio,che con l'umiliazione del Tuo Figlio hai risollevato l'umanità dalla sua caduta, concedi a noi Tuoi fedeli una rinnovata gioia pasquale, perché, liberati dall'oppressione della colpa, possiamo partecipare alla felicità eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

"SIATE SEMPRE SELVAGGIAMENTE SINCERI"

Se il demonio muto — di cui ci parla il Vangelo — si insinua nell'anima, manda tutto in rovina. Invece, se lo si scaccia immediatamente, tutto riesce bene, si va avanti felici, tutto funziona. — Proposito fermo: “sincerità selvaggia” nella direzione spirituale, unita a una delicata educazione... e che tale sincerità sia immediata. (Forgia, 127)

Torno a dire che tutti abbiamo miserie. Ma le nostre miserie non devono mai allontanarci dall'Amore di Dio, anzi, ci faranno trovare rifugio nell'Amore, ci introdurranno in seno alla bontà divina, come i guerrieri antichi si introducevano nella loro armatura.
Quel grido: Ecce ego, quia vocasti me [1 Sam 3, 6 e 8] — mi hai chiamato, eccomi! —, è la nostra difesa.
Non dobbiamo allontanarci da Dio quando scopriamo le nostre fragilità; possiamo combattere le nostre miserie, proprio perché Dio confida in noi.
Come potremo superare tali meschinità? Torno ad insistere perché il punto è di capitale importanza: con l'umiltà e la sincerità nella direzione spirituale e nel sacramento della Penitenza. Andate con cuore aperto da chi ha il compito di orientare la vostra anima; non chiudetelo, perché se vi entra il demonio muto, poi è difficile scacciarlo.
Perdonate la mia insistenza, ma ritengo imprescindibile che si incida a fuoco nella vostra intelligenza che l'umiltà e — sua conseguenza immediata — la sincerità uniscono fra loro tutti gli altri mezzi e sono fondamento di efficacia per la vittoria.
Se il demonio muto entra in un'anima, manda tutto in rovina; invece, se lo si getta fuori immediatamente, tutto riesce bene, la vita procede rettamente.
Cerchiamo allora di essere sempre 'brutalmente' sinceri, senza essere imprudenti o maleducati.
Voglio che sia chiara una cosa: il cuore e la carne non mi preoccupano tanto quanto mi preoccupa la superbia. Siate umili.
Quando pensate che la ragione sia tutta dalla vostra parte, significa che non ne avete nemmeno un briciolo. Andate alla direzione spirituale con l'anima aperta; non chiudetela, perché — ripeto — vi entrerebbe il demonio muto, che è difficile poi da sloggiare.
Ricordatevi di quel povero indemoniato che i discepoli non riuscirono a liberare. Solo il Signore ottenne la sua liberazione, con orazione e digiuno. In quell'occasione il Maestro operò tre miracoli: il primo, ridare l'udito, perché quando siamo dominati dal demonio muto l'anima rifiuta di ascoltare; il secondo, ridare la parola; e il terzo, cacciare il demonio. (Amici di Dio, 187-188)
(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

25 marzo 2009

<< Grandi cose ha fatto in Me l'Onnipotente>> (Lc 1,49)

Contemplate Maria, carissimi, vedete come Gabriele è entrato da Lei e alla Sua obiezione:«Come è possibile?» il servo dello Spirito Santo Le ha dato questa risposta: «Questo è facile per Dio; per Lui tutto è semplice».
Considerate come Lei ha creduto alla parola udita e ha detto: «Eccomi, sono la serva del Signore».
Da allora il Signore è sceso in un modo che Lui solo conosce; si è messo in movimento ed è venuto nel modo che piaceva a Lui; è entrato in Lei senza che Lei lo sentisse, e Lei L'ha accolto senza provare nessuna sofferenza.
Portava in Lei, come si porta un bambino, Colui che riempie il mondo.
Egli è disceso per essere il modello che avrebbe rinnovato l'antica immagine di Adamo.Per questo motivo, quando ti viene annunciata la nascita di Dio, sta' in silenzio.
Ti sia presente in mente la parola di Gabriele, perché nulla è impossibile alla gloriosa Maestà che si è abbassata per noi ed è nata dalla nostra umanità. In quel giorno, Maria è divenuta per noi il Cielo che porta Dio, poiché la Divinità sublime è discesa e ha stabilito in Lei la Sua dimora.
In Lei Dio si è fatto piccolo – pur senza diminuire la Sua natura – per farci crescere.
In Lei, ha tessuto per noi un abito con il quale ci avrebbe salvati.
In Lei si sono compiute tutte le parole dei profeti e dei giusti.
Da lei è sorta la luce che ha cacciato le tenebre del paganesimo.
Numerosi sono i titoli di Maria...; Lei è il palazzo nel quale ha abitato il potente Re dei re, ma Egli non L'ha lasciata come era venuto, perché da Lei Egli ha preso carne ed è nato.
Lei è il Cielo nuovo nel quale ha abitato il Re dei re;
in Lei è sorto Cristo e da Lei Egli è salito per rischiarare la creazione, formata e plasmata a Sua immagine.
Lei è la Vite della vigna che ha portato il grappolo;
Lei ha dato un frutto che supera la natura; e Lui, benché diverso da Lei per natura, ha rivestito il Suo colore quando da Lei è nato.
Lei è la sorgente dalla quale sono sgorgate le acque vive per gli assetati, e coloro che vi si dissetano portono frutto cento volte tanto.
Sant'Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa - Omelie sulla Madre di Dio, 2, 93-145 ; CSCO 363 et 364, 52-53)

24 marzo 2009

GLI INIZI DELLA NOSTRA REDENZIONE (dedicato a Maria, mia Madre, nella Solennità dell'Annunciazione del Signore)

Un limpido e fresco mattino primaverile nella piccola e sconosciuta Nazareth di Galilea... una povera casa, scavata nella roccia, composta da due sole misere stanze...una fanciulla appena quindicenne in dormiveglia su una stuoia...un debole raggio di sole che filtra dalla finestra le accarezza dolcemente il viso bellissimo.
E' l'alba di un giorno memorabile per Lei e per tutta l'intera umanità! Ma la fanciulla non lo sa.
Quanti pensieri nella Sua giovane mente:..."Quando verrà il Messia, tanto atteso dal Suo popolo?...Lei, così giovane, è stata promessa in sposa a Giuseppe, un falegname buono e giusto della casa di Davide...tra un anno verrà celebrato il matrimonio... Lei avrebbe preferito, forse, una vita diversa, tutta al servizio del Suo Signore... .
Assorta in simili pensieri, rivolge un timido sguardo verso la finestra e, quasi incantata, osserva il cielo così azzurro, così immenso, solcato da bianche e leggere nuvole... .
Ma, ecco che s'arresta: una luce, dolce e intensa, è lì, di fronte a Lei e mentre cerca di comprendere l'incomprensibile, una voce stupenda, simile ad un canto, La saluta con infinita riverenza e rispetto: "...Shalom làk Miryàm, meleàt hèn, Adonày immàk, berukà àtte bannasìm...(Pace a Te, Maria, piena di grazia, il Signore è con Te, benedetta Tu fra le donne...)...non temere, Maria...hai trovato grazia presso il Tuo Signore...ecco, concepirai un Figlio, Lo darai alla luce e Lo chiamerai Gesù...sarà Grande e chiamato Figlio dell'Altissimo e il Suo Regno non avrà mai fine!"
Povera piccola Maria! Ascolta con il cuore tremante la voce angelica che Le annunzia la più strabiliante di tutte le notizie, la più incredibile, la più meravigliosa: un Dio che si fa Uomo.
E Lei sarà Sua Madre: Lei, così povera, così semplice e così stupendamente umile agli occhi del Dio che L'ha scelta per questa sublime missione.
Ma come avverrà tutto questo? Non è ancora sposata con Giuseppe; allora, timidamente, chiede:"...come è possibile? Non conosco uomo...".
E l'angelo: "...lo Spirito Santo scenderà su di Te, Ti coprirà con la Sua Ombra...Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio!...".
E Le dà anche notizie di Elisabetta, sua parente:"...vedi, anche Elisabetta, pur essendo avanti negli anni, è stata visitata dal Signore ed è in attesa di un figlio...lei, che tutti consideravano sterile, è già al sesto mese di gravidanza: NULLA E' IMPOSSIBILE A DIO!"
Sì, piccola Maria, nulla è impossibile a Dio: la Tua Verginità non è un ostacolo alla realizzazione del Suo piano di salvezza così come non lo è stato la sterilità della Tua anziana cugina, Elisabetta.
L'angelo, adesso, attende la Tua risposta all'invito che Ti rivolge Dio:
vuoi essere Sua Madre? Vuoi cooperare, in modo eccelso, alla grande opera della Redenzione del genere umano? Vuoi dire il Tuo "umile sì" di accoglienza a Gesù? Tu sei la Prescelta da Dio, un'umile fanciulla di Nazareth!
La nostra salvezza, piccola Maria, è legata al Tuo umile assenso: ricordalo, Ti prego, mentre rifletti sulla risposta da dare la messaggero divino.
Un'istante di silenzio, un dolce inchinar del capo e la risposta non si fa attendere:
"Eccomi, sono la Serva del Signore; avvenga di Me quello che hai detto".
L'angelo ha compiuto la sua missione e riparte per consegnare a Dio il Tuo messaggio.
Grazie, dolcissima Maria, per il Tuo "sì senza riserve" alla richiesta del Cielo.
Grazie perchè hai permesso a Dio di incarnarsi nel Tuo seno santo e immacolato.
Tu ci hai regalato i momenti più belli e indimenticabili degli inizi della nostra Redenzione.
Tu sei la nuova Eva, Madre della nuova umanità inaugurata in Gesù, Tuo Figlio;
Tu, Splendore e Stella del mattino, sei tutta Pura, tutta Santa;
Tu, pronunciando il Tuo "umile sì" hai redento il mondo,
Sposa e Madre dell'eterno Re.
Con infinito amore...
tua figlia Marina

23 marzo 2009

A GESU' EUCARISTIA

" Ti adoro, Gesù,
so che sei presente in questo Sacro Tabernacolo
sotto le specie eucaristiche.
Accresci sempre di più la mia fede
nella Santa Eucaristia.
O Dio mio, Ti adoro con tutta la mi anima,
con tutto il mio cuore,
mi unisco a tutti i Cori degli Angeli e dei Santi
e a tutti i fratelli e le sorelle
che in questo momento Ti adorano.
So di essere indegna
ma Tu aprimi il cuore,
non permettere mai che mi allontani da Te...
trasforma questo mio povero cuore di pietra
in un cuore di carne che,
irradiato dal Tuo Amore,
diventa fuoco che arde per Te.
Sii eternamente benedetto,
o Gesù Sacramentato che Ti donasti a noi
sotto le specie eucaristiche,
in Corpo, Sangue, Anima e Divinità.
O Vergine Immacolata...
uomini e donne della terra...
Angeli, Santi e tutti gli innamorati della Santa Eucaristia,
venite ad adorare il nostro Creatore
legato dal Suo Amore
in questa Ostia consacrata. "
Amen.

LA CONFESSIONE

"RICORRI SUBITO ALLA CONFESSIONE"
Se qualche volta cadi, figlio mio, ricorri subito alla Confessione e alla direzione spirituale: mostra la ferita!, perché te la curino a fondo, perché eliminino tutte le possibilità di infezione, anche se ti fa male come in un'operazione chirurgica. (Forgia, 192)

Ti riassumo la tua storia clinica: qui cado e lì mi rialzo...: quest'ultima cosa è ciò che conta. Ebbene, continua con quest'intima lotta, anche se procedi a passo di tartaruga. Avanti!
Sai bene, figlio mio, fino a che punto puoi arrivare, se non lotti: l'abisso chiama l'abisso. (Solco, 173)......«Abyssus, abyssum invocat...» un abisso chiama l'altro, te l'ho già ricordato.
È la descrizione esatta del modo di agire dei bugiardi, degli ipocriti, dei rinnegati, dei traditori: trovandosi a disagio con il proprio modo di comportarsi, nascondono agli altri le proprie frodi, per andare di male in peggio, scavando una voragine fra loro e il prossimo. (Solco, 338)
La sincerità è indispensabile per progredire nell'unione con Dio.— Se dentro di te, figlio mio, c'è un “rospo”, sputalo! Di' subito, come ti consiglio sempre, ciò che non vorresti che si sapesse. Dopo aver sputato il “rospo” nella Confessione, come si sta bene! - (Forgia, 193)

(fonte: Gruppo Mariano Oremus)

22 marzo 2009

PREGHIERA PER GLI AMICI

Signore,
Tu ci hai comandato di amare tutti gli uomini in Te e per Te: per tutti imploro la Tua clemenza. Ci sono però molti per i quali Tu hai impresso nel mio cuore un affetto più intimo e familiare: a loro voglio bene con più ardore, per loro voglio pregare con più intensità.
Abbracciali nel Tuo amore, Tu che sei la fonte dell’amore, Tu che mi comandi di amarli e insieme me ne dai la capacità.
Se la mia preghiera non vale ad ottenere per loro dei vantaggi perché Ti è offerta da un peccatore, valga almeno perché nasce in risposta ad un Tuo comando.
Per Te, dunque, che sei l’Autore e la Fonte dell’amore, per Te, e non per me, continua ad amarli, e fa' che essi pure Ti amino con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, così che possano volere, dire e fare solo quanto piace a Te e giova al loro bene.
La mia preghiera è troppo tiepida, poiché debole è la fiamma del mio amore, ma Tu, che sei ricco di misericordia, non misurare i doni che Ti chiedo per gli amici sul torpore delle mie invocazioni, ma come la Tua benignità supera ogni amore umano, così la Tua risposta trascenda lo scarso fervore della mia supplica.
Fa' per loro e con loro, Signore, quanto li aiuta a procedere nel cammino che hai tracciato per loro, così che siano sempre e ovunque guidati e protetti da Te, fino a che raggiungano la sicurezza gloriosadel cielo..
(S.Anselmo)
(fonte...www.piccolifiglidellaluce.it)

21 marzo 2009

MISERICORDIA SENZA CONFINI

Mi piace pubblicare questo breve racconto tratto da "Gli esempi catechistici più belli" n. 9 a cura di P. Righetto - Editrice Domenicana Italiana - Napoli perchè può rivelarsi utile per quanti lo leggeranno. Scarlet

S. Paissio, il grande, - così si racconta nella Vita dei Padri del deserto - pregava per il suo discepolo, che aveva rinnegato Cristo. Il Signore lo volle mettere alla prova: gli apparve più volte, quasi sgridandolo:
- Perchè preghi per questo traditore? Non sai che mi ha rinnegato?
Il santo tuttavia non cessava d'aver compassione del discepolo infedele e pregava ancor più intensamente per lui, finchè il Signore gli disse:
- Paissio, tu hai compreso veramente il mio Vangelo: tu sei diventato come me: compassione senza confini!

20 marzo 2009

DOPO I TRAM DI GENOVA SI ATTACCANO A TUTTO

Davvero interessante e, pieno di spunti per varie riflessioni, questo scritto di Antonio Socci che ritengo utile pubblicare.
Scarlet

Ormai il bombardamento sul Vaticano e sul Papa è diventato il passatempo quotidiano dei giornali.
In mancanza di fatti, vanno bene pure le opinioni o i gusti soggettivi. Ieri, per esempio, la Stampa ha fatto una paginata – con richiamo in prima – che aveva questo titolo: “Maxi-schermi: piazza San Pietro come lo stadio”. Sottotitolo: “Installati per l’Angelus, restano anche in settimana”. Di che si tratta?
Nell’immensa piazza San Pietro, da tempo, per permettere ai pellegrini di seguire le udienze e gli Angelus del Papa sono stati collocati dei cosiddetti maxischermi che, date le dimensioni colossali della piazza, del colonnato del Bernini e della Basilica Vaticana, in realtà appaiono davvero piccoli e (pur rendendo un buon servizio ai pellegrini) nell’insieme si vedono appena perché si confondono con il bianco dei marmi.
Ma c’è chi si è stracciato le vesti e, come certi esponenti Radicali, è arrivato addirittura a evocare la presunta violazione dei Patti Lateranensi da parte della Santa Sede per questa sciocchezza.
A loro dire il Vaticano, che pure è uno stato sovrano, sul suo territorio non può neanche collocare qualche pannello (che non copre assolutamente nulla) perché ai Radicali non piace.
Il Papa dovrà forse sottoporre al gradimento di Pannella pure il colore dei suoi paramenti per le liturgie della prossima Pasqua e la collocazione del grande baldacchino davanti al portale, dove si celebra la Messa?
O si dovrà chiedere a Emma Bonino di che colore vuole che siano le sedie con cui si allestisce la piazza per la cerimonia di Pasqua?
Occorrerà domandare l’autorizzazione a Marco Cappato, d’ora in poi, per calare giù dalla loggia di San Pietro i grandi ritratti dei nuovi canonizzati?
E se i Radicali diranno che trovano brutte le transenne che regolano le lunghe file d’ingresso e bloccano l’accesso al colonnato?
E se eccepiranno su quei grossi macchinari della polizia (fra le colonne del Bernini) con i quali si controllano i visitatori e i bagagli come all’aeroporto?
Non stiamo esagerando. Non sono domande surreali. Tiriamo solo le somme di quanto asserisce esplicitamente Marco Staderini, della Direzione di Radicali italiani, facendosi addirittura giudice dell’ortodossia del Papa rispetto alla tradizione cattolica: “Questa gerarchia Vaticana sembra aver perso le ‘nobili tradizioni artistiche della Chiesa cattolica’ ”.
Difficile capire quali titoli possa esibire Staderini per emettere simili sentenze. Ma il politico radicale aggiunge: “In una situazione analoga Antonio Cederna affermò che ‘per il paesaggio urbano non può valere l’assoluta sovranità della Chiesa sui beni culturali all’interno del Vaticano ”. E con ciò tanti saluti non solo alla sovranità dello Stato Vaticano, ma pure al principio cavourriano – sbandierato a parole – “libera Chiesa in libero Stato”.
Ritengo francamente che dei politici esperti come Pannella e la Bonino si rendano conto dell’assurdità della polemica. Tuttavia Staderini è deciso: “Non è solo questione di gusto” ribadisce “ma anche di rispetto del Trattato lateranense; il Vaticano è infatti obbligato, ai sensi dell’articolo 18 del Trattato, a rendere fruibili tesori d’arte come il colonnato del Bernini, senza nasconderlo con megaschermi da stadio”.
Sorvolando sull’errata (a mio parere) interpretazione di quell’articolo e sul fatto che i Radicali sono da sempre contro i Patti Lateranensi e contro i Concordati, resta il fatto che nulla impedisce la visuale del colonnato.
I pannelli non saranno un abbellimento come una statua michelangiolesca, ma non sono neanche uno scempio. Né coprono alcunché. Quindi il problema neanche esiste.
Ma figuriamoci se gli indignati speciali si placheranno. Supportati, secondo La Stampa, da Italia Nostra hanno già fatto un’interrogazione al ministro Bondi.
Maurizio Turco si aspetta addirittura “che l’ambasciatore vaticano in Italia chiarisca”.
Ma perché non investire l’Unione europea o addirittura l’Onu dell’apocalittica questione?
C’è pure una dichiarazione di appoggio raccolta dal giornale torinese, che ha, appunto, toni apocalittici: “E’ uno scempio assurdo che deturpa la piazza”, protesta Giorgio Muratore storico del’architettura, “siamo davanti ad uno spettacolo osceno, un’intrusione di smaccata modernità in un capolavoro senza tempo”.
C’è da chiedersi dove vivano questi critici e se veramente in Italia e nella Roma delle laiche amministrazioni di questi decenni, manchino i veri scempi e le vere oscenità architettoniche cosicché ci si debba indignare per quei banali e transitori schermi.
Al giornale torinese, da sempre custode della tradizione risorgimentale, verrebbe pure da chiedere se, per caso, i piemontesi dopo la conquista militare di Roma non combinarono pasticci architettonici e urbanistici che sarebbero molto più adatti a essere analizzati per una discussione critica.
Ma la storia sembra non interessare a nessuno. Così la Chiesa che – accanto alle persecuzioni fisiche e ai massacri degli ultimi 200 anni – ha subìto lo scempio, la profanazione e il saccheggio dei suoi tesori artistici e architettonici con la rivoluzione francese, con l’invasione napoleonica dell’Italia e di Roma (un immenso ladrocinio di opere d’arte), con la conquista militare piemontese e poi – in tutta Europa – con le grandi distruzioni di opere d’arte e chiese da parte dei regimi comunisti, senza che nessuno abbia mai chiesto scusa e senza che nessun intellettuale abbia mai ricostruito l’enormità di questa devastazione, questa Chiesa – dicevo – che per secoli ha fatto fiorire l’arte e ha coperto il nostro Paese di capolavori e di bellezza, si vede puntare il dito accusatore per quei banali schermi di piazza San Pietro.
In un Paese, peraltro, dove, da decenni, accade di tutto ai nostri Beni artistici e architettonici. La Stampa ha rubricato quella sua incredibile pagina di ieri sotto la formula “fede e spettacolo”. Vorremmo capire a quale spettacolo si riferiscono questi zelanti puritani subalpini.
E comunque, a proposito di spettacolo e opere d’arte, ora ci aspettiamo che insorgano, con pari indignazione, per il consueto megaspettacolo sindacale del 1° maggio, l’assordante e invasivo concerto allestito da anni a ridosso di San Giovanni in Laterano, la più antica basilica della cristianità, un tesoro dell’arte e dell’architettura.
Si indigneranno se verrà fatto di nuovo lì?
Non ricordo di aver sentito alcuna lagnanza negli anni passati e penso che nemmeno quest’anno ne sentiremo.
Sui giornaloni laici sono troppo impegnati a sorvegliare i due piccoli, innocui e marginali pannelli di Piazza San Pietro.
Antonio Socci
(da Libero, 18 marzo 2009)

"AMIAMO LA DIREZIONE SPIRITUALE!"

Trovo molto interessante questo scritto che mi è stato inviato dal Gruppo Mariano Oremus, tramite Gianandrea, sull'importanza della direzione spirituale nella vita di ogni cristiano. Per questo motivo desidero proporlo all'attenzione di quanti visiteranno questo blog.
Scarlet

Apristi sinceramente il cuore al tuo Direttore, parlando alla presenza di Dio..., e fu meraviglioso comprovare come da te stesso trovavi risposta adeguata ai tuoi tentativi di evasione. Amiamo la direzione spirituale! (Solco, 152).
Conoscete a menadito gli obblighi del vostro cammino di cristiani, che vi condurranno senza sosta e con calma alla santità; siete anche premuniti contro le difficoltà, contro tutte le difficoltà, che si intuiscono fin dai primi passi della strada.
Adesso insisto sull'esigenza di farvi aiutare, guidare, da un direttore di coscienza al quale confidare tutte le vostre sante aspirazioni e i problemi quotidiani che riguardano la vostra vita interiore, le sconfitte che potete incontrare e le vittorie.
Nella direzione spirituale siate sempre molto sinceri: non permettetevi di tacere qualcosa, aprite completamente la vostra anima, senza paura e senza vergogna.
Guardate che, in caso contrario, questo cammino tanto agevole e accessibile si aggroviglia, e ciò che all'inizio non era niente, finisce per diventare un nodo soffocante.
Quando uno cade non si tratta mai di una disgrazia improvvisa.
I casi sono due: o una formazione difettosa fin dalle origini lo ha messo per una via sbagliata, oppure una prolungata negligenza ha indebolito a poco a poco la sua virtù e fatto crescere i vizi: quella dolorosa caduta è l'effetto di uno di questi stati...
Una casa non crolla mai all'improvviso. Sarà un difetto del fondamento, tanto antico quanto la costruzione, sarà la trascuratezza degli abitanti che ha lasciato penetrare l'acqua a goccia a goccia finché questa ha fatto marcire le travi del tetto e poi, col progredire del tempo, ha formato aperture più grandi e incrinature più pericolose [Cassiano, Collationes, 6, 17].
Ricordate la storiella dello zingaro che andò a confessarsi? È solo una storiella, una barzelletta, perché delle confessioni vere non si parla mai, e poi anche perché ho molta stima per gli zingari. Poveretto! Era veramente pentito: Signor curato, mi accuso di aver rubato una cavezza... — niente di grave, vero? —; dietro c'era attaccato un mulo...; e dietro un'altra cavezza, e un altro mulo... E così via, fino a venti.
Figli miei, la stessa cosa può accadere anche a noi: ci concediamo la cavezza, e dietro viene il resto, una carovana di cattive inclinazioni, di miserie che immeschiniscono e fanno arrossire; e la stessa cosa avviene nei rapporti con gli altri: si comincia con un piccolo sgarbo, e si finisce per voltare le spalle al prossimo, nella più gelida indifferenza. (Amici di Dio, 15)

19 marzo 2009

SEGNO DELL'AMORE DEL PADRE


Credo sia importante oggi concentrare la nostra attenzione sulla persona di San Giuseppe, un grandissimo Santo, al quale io sono fortemente legata. Desidero farLo conoscere meglio e, per questo, mi piace pubblicare questo commento di Fra Vincenzo (dal blog "AMA CREDI E VAI").
Scarlet

I testi della liturgia ci invitano a contemplare la figura di Giuseppe, uomo giusto, sposo della Vergine Maria, custode del Verbo Incarnato, fiduciario del grande mistero della salvezza.
Come Maria, anche Giuseppe ha creduto alla parola del Signore e ne è diventato partecipe.
Come Maria ha creduto che questo progetto divino si sarebbe realizzato grazie alla loro disponibilità.
E così è avvenuto: l'eterno Figlio di Dio si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre.
Il brano del Vangelo di oggi è tratto dal primo capitolo del vangelo di Matteo che fa parte della sezione riguardante il concepimento, la nascita e l'infanzia di Gesù (vedi Mt 1,16.18-21.24a).
La sua figura si staglia alle nostre coscienze perché possiamo comprendere, seguendo il suo cuore, la profondità dell'amore di Dio.
Le scelte di Dio infatti sono imperscrutabili alla nostra intelligenza. Dio guarda al cuore e non all'apparenza.
Giuseppe, secondo la genealogia descritta da Matteo, è inserito in un momento particolare della storia della salvezza e leggendola con attenzione, possiamo cogliere che il suo punto di arrivo è Gesù "detto il Cristo" (1,18). Perciò Matteo aggiunge al racconto della genealogia e del concepimento di Gesù la profezia di Isaia: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi» (Mt 1,21-23 e Is 7,14).
Infatti, il centro di tutto il racconto è la persona di Gesù alla quale si costeggiano tutti gli eventi e le persone menzionate nel racconto.
Giuseppe, testimone privilegiato dell'amore fedele di Dio, povero in spirito che attraverso la rinunzia ad una normale paternità dà casa al Figlio di Dio, giusto che in piena letizia canta con l'assemblea liturgica odierna: "Tu sei fedele, Signore, alle tue promesse" (salmo responsoriale), oppure, come dice l'antifona di ingresso alla Messa: "ha poEcco il servo saggio e fedele, che il Signore ha posto a capo della sua famiglia" (cfr Lc 12,42).
Egli, servo fedele e saggio, ha accolto con obbediente docilità la volontà del Signore, che gli ha affidato la "sua" famiglia sulla terra, perché la curasse con quotidiana dedizione.
Questa parola ci chiama a superare l'impressione di una storia che procede a caso e senza un progetto, sotto la spinta dei potenti di turno, per rinnovare la fiducia nella fedeltà di Dio; ci chiama a scrutare la storia per scoprire in essa le "orme invisibili" all'occhio umano (cf. Sal 77,20) di un Dio che passa e salva.
San Giuseppe è per noi guida ispiratrice per affidare la nostra vita al Signore.
È modello di santità che insegna la vera giustizia.
È un Santo che parla continuamente ai nostri cuori, anche in una società dove sembrano smarriti i valori di paternità e responsabilità.
Parla ai padri per insegnare il rispetto e l'accoglienza, parla ai figli per inculcare loro l'obbedienza.
Oggi, nella preghiera, apriamo gli occhi del cuore sulla silenziosa e pacificata figura di S. Giuseppe. Facciamo in modo che lui diventi il nostro intercessore pregando così:
O S.Giuseppe insegnami a credere e a fidarmi pienamente di Dio; dammi la tua generosità e il tuo amore libero da pretese egoistiche. Aiutami a entrare, con semplicità e abbandono, nel disegno di Dio sulla mia vita affinché diventi segno dell'amore del Padre.

19 Marzo: solennità di San Giuseppe

Nulla può negare Gesù a Colui che gli fu "padre" qui sulla terra.

O caro San Giuseppe,
Gesù aveva fame, Tu Gli desti da mangiare;
Gesù aveva sete, Tu Lo dissetasti;
Gesù aveva freddo, Tu Lo riscaldasti;
Gesù era affaticato, Tu Lo confortasti;
Gesù era privo di tetto, Tu Lo ricoverasti.
E queste misericordie Tu le compisti verso di Lui
per il lungo corso di trent'anni,
a prezzo di sudori.
Che Ti renderà Gesù,
che tanto Generoso dona il cento per uno?
Nulla Ti saprà negare Gesù.
Ebbene, amato San Giuseppe,
Ti supplico di usare il Tuo potere
a beneficio di questa povera anima mia;
fa' che io possa ottenere
le grazie di cui ho bisogno,
attraverso la Tua intercessione,
nonostante la mia indegnità.
Amen.

17 marzo 2009

SAN GIUSEPPE, IL PADRE TERRENO DEL MESSIA



Il 19 marzo ricorre la solennità di San Giuseppe, chiamato ad essere, per volontà divina sulla terra, il “Custode del Redentore”.
Nei Vangeli si dice molto poco dello sposo della Vergine Maria e di Lui non viene riportata neppure una parola.
Nel corso della Sua intera vita, il nascondimento sembra quasi essere il segno distintivo di Giuseppe,un grande Santo, eppure ancora oggi, piuttosto sconosciuto.
Vittorio Messori ha scritto giustamente di Lui: <<…lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che Gli è stato attribuito nella storia della salvezza…>>.
Discendente dalla famiglia del re Davide, originario di Betlemme, Giuseppe era un artigiano che lavorarava il legno e visse a Nazareth dove prese in sposa Maria per fare da padre putativo al Figlio di Dio.
Nel Vangelo secondo Matteo si legge che Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, prima di andare a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di allontanarla in segreto (cfr. Mt 18 -19).
Non sapeva come comportarsi di fronte alla maternità miracolosa della moglie: sicuramente cercava una risposta all’interrogativo inquietante, ma soprattutto cercava una via di uscita da una situazione difficile. Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco che un angelo gli apparve in sogno per rassicurarLo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; Egli, infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21).
Giuseppe poteva scegliere se accettare o meno il progetto di Dio.
Egli ubbidì prontamente all’angelo ed in questo modo disse il suo “sì” all’opera della Redenzione: dimostrò così una disponibilità di volontà simile a quella di Maria e, per amore di Lei, accettò il progetto di Dio e si mostrò accogliente verso il Mistero dell’Incarnazione del Verbo, andando al di là dei costumi del suo tempo e delle convenzioni sociali.
Quando nacque Gesù, Egli fu testimone oculare di questo fatto prodigioso avvenuto in condizioni umanamente umilianti e, nello stesso tempo, fu testimone dell’adorazione dei pastori e dell’omaggio dei Magi, venuti dall’Oriente.
Lo ritroviamo ancora quando, avvertito in sogno dall’angelo che re Erode cercava il Bambino per ucciderlo, fugge con il piccolo e con Maria in Egitto.
Con poche parole i Vangeli riassumono il lungo periodo della fanciullezza di Gesù durante la quale Egli, attraverso una vita apparentemente normale, si preparava alla Sua missione salvifica.
L’unica eccezione a questa “normalità” è l’episodio riguardante il pellegrinaggio annuale a Gerusalemme per la festa di Pasqua, al quale, insieme a Maria e a Giuseppe,Gesù partecipò come un qualsiasi giovane pellegrino.
Quando Egli inizia la Sua vita pubblica, Giuseppe, probabilmente, è già scomparso: infatti, alle nozze di Cana, non è menzionato e non sappiamo né dove né quando sia morto.
Ciò che per noi, invece, credo sia importante sapere è che, fra tutti i Santi, l’umile falegname di Nazareth è certamente quello più vicino a Gesù e a Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in Cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo castissimo.
Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio ricorrendo a San Giuseppe.
Il papa Pio IX lo ha dichiarato Patrono della Chiesa universale e papa Giovanni XXIII ha inserito il suo nome nel Canone Romano.
Ma San Giuseppe è conosciuto anche come il Patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime del Purgatorio; il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste.
Santa Teresa d’Avila ha detto e ha lasciato scritto nelle sue memorie: “Qualunque grazia si domanda a San Giuseppe verrà certamente concessa; chi non vuol credere faccia la prova affinché si persuada”.
Anche l’amato Giovanni Paolo II ha confessato di pregare ogni giorno questo grandissimo Santo. E proprio in Suo onore, nel 1989, additandoLo alla devozione del popolo cristiano, scrisse l’Esortazione Apostolica “Redemptoris Custos”.




COMPENDIO DI VITA CRISTIANA

Tutti gli uomini sono creature di Dio.
Tutti sono stati redenti da Gesù Cristo.
Tutti sono chiamati a far parte del Regno di Dio, che in questa vita è la Chiesa Cattolica, nell'altra è il Paradiso.
Come creatura di Dio, l'uomo dipende da Lui in tutto il suo essere, in tutto il suo operare. Perciò l'uomo è tenuto a onorare Dio con la fede nella vera religione e a servirLo con l'osservanza della Sua Legge.
L'unica vera religione è quella insegnata e praticata dalla Chiesa cattolica.
La Legge di Dio comprende i dieci comandamenti, i precetti della Chiesa, i doveri del prorpio stato.
Come non è buon cristiano chi si vergogna di professare la propria fede, così non è buon cristiano chi trascura le osservanze della propria religione.
Non è buon cristiano chi non pone il rispetto di Dio al di sopra di tutto, chi non fonda su di esso la sua vita, la sua famiglia, le sue relazioni sociali.
Non è buon cristiano chi presume di salvarsi senza le buone opere, chi non ha carità verso il prossimo, chi non serve con fedeltà la patria.
Renderà severissimo conto al Giudice eterno chi si ride delle leggi di Dio e della Chiesa, chi ostacola le opere di bene, chi induce gli altri al peccato, chi sfrutta l'altrui miseria, chi deride gli obblighi della vita casta e defrauda i fini del matrimonio.
E' gravissimo impedire o non procurare per tempo gli ultimi sacramenti ai moribondi.
E' bestemmia dire che Dio non fa le cose giuste o che Egli ci impone pesi superiori alle nostre forze. Con i pesi Egli ci offre anche gli aiuti della grazia, e questa grazia possiamo ottenerla tutti con la preghiera.
Un buon cristiano non pone il suo paradiso in terra, non si meraviglia che gli empi spesso trionfano in questa vita, non ripone che in Dio le sue speranze.
Dio tutto vede, tutto premia, tutto castiga.

16 marzo 2009

PREGHIERA DELL'ALFABETO


Ringrazio Gianandrea che mi ha inviato questa preghiera simpatica ed originale.
Scarlet

Aiutami a fare la Tua volontà.
Benedici la mia famiglia e me.
Confortami.
Donami la pace interiore.
Eleva i pensieri della mia mente.
Fammi trovare amici veri.
Guidami.
Ho bisogno di Te.
Illuminami.
Lavami dalle colpe passate.
Mantienimi nella Tua grazia.
Non lasciare che mi scoraggi.
Orientami nelle difficoltà.
Perdona i miei peccati.
Quando mi dimentico di Te non dimenticarti di me.
Resta sempre con me.
Sostienimi nella tentazione.
Tienimi nella Tua grande mano.
Usami come strumento della Tua pace.
Visitami nelle ore buie della solitudine.
Zuccherami a volontà, perchè c'è troppa gente acida quaggiù.
Amen.

PREGHIERA A MARIA, SALUTE DEGLI INFERMI

Quanta gente, nel mondo, ogni giorno soffre sia fisicamente che spiritualmente! Quante persone chiedono aiuto domandando preghiere per loro o per i propri cari? Ecco, questa stupenda preghiera desidero pubblicarla proprio per questi fratelli e sorelle in Cristo.
Che la Vergine Maria, Madre di tutti, ascolti le loro suppliche e li ricolmi di dolcissime consolazioni!
Scarlet

MAMMA,
TU CHE SEI LA SALUTE DEGLI INFERMI,
TI PREGO, ASCOLTA LA PREGHIERA
E LA DISPERAZIONE DI TANTI MIEI CONOSCENTI ED AMICI
CHE HANNO FAMILIARI CON MALATTIE GRAVI E TERMINALI;
TI PREGO, MADRE SANTA,
ABBI COMPASSIONE DI TANTA INFELICITA',
DI TUTTO QUESTO SCONFORTO;
SOLLEVA QUESTI FRATELLI
E I LORO CARI DA TANTA PENA.
TE LO CHIEDO PERCHE' SEI NOSTRA MADRE
E LA MADRE MIGLIORE DEL MONDO
E NOI TUOI FIGLI ABBIAMO TANTO BISOGNO DI TE, MAMMA.
TI AFFIDO OGGI LE INTENZIONI DI TUTTI COLORO CHE MI SCRIVONO
E CHE HANNO BISOGNO DI SENTIRE PASSARE GESU' IN MEZZO A LORO
COSI' COME FECE QUANDO, PASSANDO IN TERRA SANTA,
GUARIVA STORPI, LEBBROSI, CIECHI,
INDEMONIATI, MUTI E ALTRO.
MAMMA, TI AMIAMO,
PERDONACI SE NON SIAMO COSTANTI,
SE NON SAPPIAMO AMARTI COME MERITI;
MA TU NON LASCIARCI MAI DA SOLI,
ACCOMPAGNACI E, PER MANO,
PORTACI A GESU' CON LE NOSTRE VITE,
LE NOSTRE FAMIGLIE,
CON TUTTI I NOSTRI PROBLEMI DI SALUTE E SPIRITUALI,
CON OGNI NOSTRA MISERIA;
MAMMA METTO TUTTI NELLE TUE MANI IMMACOLATE.
AIUTACI.
AMEN.

14 marzo 2009

FU COSI' CHE TI TROVAI

Pubblico questa bellissima preghiera-riflessione inviatami da Gianandrea, iscritto al Gruppo Mariano Oremus. L'ho trovata edificante e penso che possa far tanto bene a chi avrà la fortuna di leggerla:

Quando si parla d'amore, Signore, forse gli uomini pensano ad una cosa sempre uguale.
Ma quanto è vario l'amore!
Ricordo che quando t'ho incontrato non mi preoccupavo d'amarti.
Forse perché eri Tu che mi hai incontrato e Tu stesso pensavi a riempire il mio cuore.
Ricordo che alle volte ero tutta fiamma, anche se il fardello della mia umanità mi dava noia e avevo l'impressione di trascinare il peso.
Allora, già d'allora per grazia tua, capivo un po' chi ero io e chi eri Tu e vedendo quella fiamma come un dono tuo.
Poi mi hai indicato una via per trovarti.

« Sotto la croce, sotto ogni croce - mi dicevi - ci sono io. Abbracciala e mi troverai».
Me l'hai detto molte volte e non ricordo le argomentazioni che adducevi. So che mi hai convinta.
Allora, al sopravvivere d'ogni dolore, pensavo a te, e con volontà ti dicevo il mio sì ... ...

Ma la croce restava il buio che incupiva l'anima, lo strazio che la dilaniava, o altro ...
.... Quante sono le croci della vita!
Ma Tu, più tardi, mi hai insegnato ad amarti nel fratello e allora, incontrato il dolore, non mi fermavo ad esso, ma accettatolo, pensavo a chi mi stava accanto, dimentica di me, e dopo pochi istanti, tornata in me, trovavo il mio dolore dileguato.
Così per anni e anni: ginnastica continua della croce, ascetica dell'amore.
Sono passate tante prove e Tu lo sai: Tu che conti i capelli del mio capo, le hai annoverate nel Tuo Cuore.
Ora l'amore è un altro: non è solo volontà.
Lo sapevo che Dio è Amore, ma non lo credevo così.
(dagli scritti spirituali vol. 2, di Chiara Lubich)

11 marzo 2009

La vita contemplativa, "polmone spirituale della società"

Pubblico volentieri questo articolo inviatomi dal carissimo don Pino Carà in quanto lo ritengo utile per una profonda riflessione sul valore della vita contemplativa nella società odierna:

Il Papa visita il monastero di Santa Francesca Romana
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 9 marzo 2009 (ZENIT.org).-

Visitando questo lunedì il Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana a Tor de' Specchi, a Roma, Benedetto XVI ha affermato che la vita contemplativa è chiamata ad essere “una sorta di 'polmone' spirituale della società”.
Nel giorno in cui si festeggia la “più romana delle Sante” - di cui è in corso il quarto centenario della canonizzazione, avvenuta il 29 maggio 1608 -, il Pontefice ha approfittato della sua visita in Campidoglio per recarsi poi al Monastero, dov'è stato accolto dal Vescovo Ausiliare per il Settore Centro, monsignor Ernesto Mandara, e da Madre Maria Camilla Rea, Presidente del Monastero.
Nella Cappella del Coro, dopo un momento di adorazione del Santissimo Sacramento e di venerazione del corpo della Santa (1384-1440), il Papa si è rivolto alle suore e alle studentesse ospiti del Centro di Accoglienza Universitaria ricordando gli Esercizi Spirituali che ha seguito con la Curia Romana dal 1° al 7 marzo, che gli hanno permesso di sperimentare “ancora una volta quanto siano indispensabili il silenzio e la preghiera” e lo hanno fatto pensare a Santa Francesca Romana, “alla sua totale dedizione a Dio e al prossimo, da cui è scaturita l’esperienza di vita comunitaria qui, a Tor de’ Specchi”.
“Contemplazione e azione, preghiera e servizio di carità, ideale monastico e impegno sociale: tutto questo ha trovato qui un 'laboratorio' ricco di frutti”, ha commentato, riconoscendo che “il vero motore” di quanto si è compiuto nel corso del tempo è stato tuttavia “il cuore di Francesca, nel quale lo Spirito Santo riversò i suoi doni spirituali e al tempo stesso suscitò tante iniziative di bene”.
“Il vostro monastero si trova nel cuore della città”, ha detto il Papa alle suore riferendosi all'ubicazione ai piedi del Campidoglio, tra la Basilica di S. Maria in Aracoeli e le rovine del Teatro di Marcello. “Come non vedere in questo quasi il simbolo della necessità di riportare al centro della convivenza civile la dimensione spirituale, per dare senso pieno alle molteplici attività dell’essere umano?”.
“In questa prospettiva, la vostra comunità, insieme con tutte le altre comunità di vita contemplativa, è chiamata ad essere una sorta di 'polmone' spirituale della società, perché a tutto il fare, a tutto l’attivismo di una città non venga a mancare il 'respiro' spirituale, il riferimento a Dio e al suo disegno di salvezza”.
È questo, ha osservato, “il servizio che rendono in particolare i monasteri, luoghi di silenzio e di meditazione della Parola divina, luoghi dove ci si preoccupa di tenere sempre la terra aperta verso il cielo”.
Il Monastero delle Oblate, ha continuato, “ha una sua peculiarità, che naturalmente riflette il carisma di santa Francesca Romana”.
“Qui si vive un singolare equilibrio tra vita religiosa e vita laicale, tra vita nel mondo e fuori dal mondo. Un modello che non è nato sulla carta, ma nell’esperienza concreta di una giovane romana: scritto – si direbbe – da Dio stesso nell’esistenza straordinaria di Francesca”. “Non per nulla le pareti di questi ambienti sono decorate da immagini della vita di lei, a dimostrare che il vero edificio che Dio ama costruire è la vita dei santi”.
In questo contesto, il Pontefice ha ricordato che anche ai giorni nostri Roma ha bisogno di donne “tutte di Dio e tutte del prossimo; donne capaci di raccoglimento e di servizio generoso e discreto; donne che sanno obbedire ai Pastori, ma anche sostenerli e stimolarli con i loro suggerimenti, maturati nel colloquio con Cristo e nell’esperienza diretta sul campo della carità, dell’assistenza ai malati, agli emarginati, ai minori in difficoltà”.
“E’ il dono di una maternità che fa tutt’uno con l’oblazione religiosa, sul modello di Maria Santissima” ha aggiunto. “Il cuore di Maria è il chiostro dove la Parola continua a parlare nel silenzio, e al tempo stesso è la fornace di una carità che spinge a gesti coraggiosi, come pure a una condivisione perseverante e nascosta”.
La consuetudine papale di venire a Tor de’ Specchi per la festa della Santa, il 9 marzo, venne inaugurata da Innocenzo X Pamphili nel 1645. L'ultima visita prima di quella di Benedetto XVI è stata effettuata da Giovanni Paolo II il 29 aprile 1984.
Santa Francesca Romana fondò la Congregazione delle Oblate nel 1433. Per il suo progetto di vita religiosa si ispirò alla Regola di S. Benedetto, integrandola con alcune consuetudini particolari. In anticipo sui tempi, volle infatti che la casa conservasse le caratteristiche di monastero aperto, affinché le figlie spirituali, non vincolate all’obbligo della clausura, potessero continuare la sua opera di assistenza e di carità a favore dei fratelli.
Dopo la sua morte, la sera del 9 marzo 1440, la salma rimase esposta per tre giorni alla pubblica devozione nella chiesa di S. Maria Nova al Foro Romano. Nello stesso anno, Papa Eugenio IV autorizzò l’apertura della causa di canonizzazione. Il 29 maggio 1608 venne elevata all'onore degli altari da Papa Paolo V Borghese.

7 marzo 2009

CONTRIBUTO 3


Mi è piaciuto molto questo commento scritto da fra Vincenzo ad una bellissima frase di Gesù e, per questo motivo, ho deciso di pubblicarlo:

ESSERE SIMILI A DIO-AMORE
Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
Siate perfetti come il Padre vostro celeste, dice l'evangelista Matteo nel brano del Vangelo odierno (vedi Mt 5,43-48).
Gesù vuol tratteggiare il volto del suo vero discepolo. Lo fa con una serie di istruzioni che, con l'amore, superano la legge mosaica.
Davanti alla Parola che parla di perfezione, dobbiamo soprattutto pregare, dobbiamo implorare Gesù per poterlo vivere pienamente. Dobbiamo supplicare lo Spirito Santo di cambiare i nostri cuori al punto di poter perdonare e amare come Gesù, che ci ha dato la più grande prova del suo amore per noi sulla croce. Santa Maria Maddalena de' Pazzi quando pregava lo Spirito Santo diceva: "...togli tutto quello che è in me di mio e infondi in me solo quello che è tuo!".
La perfezione, il cammino di santità con Dio-Amore ci conduce ad amare a prescindere da da meriti o demeriti.Il bisogno di amare e di essere amato è iscritto nel nostro essere, e quindi viene spontaneo mostrarci affettuosi là dove troviamo piena corrispondenza. Nulla di male, ovviamente, ma il "di più" che ci viene richiesto va molto oltre, perché ha un'altra origine: attinge al nostro essere "ad immagine di Dio", alla nostra relazione filiale con Lui.Ma quante linee intrecciate su Dio-Amore, un Dio che non riusciamo a capire specialmente quando dobbiamo volgerci con amore verso chi, umanamente parlando, non ci risulta amabile.Non si può capire Dio-Amore, Dio-Misericordia se non si è coscienti della propria personale indegnità. Abbiamo bisogno di guardarci dentro, nelle pieghe oscure del nostro cuore, per riconoscere quanto si annida dentro di noi e capire così come ci ama Dio.È il caso di dire, di fronte a certe cadute sconcertanti che ci fanno toccare con mano tutta la nostra debolezza e meschinità, "felice colpa" che mi ha aperto gli occhi, facendomi capire chi veramente sono io e, a fronte, che cosa significhi che Dio è misericordia.
Dio ha creato il nostro cuore in modo che esso non possa essere neutrale. Quando restiamo indifferenti nei confronti di qualcuno, siamo incapaci di scoprire ciò che vi è di migliore in lui, siamo incapaci di perdonarlo veramente. Si tratta ancora, quindi, di imitare il nostro Padre celeste, non nella sua potenza, nella sua saggezza, nella sua intelligenza, ma nella sua bontà e nella sua misericordia. Lui che non solo “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”, ma che ha sacrificato il suo Figlio, il suo Figlio prediletto, per Giuda come per il buon ladrone, per tutti gli uomini ancora oggi.
Durante la nostra pausa di riflessione, fermiamo lo sguardo su Dio-Misericordia, mettiamoci per un attimo dalla parte di Dio e lodiamo il Signore così:
Ti lodo e ti benedico, Padre, per tutte le volte che ti sei chinato con amore sulla mia povertà, risollevandomi dopo ogni caduta, perché rinvigorito da questa esperienza divenissi, a mia volta, più misericordioso verso gli altri.
(da fra Vincenzo sul blog "Ama credi e vai")

4 marzo 2009

La penitenza dei furbi...

Si può parlare ancora di Quaresima? Digiunare per dieta o per fede? Perché molti con facilità mettono in pratica i consigli del medico e considerano sorpassate le concezioni religiose in materia? Si può ancora parlare di Quaresima e di penitenza per l’uomo di oggi? Se il digiuno lo propone il prete, è una imposizione. Se è il dietologo a proporlo è legge sacrosanta da osservare quotidianamente con scrupolosità e con controlli periodici.
Se una donna prepara una bistecca, tutti sbuffano: uffa... la solita carne! Se la Chiesa dice è venerdì di quaresima: c'è astinenza dalla carne; magari ti viene voglia di bistecca!
Forse è importante domandarsi: ma cosa c'è dietro questa proposta di sacrificio, di mortificazione?
La donna o la persona in genere che va dal dietologo lo fa per essere più donna, quasi più realizzata e fa (udite!) dei sacrifici per questo.
La madre Chiesa che propone un cammino di penitenza, ha lo stesso scopo: rendere una creatura umana più forte, più bella interiormente, più realizzata, il più simile possibile a un risorto: a Gesù risorto.
Se un uomo vuole vivere con dignità, è immerso necessariamente nella lotta con il dominio dei suoi istinti. È impegnato nella possibile distruzione delle sue negatività e nel rafforzamento delle sue energie migliori per essere felicemente uomo libero e non schiavo.
La penitenza è l'io che comanda, è l'uomo buono che è in ognuno, che ha preso in mano la vita e la vuole condurre sul cammino della felicità. La penitenza è la voglia e la decisione di costruirsi, ad ogni costo, una personalità umana che sappia scegliere in continuità il bene ed evitare il male.
La penitenza è saper dire di no!
Alle tentazioni che mi portano a diventare un uomo poco uomo (sesso, potere, denaro, egoismo, indifferenza all’anima e a Dio, ecc…) e scegliere positivamente un modo di vivere equilibrato e sano, da vero uomo.
La penitenza è quindi una scelta positiva di vita.
Certo è importante rivedere il nostro modo passivo di subire la penitenza.
“Io voglio”: ecco la parola vera dell’uomo libero, che molti di noi non sanno più vivere e dire.
Il fumo vuole, il sesso vuole. Il lavoro, il potere vogliono.
Non so togliermi il fumo, non so togliermi da una sessualità superficiale, non riesco ad uscire dalla rete del lavoro, non ho tempo…
“Io sono schiavo” ecco la verità e forse ci sto bene. La penitenza è liberta e liberazione dalle schiavitù interiori (peccato!), perché io voglio essere un uomo (aspetto umano) e voglio somigliare a Gesù Cristo Uomo perfetto nel quale realizzo le mie possibilità umane.
Ecco la Quaresima:
Un tempo particolare (40 giorni e poi Pasqua) che mi viene donato per impegnarmi a crescere nella mia umanità, nella mia interiorità, nel mio spirito.
Ci vuole innanzitutto un cambiamento deciso (metànoia, la chiamano i greci = cambiamento del modo di pensare e di vivere), una conversione, un modo deciso di rottura di un comportamento.
La Quaresima inizia e vale soltanto per chi lo vuole. E’ inutile continuare il discorso se tu non vuoi cambiare in meglio te stesso.
Bisogna riconoscere che si è un po’ buoni, ma anche sbagliati e bisognosi di vita nuova.
E’ necessario conoscere questa vita nuova che è Gesù Cristo dandosi del tempo per una familiarità più quotidiana con la Parola di Dio (leggendosi il Vangelo, andando a Messa…) e decidere in che cosa io devo cambiarmi.
“E’ difficile?” allora prega Dio che può renderti uomo (Quaresima è tempo di preghiera! Quaresima è: decidersi per una soluzione).
E allora: buona Quaresima!
Se no! Buon carnevale per chi pensa che la vita sia tutto un carnevale e che le maschere possono durare sempre. Però mi permetto di dire a questi amici che io voglio fare la QUARESIMA, sperando che mi costi tanto, ma tanto quanto costa la mia vita. E non credo di essere meno furbo… anzi…

Don Giosy Cento

Contributo 2

1. Quaresima, tempo di silenzio

Spesso abbiamo paura del silenzio: ci sembra che indichi solitudine e depressione. Il silenzio ci pare un abisso vuoto che dobbiamo riempire ad ogni costo con un rumore qualsiasi. Così usiamo televisione, radio, telefono, cellulare, internet, per affollare le nostre giornate di suoni, immagini, parole spesso inutili e banali. Scrive Bruno Ferrero, un narratore da poco scomparso:

Miliardi di parole, ogni giorno, ci investono, ci trafiggono, ci soffocano. Saper parlare è un gran dono. Perché l'uomo non dica troppi spropositi, Dio gli ha donato dieci dita perché possa ricordare i suoi saggi consigli:

che la tua prima parola sia buona,
che la tua seconda parola sia vera,
che la tua terza parola sia giusta,
che la tua quarta parola sia generosa,
che la tua quinta parola sia coraggiosa,
che la tua sesta parola sia tenera,
che la tua settima parola sia consolante,
che la tua ottava parola sia accogliente,
che la tua nona parola sia rispettosa.
E la tua decima parola sia saggia.
Poi, taci!

E’ vero che esistono silenzi che hanno le radici nel male: silenzi di antipatia, di rancore, di risentimento, di odio; oppure silenzi di vigliaccheria, di omertà, di complicità. Tuttavia esiste anche un silenzio altamente positivo, che è condizione necessaria per ascoltare gli altri e soprattutto l’Altro.
La Quaresima è il tempo più opportuno per abbattere i nostri muri di silenzi egoistici e per costruire invece quel Silenzio del cuore che ci permette di svuotarci delle parole inutili e riempirci della Parola, che ci permette di liberarci dei suoni frastornanti per ascoltare il dolce soffio dello Spirito.

2. Il Silenzio come luogo dell'incontro con Dio

Dio Padre dice una sola Parola.
Questa Parola è il suo Figlio.
Egli la pronuncia instancabilmente in un silenzio eterno,
e nel silenzio l’anima deve ascoltarla.
(San Giovanni della Croce)

Dunque, se vogliamo ascoltare il Signore e accogliere la sua Parola, dobbiamo innanzitutto fare silenzio.
Per prima cosa dobbiamo stabilire il Silenzio esteriore. Cominciamo a ridurre tutti i rumori esterni: riduciamo il tempo davanti al televisore, riduciamo i tempi che trascorriamo in luoghi affollati, riduciamo le letture e le conversazioni inutili. Riduciamo anche il tono della voce e, nelle nostre attività quotidiane, riduciamo il fracasso e i movimenti agitati e frenetici.
La seconda fase è stabilire il Silenzio interiore. Spesso continuiamo a discutere nella nostra anima (con noi stessi o con compagni immaginari), anche quando non apriamo bocca. Entriamo invece nella stanza del nostro cuore, chiudiamo la porta e facciamo tacere i nostri pensieri, i nostri giudizi, i nostri ragionamenti. Facciamo tacere le nostre critiche, la nostra curiosità, la nostra volontà. Facciamo tacere i nostri ricordi: quella persona mi ha fatto quel torto, i miei genitori mi hanno trascurato, quell’amico mi ha tradito… Facciamo tacere la nostra autocommiserazione: come è difficile la mia vita, come è pesante la mia croce… Facciamo tacere tutte le preoccupazioni e consegniamoci con fiducia nelle mani del Signore: “Gesù, pensaci tu”.
Non è facile per noi costruire il Silenzio; per questo dobbiamo chiedere l’aiuto di Dio e ripetere con il salmo 140:
Poni, Signore, una custodia alla mia bocca,
sorveglia la porta delle mie labbra. (Sal 140,3)
Come notava già S. Agostino, la bocca e le labbra non sono solo quelle del corpo, ma anche e soprattutto quelle del cuore. Il Silenzio esteriore e interiore è dunque un dono da chiedere al Signore con costanza e fiducia.
Quando le parole e i pensieri finalmente si fermano, lodiamo Dio in un silenzio di stupore e di ammirazione. Stiamo con Lui in silenzio adorante. Questa è la preghiera del Cielo: stare alla di Lui Presenza in esultanza e in adorazione silenziosa. Viviamo in intimità d’amore con il nostro Dio: fermiamoci nel silenzio del cuore e assaporiamo l’Amore che il Signore versa in noi. Accogliamolo e accoglieremo la Pace… la Gioia… In quel silenzio ascoltiamo la Sua voce che ci parla, e ancora in quel silenzio rispondiamoGli e chiamiamoLo; se noi lo vogliamo, inizierà per noi l’avventura più straordinaria della nostra vita.

3. Il silenzio nel Vangelo domenicale di marzo

I domenica: “Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto” (Mc 1,12)
Il deserto è il luogo della tentazione ma anche del silenzio e della preghiera
. Come per Gesù, anche per noi è lo Spirito Santo che ci sospinge nel nostro deserto interiore. Lì possiamo vincere la tentazione con la preghiera più vera, quella che nasce dal silenzio della nostra anima, in cui possiamo ascoltare le parole d’amore di Dio: “la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2, 16).

II domenica: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!” (Mc 9,7)
Il silenzio è la condizione necessaria per l’ascolto.
Quando nel silenzio del cuore avremo realizzato l’invito del Padre ad ascoltare il suo Figlio, allora sapremo seguirlo sulla via della Croce che porta alla Risurrezione e allora anche il nostro volto potrà essere il riflesso del Volto trasfigurato e radioso di Cristo.

III domenica: “Non fate della casa del Padre mio un mercato!” (Gv. 2,16)
Il comando sdegnato di Gesù può riguardare anche le nostre chiese, quando a volte il brusio
distratto soffoca il silenzio che si conviene al luogo sacro. Ma il rimprovero riguarda soprattutto il tempio interiore del nostro cuore che spesso, invece che dal silenzio, è abitato dalla confusione e dal chiasso di un mercato, dove trasformiamo la preghiera in una specie di contrattazione o di compravendita con Dio.

IV domenica: “Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi” (Gv 3,17)
Il popolo ebreo, nella schiavitù di Babilonia, era chiuso in un triste silenzio, incapace anche di cantare al Signore: “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?” (Sal 137,4). Ma il Padre, nel suo immenso amore per noi, ha mandato Gesù per liberarci dalla schiavitù del peccato, così la nostra lingua si scioglie nel canto di gioia e di lode dei salvati.

V domenica: “Se il chicco di grano muore, produce molto frutto” (Gv 12,24)
E’ nel silenzio che il chicco marcisce sotto terra; non si lamenta il chicco, né discute o si ribella, ma tace mentre si consuma per generare nuova vita.
Dal chicco dobbiamo imparare questa lezione di silenzio, che è anche lezione di umiltà e mitezza nell’offrire la nostra vita e la nostra sofferenza per amore. Gesù ci ha dato l’esempio: “era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori e non aprì la sua bocca” (Is 53,7). Il morire silenziosamente a noi stessi, uniti al Crocifisso, rende fecondo il dono della vita.

4. Il silenzio di Giuseppe

Nel mese di marzo celebriamo la solennità di S. Giuseppe, vero maestro di silenzio. I Vangeli non riportano neppure una parola detta da lui, ma solo quello che “fece”, sempre in fiduciosa obbedienza alla volontà di Dio.
Già al momento della sua “annunciazione”, Giuseppe non parlò, ma semplicemente “fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore” (Mt 1,24). Per tutta la vita continuò poi a svolgere “azioni” secondo il progetto del Signore e sempre avvolte dal silenzio. Nei Vangeli non leggiamo sue parole né quando con Maria da Nazaret andò a Betlemme per il censimento, né quando nacque il Bambino, né alla circoncisione e alla presentazione di Gesù al tempio, né in occasione della fuga in Egitto, né al ritorno in Galilea, né nel quieto svolgimento della vita familiare e del suo lavoro di carpentiere a Nazaret, né durante lo smarrimento e successivo ritrovamento di Gesù dodicenne, né dopo.
Giovanni Paolo II disse di S.Giuseppe (udienza mercoledì 19 marzo 2003):
"in pochi ma significativi tratti gli evangelisti lo descrivono come custode premuroso di Gesù, sposo attento e fedele, che esercita l'autorità familiare in un costante atteggiamento di servizio. Null'altro di lui ci raccontano le Sacre Scritture, ma in questo silenzio è racchiuso lo stile stesso della sua missione: un’esistenza vissuta nel grigiore della quotidianità, ma con una sicura fede nella Provvidenza".
In questo silenzio di Giuseppe, possiamo capire meglio la definizione che dà di lui il Vangelo di Matteo: era uomo “giusto” (Mt 1,19). Giuseppe è uomo giusto perché, nel suo silenzio, è sempre in ascolto del Signore e pronto ad obbedire ad ogni Suo comando. È uomo giusto perché, nel suo silenzio, non fa obiezioni a Dio ma agisce con fede incondizionata. È uomo giusto perché, nel suo silenzio, è sempre immerso nella contemplazione del mistero: la Parola fatta carne in quel Bambino, poi Adolescente, infine Uomo, di cui Dio lo aveva chiamato ad essere padre putativo. Con il suo silenzio, Giuseppe sintetizza mirabilmente vita attiva e contemplativa.
“Nel silenzio e nell’abbandono confidente sta la vostra forza” (Is 30,15)
San Giuseppe ha vissuto fino in fondo questa verità. Mettiamoci dunque alla sua scuola e cerchiamo di imitare quel raccoglimento, quella calma, quella fiducia, quell’ascolto, quell’obbedienza, quell’unione al Signore. Per intercessione di San Giuseppe, chiediamo il dono del silenzio perché, come dice S. Bernardo, "il silenzio è nostro custode e la nostra forza risiede in lui; il silenzio è il fondamento della vita spirituale, per mezzo di esso si acquisisce la giustizia e la virtù: parlate poco con gli uomini e sperate molto in Dio". La via della santità passa per il silenzio.

5. Il silenzio di Maria

Un altro appuntamento fondamentale in questo mese di marzo è la solennità dell’Annunciazione, che celebra quel “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1, 38) da cui è iniziata la nostra redenzione.
La scena del dialogo tra l’arcangelo Gabriele e la Vergine, riportata dal Vangelo di Luca, potrebbe sembrare poco adatta come punto di partenza per riflettere sul silenzio di Maria; forse che in quell’occasione la promessa sposa di Giuseppe non parlò?
In fondo, poco oltre lo stesso Vangelo riporta per due volte una annotazione ben più diretta sul tacere della Madonna: “serbava tutte queste cose nel suo cuore” (Lc 2,19 e 2,51). Perché allora non iniziare da questa frase?
In effetti è proprio l’Annunciazione che per prima presuppone il silenzio. Proprio perché Maria era già immersa nel silenzio contemplativo, può ascoltare la voce del messaggero di Dio; è dal silenzio del suo cuore che scaturiscono le sue parole di adesione totale alla Volontà del Padre; è infine nel silenzio del suo grembo che accoglie la Parola fatta carne. L’Annunciazione presenta quindi il perfetto rapporto di silenzio – ascolto – risposta.
Non è il parlare che rompe inevitabilmente il silenzio.
Il silenzio è la sede della Parola di Dio, e se, quando parliamo, accogliamo ed echeggiamo quella Parola, non cessiamo di tacere. (Madeleine Delbrel)
In questo senso, Maria non spezza il silenzio neppure quando parla, nelle sole quattro occasioni registrate dai Vangeli: oltre che nell’Annunciazione, anche nel canto del Magnificat, nel ritrovamento di Gesù dodicenne al tempio, infine alle nozze di Cana dove ci lascia il suo testamento spirituale con l’invito “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5).
Quando, immersi nel frastuono della nostra vita, abbiamo difficoltà a stabilire nel nostro cuore quel silenzio in cui far risuonare la Parola, allora guardiamo Maria, imitiamo Maria, amiamo Maria, preghiamo Maria. Quando ci sembra di non saper sfuggire all’inferno del rumore, il suo Cuore Immacolato sia il nostro rifugio, quel Cuore che “serbava tutte quelle cose” come uno scrigno silenzioso. Preghiamo, usando parole di don Tonino Bello:
Santa Maria, donna del silenzio, riportaci alle sorgenti della pace. Liberaci dall'assedio delle parole. Facci comprendere che, solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare. Spiegaci il senso profondo di quel brano della Sapienza: «Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, scese sulla terra...»(Sap 18,14)

6. Il silenzio è…

Il silenzio è mitezza
quando non rispondi alle offese,
quando non reclami i tuoi diritti,
quando lasci la tua difesa a Dio.
Il silenzio è misericordia
quando non infierisci sulle colpe dei fratelli,
quando dimentichi senza frugare nel passato,
quando il tuo cuore non condanna, ma perdona.
Il silenzio è pazienza
quando soffri senza lamentarti,
quando non cerchi d'esser consolato, ma consoli,
quando attendi che il seme germogli lentamente.
Il silenzio è umiltà
quando accogli nel segreto il dono di Dio,
quando non opponi resistenza all'arroganza,
quando lasci ad altri la gloria e il merito.
Il silenzio è fede
quando ti fermi a contemplare il Suo volto,
quando ascolti la Sua presenza nella bufera,
quando taci, perché Egli parli al tuo cuore.
Il silenzio è adorazione
quando non chiedi il "perché" nella prova,
quando t'immergi nella sua volontà,
quando dici: "Tutto è compiuto".
(P. Frederick William Faber)

Il silenzio è come un carro di fuoco che porta l'anima al cielo come fu portato il profeta Elia.
O silenzio! felicità delle anime interiori, scala del cielo, strada del regno di Dio.
O silenzio! specchio in cui il peccatore vede i suoi peccati, principio di luce, di mitezza, di umiltà.
O silenzio! porto sicuro dove si trova la tranquillità dell'anima, scuola della lettura, dell'orazione, della contemplazione, aiuto per acquistare tutte le virtù e sorgente di ogni bene. (S. Giovanni Crisostomo)

7. Il silenzio liturgico

Il Signore risiede nel suo tempio santo;
taccia davanti a lui tutta la terra" (Ab 2, 20)
Durante la celebrazione della Messa sono previsti alcuni momenti di silenzio, necessari per una vera e completa partecipazione alla liturgia. Purtroppo a volte questi momenti di silenzio sono trascurati dal celebrante; altre volte sono rispettati, ma i fedeli li vivono con un certo imbarazzo e qualcuno si distrae perché non sa che fare o pensare. Conoscerne il significato, quindi, è utile per scoprirne il valore prezioso e così beneficiarne.
I momenti più importanti del silenzio liturgico durante la Messa sono:
· all’atto penitenziale (quando il sacerdote invita a riconoscerci peccatori): il silenzio ci aiuta a entrare nel profondo della nostra anima, per misurare il nostro peccato davanti all’immensità dell’Amore di Dio;
· prima della Colletta (quando il sacerdote dice “Preghiamo”): il silenzio ci aiuta a raccogliere le nostre personali intenzioni di preghiera per presentarle al Signore tramite il sacerdote;
· durante la liturgia della Parola: prima, durante e dopo ogni lettura, e in particolare dopo l’omelia, il silenzio ci aiuta a ringraziare il Signore per la Parola che ci dona e ad accoglierla per farla fruttificare in noi; la Parola si ode nel silenzio e in esso produce la sua fecondità;
· dopo la comunione: il silenzio ci aiuta a offrire una preghiera di adorazione, di lode, di benedizione e di ringraziamento al Signore per il dono del suo Corpo e Sangue.
Il silenzio liturgico, dunque, aiuta a creare in noi una vigile presenza, un sacro raccoglimento, un’interiorizzazione della Parola di Dio, un dialogo personale con il Signore che viene ad abitare in noi. Il silenzio liturgico ci tiene per un momento la bocca chiusa perché così, quando la apriamo per dire o cantare con tutta l’assemblea la nostra risposta a Dio, le nostre parole diventino più autentiche e vere.
Durante la celebrazione, il silenzio è segno dello Spirito Santo, della Sua presenza e della Sua azione perché ogni fedele si disponga all’ascolto e alla contemplazione. Lo Spirito parla nel silenzio e apre la mente alla comprensione, invita il cuore ad accogliere, suggerisce le parole nella preghiera, insegna a riconoscere che tutto nella liturgia è un dono del Cielo. Nel silenzio lo Spirito trasforma l’assemblea nel suo complesso e ogni singolo fedele, aiutandoli a incontrare Dio e a portarLo agli altri nella testimonianza della vita di ogni giorno.

8. Devozioni di Marzo

Il mese di Marzo è dedicato a S. Giuseppe. In questo mese onoriamo in modo speciale questo grandissimo santo con qualcuna delle belle devozioni che la tradizione ci offre: il Sacro Manto, i Sette dolori e sette gioie di S. Giuseppe, il Rosario a S. Giuseppe, la preghiera A te, o beato Giuseppe (indulgenza parziale). Ogni mercoledì, il giorno della settimana dedicato a lui, offriamo qualche opera buona come segno della nostra venerazione e, se possibile, accostiamoci alla santa Comunione. Inoltre la Solennità di S. Giuseppe è il 19 marzo; prepariamoci con la NOVENA DI S. GIUSEPPE (dal 10 al 18 marzo).

In questo mese celebriamo anche la Solennità dell’Annunciazione il 25 marzo. Prepariamoci con la NOVENA DELL’ANNUNCIAZIONE (dal 16 al 24 marzo), usando il seguente testo:
1.«Entrando da lei (l’angelo) disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”» (Lc 1,28). Sia benedetto, o Maria, il saluto celeste che l’Angelo di Dio Ti rivolse nell’Annunciazione. Ave Maria
2. «…Ti saluto, o piena di grazia» (Lc 1,28). Sia benedetta, o Maria, la grazia sublime di cui l’Angelo di Dio Ti dichiarò piena. Ave Maria
3.«L’Angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”» (Lc 1,30-31). Sia benedetto, o Maria, il lieto annuncio che l’Angelo di Dio Ti recò dal cielo. Ave Maria
4.«Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore”» (Lc 1,38). Sia benedetto, o Maria, il saluto celeste che l’Angelo di Dio Ti rivolse nell’Annunciazione. Ave Maria
5. «Avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). Sia benedetta, o Maria, la perfetta adesione con cui rispondesti alla Volontà di Dio. Ave Maria
6.«La vergine concepirà e partorirà un figlio» (Is 7,14). Sia benedetto, o Maria, l’angelica purezza con cui accogliesti nel tuo seno il Verbo di Dio. Ave Maria
7. «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,4). Sia benedetto, o Maria, il beato momento in cui il Figlio di Dio si vestì della tua carne. Ave Maria
8. «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). Sia benedetto, o Maria, l’attimo sublime in cui divenisti Madre del Figlio di Dio. Ave Maria
9.«Il Signore è mia luce e mia salvezza» (Sal 27,1). Sia benedetto, o Maria, il tanto atteso momento in cui iniziò la salvezza umana con l’Incarnazione del Figlio di Dio. Ave Maria
- Ave Maria, piena di grazia. - Il Signore è con Te!
Preghiamo:
O Dio che tramite l’annuncio dell’Angelo ci hai fatto conoscere l’incarnazione del tuo Verbo nel grembo verginale di Maria, Ti preghiamo di guidarci fino a Te per i meriti della Passione e della Croce di tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo e per l’intercessione dell’Immacolata sempre Vergine Maria, sua e nostra tenera Madre.

(fonte: www.piccolifiglidellaluce.it)