" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "

" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "
"Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Il Signore è con Te, anche più di quanto Tu sia con Dio; la Tua Carne non è più Carne Tua, il Tuo Sangue è per due. E benedetta sarai tra tutte le donne, perchè, se sei Madre di tutti, chi potrebbe non amarTi?"

28 febbraio 2010

SERENI IN DIO

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“FORTI E PAZIENTI: SERENI”
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Se avendo fissato lo sguardo in Dio sai mantenerti sereno davanti alle preoccupazioni, se impari a dimenticare le piccolezze, i rancori e le invidie, ti risparmierai la perdita di molte energie, di cui hai bisogno per lavorare con efficacia, al servizio degli uomini. (Solco, 856).

Sa essere forte chi non ha fretta di ottenere i frutti della virtù, ma è paziente. La fortezza ci fa assaporare la virtù divina e umana della pazienza. Con la vostra pazienza salverete le vostre anime (Lc 21, 19). Il possesso dell'anima è posto nella pazienza che, in effetti, è la radice e la custodia di tutte le virtù. Noi possediamo l'anima per mezzo della pazienza perché, imparando a dominare noi stessi, cominciamo a possedere quello che siamo [San Gregorio Magno, Homiliae in Evangelia, 35, 4]. È la pazienza che ci spinge a essere comprensivi con gli altri, persuasi che le anime, come il vino buono, migliorano col tempo.

Forti e pazienti: sereni. Ma non la serenità di chi paga la propria tranquillità col disinteresse per i propri fratelli o per il grande compito, che riguarda tutti, di diffondere senza posa il bene nel mondo intero. Sereni, perché c'è sempre perdono, perché a tutto c'è rimedio, tranne che alla morte; ma, per i figli di Dio, la morte è Vita.
Sereni, non fosse che per poter agire con intelligenza: chi conserva la calma è in grado di pensare, di studiare i pro e i contro, di esaminare giudiziosamente l'esito delle azioni previste. Poi, ponderatamente, potrà agire con decisione. (Amici di Dio, 79)

27 febbraio 2010

NELLA MIA CARNE E' SCOLPITO L'AMORE

Questi quattro versi erano scolpiti, in latino, sugli zoccoli dei crocifissi medioevali:
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Tu dubiti che Io ami?
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Fèrmati e osserva.
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Nella Mia Carne
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è scolpito l'Amore.

" SIAMO TUTTI FRATELLI! "


L'Apostolo ha anche scritto che "non c'è distinzione tra gentile e giudeo, tra circonciso e incirconciso, tra barbaro e scita, tra schiavo e libero, ma Cristo è tutto ed è in tutti". Queste parole valgono oggi come ieri: di fronte al Signore, non esistono differenze di nazione, di razza, di classe, di stato... Ognuno di noi è rinato in Cristo, per essere una nuova creatura, un figlio di Dio: siamo tutti fratelli, e da fratelli ci dobbiamo comportare. (Solco, 317)

Dinanzi alla fame di pace, noi ripetiamo con San Paolo: Cristo è Pax nostra, la nostra pace. Dinanzi all'anelito di verità, dobbiamo ricordare che Cristo è la Via, la Verità e la Vita. Chi aspira all'unità, deve porsi di fronte a Cristo che prega affinché siamo consummati in unum, perfetti nell'unità. La sete di giustizia deve guidarci alla sorgente da cui scaturisce la concordia fra gli uomini: l'essere e il sapersi figli del Padre, e quindi fratelli. Pace, verità, unità, giustizia.

Come sembra difficile, a volte, la missione di superare le barriere che impediscono la convivenza umana; eppure noi cristiani siamo chiamati a operare il grande miracolo della fraternità; a ottenere, con l'aiuto della grazia divina, che gli uomini si comportino cristianamente, portando gli uni i pesi degli altri, vivendo il comandamento dell'amore, che è vincolo di perfezione e riassume tutta la legge. (E' Gesù che passa, 157)

DARSI A DIO SENZA RISERVE

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"VOGLIO DARMI A TE SENZA RISERVE"
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"Gli dice Pietro: Signore! Tu lavare i piedi a me? E Gesù risponde: quello che Io faccio, tu adesso non lo comprendi; lo comprenderai più avanti. Pietro insiste: i piedi a me Tu non li laverai mai. Gesù gli replica: se Io non ti laverò, non avrai parte con Me. Simon Pietro si arrende: Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e la testa".
Di fronte alla chiamata a una donazione totale, completa, senza esitazioni, molte volte opponiamo una falsa modestia, come quella di Pietro... Magari fossimo anche noi uomini di cuore, come l'Apostolo! Pietro non permette a nessuno di amare Gesù più di lui. Questo amore porta a reagire così: eccomi qui, lavami mani, testa, piedi! Purificami del tutto!, Perché io voglio darmi a Te senza riserve. (Solco, 266)

"Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1, 15).

"Tutta la folla veniva a Lui ed Egli li ammaestrava" (Mc 2, 13).

Gesù vede quelle barche sulla riva e sale su una di esse. Con che naturalezza Gesù entra nella barca di ognuno di noi!

Quando ti avvicini al Signore, pensa che Egli sta sempre molto vicino a te, in te: regnum Dei intra vos est (Lc 17, 21). Lo troverai nel tuo cuore.

Cristo deve regnare innanzitutto nella nostra anima. Per farLo regnare in me ho un grande bisogno della Sua grazia: soltanto così anche il mio palpito più nascosto, il sospiro impercettibile, lo sguardo più insignificante e la parola più banale, perfino la sensazione più elementare, tutto potrà tradursi in un osanna a Cristo, il mio Re.

"Duc in altum". – Prendi il largo! – Respingi il pessimismo che ti rende codardo. "Et laxate retia vestra in capturam" (Lc 5, 4-5) – e getta le tue reti per la pesca.

Dobbiamo aver fiducia nelle Parole del Signore; dobbiamo salire sulla barca, mettere mano ai remi, issare le vele e lanciarci nel mare del mondo che Cristo ci affida come Sua eredità.

"Et regni eius non erit finis" (Lc 1, 33). – Il Suo Regno non avrà fine!

Non ti dà gioia lavorare per un Regno così?
(Santo Rosario, Misteri Luminosi: L'annuncio del Regno di Dio).

25 febbraio 2010

A CHI SIAMO SIMILI?


" La bontà e la grazia ci rendono simili a Gesù; il peccato invece ci abbrutisce. "
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Si narra che Leonardo da Vinci abbia dipinto con molta lentezza la Cena al refettorio del convento di S. Maria delle Grazie a Milano. Non gli riusciva di trovare i modelli adatti.
Un giorno incontrò nel parco del Castello un giovane con il volto di un ovale perfetto, con la fronte serena e nobile, con gli occhi limpidi e penetranti, capelli biondi, leggermente ondulati.
Lo invitò a fargli da modello per Gesù.
Qualche anno dopo si torturava perchè non riusciva a trovare un viso da galeotto, che gli permettesse di ritrarre Giuda, il traditore.
Una sera, entrando in un'osteria, vide un uomo con una faccia patibolare: spiava i dadi da gioco e proferiva orribili bestemmie. Aveva finalmente trovato il tipo adatto. Lo chiamò da parte e lo invitò a fargli da modello, dietro lauta ricompensa. Quegli accettò ed entrò con Leonardo a S. Maria delle Grazie.
Mentre sul palco il sommo artista scrutava la faccia del delinquente, la fronte triste, gli occhi biechi, i capelli ispidi, ebbe un ricordo e sentì un singhiozzo. Gli chiese:
- Che hai? Ti senti male?
- No! -, rispose Francesco Bandinelli, il modello. - Piango nel vedere il mutamento che ho fatto nella mia vita.
Leonardo capì, ma chiese:
- Che vuoi dire?
- Voi ben lo sapete, maestro! Tre anni fa io stavo precisamente su questo palco e mi ritraeste per Gesù.
- E che hai fatto per ridurti così?
L'uomo guardò l'affresco, quasi ultimato, fissò gli occhi sulla figura stupenda di Gesù e sospirò:
- Sono un disgraziato: la passione e il peccato mi hanno ridotto così!
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(Fr. Remo di Gesù)

" FARE DELLA VITA QUOTIDIANA UNA TESTIMONIANZA DI FEDE "

Molte realtà materiali, tecniche, economiche, sociali, politiche, culturali..., abbandonate a sé stesse, o in mano di chi è privo della luce della nostra fede, diventano ostacoli formidabili per la vita soprannaturale: formano come un recinto chiuso e ostile alla Chiesa. Tu, in quanto cristiano - ricercatore, letterato, scienziato, politico, operaio... -, hai il dovere di santificare queste realtà. Ricorda che tutto l'universo scrive l'Apostolo sta gemendo come nei dolori del parto, aspettando la liberazione dei figli di Dio. (Solco, 311)

Di questo tema abbiamo parlato molto in altre occasioni, ma permettetemi di insistere ancora una volta sulla naturalezza e la semplicità della vita di Giuseppe, che non si teneva distante dai suoi vicini e non innalzava barriere superflue.

Pertanto, anche se forse conviene farlo in taluni momenti o situazioni, generalmente non mi piace parlare di operai cattolici, di medici cattolici, di ingegneri cattolici e così via, come per indicare una specie all'interno di un determinato genere, come se i cattolici formassero un gruppetto separato dagli altri uomini, perché così si dà la sensazione che esista un fossato tra i cristiani e il resto dell'umanità. Rispetto l'opinione contraria, ma penso che sia molto più appropriato parlare di operai che sono cattolici o di cattolici che sono operai, di ingegneri che sono cattolici o di cattolici che sono ingegneri. Perché l'uomo che ha fede ed esercita una professione — intellettuale, tecnica o manuale — è e si sente unito agli altri, uguale agli altri, con gli stessi diritti e gli stessi obblighi, con lo stesso desiderio di migliorare e lo stesso slancio per affrontare e risolvere i problemi comuni.

Il cattolico, accettando tutto ciò, saprà fare della sua vita quotidiana una testimonianza di fede, di speranza, di carità; testimonianza semplice e spontanea che, senza manifestazioni vistose, ma attraverso la coerenza di vita, dà rilievo alla costante presenza della Chiesa nel mondo: giacché tutti i cattolici sono essi stessi Chiesa, membri a pieno diritto dell'unico Popolo di Dio. (E' Gesù che passa, 53)

24 febbraio 2010

NELLA PREGHIERA CHIEDI CON FEDE!

NON C'E' MOTIVO DI SCONTRO TRA LA CHIESA E LO STATO

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Non è vero che vi sia opposizione tra l'essere buon cattolico e il servire fedelmente la società civile. Non c'è motivo di scontro tra la Chiesa e lo Stato, nel legittimo esercizio della loro rispettiva autorità, di fronte alla missione che Dio ha loro affidato. Mentono proprio così: mentono quelli che affermano il contrario. Sono gli stessi che, in ossequio a una falsa libertà, vorrebbero 'amabilmente' che noi cattolici tornassimo nelle catacombe. (Solco, 301)

Dovete diffondere dappertutto una vera mentalità laicale, che deve condurre a tre conclusioni: a essere sufficientemente onesti da addossarsi personalmente il peso delle proprie responsabilità; a essere sufficientemente cristiani da rispettare i fratelli nella fede che propongono - nelle materie opinabili - soluzioni diverse da quelle che sostiene ciascuno di noi; e a essere sufficientemente cattolici da non servirsi della Chiesa, nostra Madre, immischiandola in partigianerie umane.

E' evidente che, in questo terreno, come in tutti, voi non potreste realizzare questo programma di vivere santamente la vita ordinaria, se non fruiste di tutta la libertà che vi viene riconosciuta sia dalla Chiesa che dalla vostra dignità di uomini e di donne creati a immagine di Dio. La libertà personale è essenziale nella vita cristiana. Ma non dimenticate, figli miei, che io parlo sempre di una libertà responsabile.

Interpretate quindi le mie parole per quello che sono: un appello all'esercizio - tutti i giorni! e non solo nelle situazioni di emergenza - dei vostri diritti; e all'esemplare compimento dei vostri doveri di cittadini - nella vita politica, nella vita economica, nella vita universitaria, nella vita professionale - addossandovi coraggiosamente tutte le conseguenze delle vostre libere decisioni, assumendo la responsabilità dell'indipendenza personale che vi spetta. E questa cristiana mentalità laicale vi consentirà di evitare ogni intolleranza e ogni fanatismo, ossia - per dirlo in modo positivo - vi farà convivere in pace con tutti i vostri concittadini e favorire anche la convivenza nei diversi ordini della vita sociale.(Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 117)

23 febbraio 2010

LA SPERANZA VIENE DAL SIGNORE

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“È TEMPO DI SPERANZA - MI DICI - E VIVO DI QUESTO TESORO
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"È tempo di speranza - mi dici -, e vivo di questo tesoro. Non è una bella frase, Padre, è una realtà". Allora..., il mondo intero, tutti i valori umani che ti attraggono con una forza enorme - amicizia, arte, scienza, filosofia, teologia, sport, natura, cultura, anime... -, tutto questo riponilo nella speranza: nella speranza di Cristo. (Solco, 293)

Lì, dove già siamo, il Signore ci esorta: "Vigilate!". Di fronte a questa richiesta di Dio, alimentiamo nelle nostre coscienze — traducendoli in opere — desideri pieni di speranza di santità.
Figlio Mio, daMMi il tuo cuore [Pro 23, 26], ci suggerisce all'orecchio. Smetti di costruire castelli in aria e deciditi ad aprire la tua anima a Dio, perché solo nel Signore troverai un fondamento reale per la tua speranza e per fare del bene agli altri.
Quando non si lotta contro sè stessi, quando non si respingono con vigore i nemici che si annidano nel nostro castello interiore — orgoglio, invidia, concupiscenza della carne e degli occhi, spirito di autosufficienza, stolta avidità di libertinaggio —, quando non esiste la lotta interiore, i più nobili ideali inaridiscono come fiore d'erba. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l'erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce [Gc 1, 10-11]. Allora, alla minima occasione, germoglieranno lo sconforto e la tristezza, come piante nocive e invadenti.

Gesù non Si accontenta di un'adesione titubante. Esige — ne ha il diritto — che noi camminiamo con decisione, senza tentennare davanti alle difficoltà. Chiede passi fermi, concreti; infatti, ordinariamente, i propositi generici servono poco. Quei propositi poco definiti mi sembrano illusioni fallaci, con cui cerchiamo di mettere a tacere le chiamate divine che arrivano al cuore; fuochi fatui che non bruciano né danno calore, e che scompaiono con la stessa fugacità con cui sono sorti.

Perciò, mi persuaderò che le tue intenzioni di raggiungere la mèta sono sincere se ti vedo camminare con decisione.
Opera il bene, rivedendo il tuo atteggiamento abituale di fronte ai compiti di ogni momento; pratica la giustizia, proprio negli ambienti che frequenti, anche se lo sforzo ti fa barcollare; alimenta la felicità di coloro che ti circondano, servendoli con gioia — dal tuo posto, nel lavoro che ti sforzerai di portare a termine con la maggior perfezione possibile —, con spirito di comprensione, col sorriso, col contegno cristiano. E tutto per Dio, pensando alla sua gloria, con lo sguardo in alto, anelando alla Patria definitiva, perché è questo il solo fine che valga la pena. (Amici di Dio, 211)

22 febbraio 2010

DIO NASCOSTO NEL TABERNACOLO

" Mille anni trascorsi in mezzo alla gloria degli uomini, non compensano neppure un'ora sola trascorsa in dolce colloquio con Gesù Eucaristico. "
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(San Pio da Pietrelcina)

PREGHIERA ALLA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI

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La preghiera della Signora di tutti i Popoli costituisce, assieme all'immagine, il punto focale dei messaggi di Amsterdam.
La Signora di tutti i Popoli ci invita a recitare questa breve ma potente preghiera almeno una volta al giorno.

MAMMA, SEI LA NOSTRA SPERANZA!


Mamma Santa che vivi in Cielo,
purificaci con il Tuo amore materno
e riscaldaci con il Tuo calore.
Tu sei la nostra Madre
e non ci abbandoni mai
nonostante la nostra profonda ingratitudine.
Proteggici dalla morsa di Satana
coprendoci con il Tuo Manto...
Infondi col Tuo amore sulla terra
pace e salute nello spirito e nel corpo
e fa' in modo che coloro che vivono nella prosperità
tendano la mano ai fratelli meno fortunati.
Libera i nostri cuori dall'apatia e dall'invidia
e spezza le catene dell'egoismo che ci legano a noi stessi
facendoci trascurare il nostro prossimo.
Accresci la fede nei tiepidi
e falla sorgere nei cuori di quelli
che non credono, non sperano e non amano...
Aiutaci Madre,
nell'immenso deserto della nostra vita,
ad esercitare sempre la virtù della speranza.

CON LUI NEL TEMPO DELLA TRIBOLAZIONE

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“SONO CON LUI NEL TEMPO DELLA TRIBOLAZIONE”
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Impegnato! Quanto mi piace questa parola! Noi figli di Dio ci vincoliamo — liberamente — a vivere dedicati al Signore, facendo sì che Egli domini, in modo sovrano e completo, nella nostra vita. (Forgia, 855)

E quando ci tende l'agguato, violenta, la tentazione dello scoraggiamento, la prova dei contrasti, della lotta, della sofferenza, di una nuova notte nell'anima, il salmista ci pone sulle labbra e nell'intelligenza queste parole: "Sono con Lui nel tempo della tribolazione" [Sal 90, 15].
Che vale, Gesù, la mia croce, di fronte alla Tua? Che cosa sono le mie graffiature, di fronte alle Tue ferite? Che vale, di fronte al Tuo Amore immenso, puro e infinito, il piccolo peso che Tu hai caricato sulle mie spalle? E i vostri cuori, e il mio, si riempiono di santa bramosia, mentre Gli confessiamo — con le opere — che moriamo d'Amore [Cfr Ct 5, 8]

Nasce una sete di Dio, un intimo desiderio di comprendere le Sue lacrime, di vedere il Suo sorriso, il Suo Volto... Penso che il modo migliore di esprimermi sia ripetere ancora, con le parole della Scrittura: "Come il cervo anela alle fonti delle acque, così anela l'anima mia a Te, o Dio" [Sal 41, 2]. E l'anima procede in Dio 'deificata': il cristiano diventa allora il viandante assetato che finalmente schiude le labbra sull'acqua della fonte.

In questa donazione, lo zelo apostolico si accende, aumenta di giorno in giorno, contagiando agli altri questo desiderio, — perché il bene è diffusivo. È impossibile che la nostra povera natura, così vicina a Dio, non arda della brama di seminare in tutto il mondo la gioia e la pace, di irrigare tutto con le acque redentrici che sgorgano dal Costato aperto di Cristo [Cfr Gv 19, 34] di cominciare e portare a termine per Amore tutti i doveri.

Prima ho parlato di dolore, di sofferenze, di lacrime. Non mi contraddico se ora affermo che, per un discepolo che cerca amorosamente il Maestro, il sapore delle tristezze, delle pene, delle afflizioni, è molto diverso: spariscono quando accettiamo davvero la Volontà di Dio, quando compiamo volentieri i Suoi progetti, come figli fedeli, benché i nervi sembrino sul punto di spezzarsi e il supplizio appaia insopportabile. (Amici di Dio, nn. 310-311)

21 febbraio 2010

VITA NUOVA NELL'AMORE

PREGHIAMO CON I SALMI: SALMO 39

DIO E' LA MIA SPERANZA
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Ho detto: "Veglierò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua;
porrò un freno alla mia bocca
mentre l'empio mi sta dinanzi."
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Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni,
la mia esistenza davanti a Te è un nulla.
Solo un soffio è ogni uomo che vive,
come ombra è l'uomo che passa;
solo un soffio che si agita,
accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.
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Ora, che attendo, Signore?
In Te la mia speranza.
Liberami da tutte le mie colpe,
non rendermi scherno dello stolto.
Sto in silenzio, non apro bocca,
perchè sei Tu che agisci.

SE IL CUORE E' PURO, DIO LO SI SENTE PIU' VICINO!

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Un giorno si presentò al santo curato d'Ars un distinto signore. Gentilmente chiese:
- Padre, vorrei discutere un po' con lei, perchè ho molti dubbi religiosi.
Rispose il santo:
- Prima confèssati; discuteremo poi.
Quell'uomo, che da tanto tempo non si riconciliava con Dio, rimase di stucco, ma cedette alle delicate insistenze del santo prete, S. Giovanni Maria Vianney, e si confessò con grande devozione.
Finito il rito, il santo curato d'Ars gli disse:
- Ora possiamo discutere. Quali dubbi hai intorno all'esistenza e all'amore di Dio?
Quegli però rispose sereno:
- Ora, padre, non ho più bisogno di discutere: quasi per incanto tutti i miei dubbi religiosi sono spariti con la confessione.

AMIAMO IL CREATO, OPERA DI DIO

“AMIAMO APPASSIONATAMENTE QUESTO MONDO”
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Il mondo ci aspetta. Sì!, amiamo appassionatamente questo mondo perché Dio ce l'ha insegnato: 'Sic Deus dilexit mundum...' - Dio ha tanto amato il mondo - ; e perché è il nostro campo di battaglia - una bellissima guerra di carità -, affinché tutti raggiungiamo la Pace che Cristo è venuto a instaurare. (Solco, 290)

Ho insegnato incessantemente, con parole della Sacra Scrittura, che il mondo non è cattivo: perché è uscito dalle mani di Dio, perché è creatura Sua, perché Jahvè lo guardò e vide che era buono. Siamo noi uomini a renderlo cattivo e brutto, con i nostri peccati e le nostre infedeltà. Siatene pur certi, figli miei: qualsiasi specie di evasione dalle realtà oneste di tutti i giorni significa per voi uomini e donne del mondo, il contrario della Volontà di Dio.

Dovete invece comprendere adesso - con una luce tutta nuova - che Dio vi chiama per servirLo nei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire.

A quegli universitari e a quegli operai che mi seguivano verso gli anni trenta, io solevo dire che dovevano saper materializzare la vita spirituale. Volevo allontanarli in questo modo dalla tentazione - così frequente allora, e anche oggi - di condurre una specie di doppia vita: da una parte, la vita interiore, la vita di relazione con Dio; dall'altra, come una cosa diversa e separata, la vita familiare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene. (Colloqui con Mons. Escrivá, n. 114)

20 febbraio 2010

PREGHIERA E FEDE


RICORRIAMO AL BUON PASTORE

Tu — pensi — hai molta personalità: i tuoi studi — le tue ricerche, le tue pubblicazioni, la tua posizione sociale — il tuo nome, le tue attività politiche, le cariche che occupi, il tuo patrimonio..., la tua età, non sei più un bambino!... Proprio per tutto questo hai bisogno, più degli altri, di un Direttore per la tua anima. (Cammino, 63)

La sposa di Cristo ha sempre manifestato la sua santità — e oggi non meno di ieri — grazie all'abbondanza di buoni pastori. Non dimentichiamo però che la fede cristiana ci insegna a essere semplici, ma non ingenui. Ci sono dei mercenari che tacciono e altri che dicono parole che non sono di Cristo. Pertanto, se il Signore permette che restiamo nell'oscurità, sia pure in cose piccole, se sentiamo che la nostra fede è insicura, ricorriamo al buon pastore. Ritorniamo a colui che entra dalla porta, esercitando il suo diritto; a colui che, dando la sua vita per gli altri, vuole essere, nella parola e nella condotta, un'anima innamorata; a colui che è fors'anche un peccatore, ma un peccatore che confida sempre nel perdono e nella misericordia di Cristo.

Se la coscienza vi rimprovera qualche mancanza — anche se non vi sembra grave — ricorrete, nel dubbio, al sacramento della Penitenza. Recatevi dal sacerdote che può aver cura di voi, che sa esigere da voi fede vigorosa, delicatezza d'animo, vera fortezza cristiana. Nella Chiesa esiste piena libertà di confessarsi da qualunque sacerdote che ne abbia ricevuto la facoltà; ma un cristiano di visione chiara ricorrerà — liberamente — a colui che riconosce come buon pastore, a colui che può aiutarlo a elevare lo sguardo e a ritrovare lassù la stella del Signore. (E' Gesù che passa, 34)

LO STRANIERO

Arrivava da non si sa dove; lui stesso non se lo ricordava. Aveva camminato tanto e per tanto tempo, a giudicare dal suo sguardo fisso, dalle sue labbra secche e dalla sua barba lunga di più giorni. I suoi vestiti erano neri di polvere e la sua pelle ancor più sporca. Non camminava più, ma ondeggiava di qua e di là. Non aveva più sembianze. Solo lui conosceva il bruciore che gli torceva lo stomaco, tanto aveva fame... i crampi che gli mordevano i polpacci, tanto aveva camminato... il dolore che gli rompeva la testa, tanto il sole gliela aveva picchiata. Non aveva dormito da giorni e notti ormai, aveva mangiato qualcosa a malapena, bevuto un po'...
Ora, davanti a lui un paese: si augurava di trovare un cuore compassionevole.

Entrò nel negozio di un fruttivendolo e domandò la "carità" di una arancia o di una mela.
- Hai i soldi?
- No, signore, ma sto morendo di fame...
- Niente soldi, niente frutta! Qui, non si fa credito. Vai a cercare altrove!

Bussò alla porta di una casa privata. La proprietaria, vedendo quella specie di accattone, non aprì la porta... tantomeno il cuore!

Si stava facendo notte, anche per la sua speranza. Come ultimo tentativo andò a suonare all'ufficio parrocchiale. .. più e più volte. Finalmente, una donna aprì prudentemente la porta e, senza lasciar tempo a parole, gli disse:
- Mi dispiace, signore, non riceviamo più nessuno, l'ora d'ufficio è passata. Se volete qualcosa ripassate domani all'ora indicata sulla targhetta.
Non ebbe il tempo di rispondere che la porta era di già sbarrata.
- Possibile che la carità sia programmata? ...
si disse tra sé e sé.

Proprio vicino alla casa parrocchiale c'era una villa con un grande portico ombreggiato e una signora che si dondolava beatamente al fresco:
- Signora, avreste qualcosa da mangiare e un angolo in casa vostra per dormire?
Non aveva ancora finito di domandare, che si sentì folgorare dallo sguardo:
- Sappiate, signore, che io non faccio la carità a tipi come voi! Andate via a lavarvi! E poi andate a lavorare come fan tutti! A parte questo, io ho già le mie buone opere da fare, i miei poveri. Sono una donna buona, io, e una buona cristiana!
Capì che anche lì non avrebbe ottenuto niente. Ma il cervello si arrovellava: ma che razza di cristiani fabbrica questo paese...

Riprese la sua strada trascinando i piedi: era troppo affaticato e... scoraggiato. Non ci sarebbe stato proprio nessuno su questa terra a dargli vitto e alloggio?
Avanzava lentamente, sentiva il cuore stringersi, e le lacrime tiepide rigargli le gote...
All'improvviso si sentì chiamare:
- Ehi, tu! Come sei conciato! Si direbbe che hai camminato per tutta la terra, senza mangiare, senza lavarti e senza riposarti! Mi fai un po' pena! Dai, fermati, entra da me e lasciati vedere!
Non credeva alle sue orecchie. La speranza gli diede la forza di alzare gli occhi e guardare chi lo aveva apostrofato: Dio mio, chi poteva essere? E adesso, che fare?...
Capelli neri, ricci come il mantello di un montone, maschera di cipria, trucco pesante, mascara agli occhi... labbra laccate di rosso, una camicetta abbondantemente scollata e una mini-minigonna!
Capì subito che aveva a che fare con la "maddalena" del villaggio. Senza nemmeno rendersi conto, si ritrovò a tavola, davanti ad una minestra e ad una bistecca saporita mentre dalla stanza gli arrivavano effluvi di incenso e chissà quanti altri profumi e unguenti: come era bello mangiare dopo così tanto tempo! Appena finito, si ritrovò sapone e asciugamano in mano e sentì gorgogliare l'acqua tiepida nella vasca da bagno. Ah! che bello sentirsi finalmente pulito!
Lei gli infilò una camiciola uscita da chissà dove e lo mandò a dormire dopo avergli preparato una tisana.
Sprofondò in un sonno di piombo.

Mentre dormiva, la "Maddalena" si accese la ventesima sigaretta e vuotò il sesto bicchiere di cognac... In lei, pensieri diversi la paralizzavano per la sorpresa:
- Poveretto, faceva davvero pena! Non lo potevo lasciar passare, bisognava che facessi qualcosa... Ho dato quello che potevo. Tu, Gesù, che dall'alto del Tuo paradiso sai tutto, hai visto quello che è successo questa sera. Spero che Te lo ricorderai quando alla fine della vita, sarò davanti a Te... Certo, io non vado alla Messa: i devoti si scandalizzerebbero. Le mie "buone opere" non sono nel catalogo delle "signore perbene"! I benpensanti non passano davanti alla mia casa, molti entrano da dietro! Però tu sai che in fondo in fondo Ti voglio bene, e io so che Tu mi ami, come hai amato una come me che Ti ha asciugato i piedi tanto tempo fa. So che un giorno Tu mi cambierai cuore e vita. Questa sera ho fatto solo della carità ad un poveruomo: l'ho nutrito, lavato, ospitato ed ascoltato; ebbene, buon Gesù è a Te e per Te che l'ho fatto!

Tirò l'ultimo sbuffo di fumo di sigaretta dalle narici, scolò il bicchiere già vuoto e si alzò per andare a letto: l'animo era tranquillo come non mai. Si addormentò del sonno dei giusti.
La sua era stata veramente una buona giornata!
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(Jules Beaulac, liberamente tradotto)
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Mt 25,35: "Ero forestiero e mi avete ospitato".
Eb 13,2: "Non chiudere la tua porta allo straniero perché rischi di chiuderla all'Angelo del Signore".
Gv 21,7: "Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: ' E' il Signore!' ".

20 FEBBRAIO: BEATA GIACINTA MARTO, VEGGENTE DI FATIMA


Giacinta Marto nasce l'11 marzo 1910 ad Aljustrel, parrocchia di Fatima, settima ed ultima figlia di Manuel Pedro Marto e di Olimpia di Gesù. Nel 1916, all’età di sei anni, inizia a lavorare come pastorella.

La Chiesa ha meditato molto, prima di elevarla alla gloria degli altari, non perché si avesse qualche dubbio sulla sua vita cristallina, ma perché fior di teologi cercavano di mettersi d’accordo su una questione non di poco conto: se cioè a 10 anni non ancora compiuti le virtù possono essere vissute in grado eroico, come è appunto richiesto ad ogni cristiano che viene proposto alla venerazione dei fedeli come beato o santo. Alla fine ogni dubbio si è sciolto, anche perché il buon Dio ha messo più di una firma (i miracoli, richiesti per portare qualcuno “sugli altari”) sulla santità di questa bambina.
Non dunque per aver avuto sei apparizioni della Madonna, ma perché queste l’hanno aiutata a raggiungere la perfezione cristiana, noi oggi abbiamo la gioia di festeggiare il 20 febbraio la Beata Giacinta Marto, una delle tre veggenti di Fatima, che il Servo di Dio Giovanni Paolo II, il 13 maggio 2000, ha elevato alla gloria degli altari insieme al fratellino Francesco (ricorrenza il 4 aprile).

Tutto inizia un altro 13 maggio di 83 anni prima, nel 1917, quando la Madonna le appare per la prima volta (ha appena 7 anni), mentre è al pascolo con il fratello Francesco e la cuginetta Lucia.
È quest’ultima (morta il 13 febbraio 2005 sulla soglia dei 98 anni) a testimoniare che Giacinta fino a quel giorno è una bambina come tutte le altre: le piace giocare, come a tutti i bambini di quell’età; è un po’ permalosa, fa il broncio per un nonnulla e non si rassegna tanto facilmente a perdere; le piace ballare e basta il suono di un piffero rudimentale per far fremere e roteare il suo piccolo corpo.

La Madonna irrompe nella sua vita e la cambia radicalmente: medita a lungo sull’eternità dell’inferno e “prende sul serio i sacrifici per la conversione dei peccatori”, si priva anche della merenda per soccorrere i bambini di due famiglie bisognose, si innamora del Papa che vorrebbe tanto incontrare a tu per tu, la sorprendono spesso in preghiera fatta con uno slancio di amore sicuramente superiore alla sua età. Qualsiasi sofferenza, offerta per la conversione dei peccatori, è sempre accompagnata da un amore che si riscontra solo nei più grandi mistici.

Il 23 dicembre 1918, 14 mesi dopo l’ultima apparizione, lei e Francesco vengono colpiti dalla “spagnola”, ma mentre quest’ultimo si spegne in pochi mesi, per Giacinta il calvario è più tormentato perché sopraggiunge una pleurite purulenta, da lei sopportata e offerta “per la conversione dei peccatori e per riparare gli oltraggi che si fanno al Cuore Immacolato di Maria”.
Un ultimo grande sacrificio le viene chiesto: staccarsi dai suoi e soprattutto dalla cugina Lucia, per un ricovero nell’ospedale D. Estefania a Lisbona.
Si tenta di tutto, anche un intervento chirurgico senza anestesia, per tentare di strapparla dalla morte, ma la Madonna viene serenamente a prenderla il 20 febbraio 1920, come aveva promesso.

Il 12 settembre del 1935 la sua salma fu solennemente traslata, dalla tomba di famiglia del Barone di Alvaiàzere in Vila Nova di Ourèm, al cimitero di Fatima, vicino ai resti mortali del suo fratellino Francesco.
Il 1° maggio del 1951 i resti mortali di Giacinta vennero deposti, in forma molto semplice, nella tomba preparata nella Basilica della Cova da Iria, nella cappella laterale, a sinistra dell'altare maggiore.

IL TEMPO E' DONO DI DIO


19 febbraio 2010

SCUOLA DI PREGHIERA

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“SIGNORE, NON SO PREGARE!”
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Se davvero vuoi essere anima penitente - penitente e allegra -, devi difendere, al di sopra di tutto, i tuoi tempi quotidiani di orazione - di orazione intima, generosa, prolungata -, e devi fare in modo che questi tempi non siano a scappa e fuggi, ma a ora fissa, se possibile. Non cedere in questi particolari. Sii schiavo di questo culto quotidiano a Dio, e ti assicuro che ti sentirai sempre contento. (Solco, 994)

Quando vedo come taluni impostano la vita di pietà, il rapporto del cristiano con il Signore, presentandone un'immagine sgradevole, astratta, esteriore, infarcita di cantilene senz'anima che favoriscono l'anonimato invece del colloquio personale, a tu per tu, con Dio nostro Padre — l'autentica orazione vocale non è mai anonimato —, mi torna alla mente l'ammonimento del Signore:
"Pregando, poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate" [Mt 6, 7-8].
Un Padre della Chiesa commenta:
"Mi sembra che con queste parole Cristo condanni le lunghe preghiere; lunghe, non per la loro durata, ma per la moltitudine delle parole, per l'infinità dei discorsi. (...) Quando Gesù ci propone l'esempio di quella vedova che piegò, con l'insistenza delle sue preghiere, quel giudice crudele e spietato (cfr Lc 18, 1-8), oppure quello dell'uomo che andò a trovare il suo amico nel mezzo della notte e lo fece alzare dal letto quando già era addormentato, non tanto per effetto dell'amicizia quanto per la sua insistenza (cfr Lc 11, 5-8), vuol dare a noi tutti un comando: noi dobbiamo, cioè, supplicarLo continuamente, non offrendoGli una preghiera lunga, fatta di mille parole, ma esponendoGli semplicemente le nostre necessità" [San Giovanni Crisostomo, In Matthaeum homiliae, 19, 4].

In ogni caso, se avete cominciato la vostra meditazione e non riuscite a concentrare l'attenzione per conversare con Dio, ma vi sentite aridi e vi sembra che la testa non sia capace di esprimere neppure un'idea, o i vostri affetti rimangono insensibili, vi consiglio quello che io stesso ho cercato di fare sempre in tali circostanze: mettetevi alla presenza di vostro Padre e diteGli almeno: "Signore, non so pregare, non mi viene in mente nulla da raccontarTi!...". Siate sicuri che in quello stesso istante avete incominciato a fare orazione. (Amici di Dio, 145)

18 febbraio 2010

FIDUCIA SOLO IN GESU'

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“IO CONFIDO IN TE, SO CHE SEI MIO PADRE”
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Gesù prega nell'orto: Pater Mi (Mt 26, 39), Abba, Pater! (Mc 14, 36).
Dio è mio Padre, anche se mi manda sofferenze. Mi ama con tenerezza, anche se mi ferisce. Gesù soffre, per compiere la Volontà del Padre... E io, che a mia volta voglio compiere la Santissima Volontà di Dio, seguendo le orme del Maestro, potrò lamentarmi se trovo la sofferenza come compagna di strada? Sarà un segno certo della mia filiazione, perché Egli mi tratta come il Suo Divino Figlio. E, da allora, come Lui, potrò gemere e piangere solo nel mio Getsemani, ma prostrato a terra, riconoscendo il mio nulla, salirà fino al Signore un grido sgorgato dall'intimo della mia anima: Pater Mi, Abba, Pater,... fiat! (Via Crucis, 1ª Stazione, n. 1)

Per motivi che non occorre ricordare — ma che ben conosce Gesù, che ci presiede dal Tabernacolo —, la vita mi ha condotto a sapere in modo tutto particolare di essere figlio di Dio, e ad assaporare la gioia di mettermi nel cuore di mio Padre, per rettificare, per purificarmi, per servirLo, per comprendere e scusare tutti, sul fondamento del Suo amore e della mia umiliazione.

Per questo desidero ora insistere sulla necessità per voi e per me di scuoterci, di ridestarci dal sonno molle che tanto facilmente ci intorpidisce, per tornare a percepire in modo più profondo e più immediato la nostra condizione di figli di Dio.

L'esempio di Gesù e il Suo peregrinare lungo le strade di Palestina ci aiutano a farci compenetrare da codesta verità. Se accettiamo la testimonianza degli uomini — leggiamo nell'Epistola —, la testimonianza di Dio è maggiore [1 Gv 5, 9]. In che consiste la testimonianza di Dio? La risposta è ancora in San Giovanni: Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! (...) Carissimi, noi fin da ora siamo figli di Dio [1 Gv 3, 1-2].

Nel corso degli anni, ho cercato senza cedimenti di fondarmi su questa gioiosa realtà. La mia orazione, in ogni circostanza, è stata la stessa, pur con toni differenti. Gli ho detto: 'Signore, Tu mi hai messo qui; Tu mi hai confidato questa o quella cosa e io confido in Te. So che sei mio Padre e ho sempre visto i piccoli fidarsi pienamente dei loro genitori'. L'esperienza sacerdotale mi conferma che l'abbandono nelle mani di Dio spinge le anime ad acquistare una pietà forte, profonda e serena che incoraggia a lavorare sempre con rettitudine di intenzione. (Amici di Dio, 143)

17 febbraio 2010

PADRE, LA NOSTRA FEDE E' COME CENERE


Signore, la nostra fede è come cenere,
tiepida e inconsistente!
La nostra speranza è come cenere:
leggera e portata dal vento.
Il nostro sguardo è come la cenere:
grigio e spento.
Le nostre mani sono come la cenere:
quanta polvere!
La nostra comunità è come la cenere:
quanta dispersione!
Signore Dio nostro, Ti ringraziamo
perché nel cammino di quaranta giorni
che oggi iniziamo,
il soffio del Tuo Spirito
accende di nuovo il Suo fuoco
che cova sotto le nostre ceneri.
Amen.

IL SIGNORE CI VUOLE CONTENTI!

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Abìtuati a parlare cordialmente di tutto e di tutti; in particolare di quanti lavorano al servizio di Dio. E quando non è possibile, taci! Anche i commenti bruschi o superficiali possono sconfinare nella mormorazione o nella diffamazione. (Solco, 902)

Rivolgi nuovamente lo sguardo alla tua vita, e chiedi perdono per questo e quel particolare che immediatamente saltano agli occhi della tua coscienza; per il cattivo uso che fai della lingua; per quei pensieri che girano continuamente intorno a te stesso; per il giudizio critico a cui acconsenti e che scioccamente ti preoccupa, provocandoti una perenne inquietudine, una continua agitazione... Convincetevi che potete essere molto felici!
Il Signore ci vuole contenti, ebbri di gioia, camminando sugli stessi avventurosi sentieri da Lui percorsi. Ci sentiamo infelici soltanto quando ci impegniamo ad andare fuori strada, e imbocchiamo la via dell'egoismo e della sensualità; e avviene di peggio se ci immettiamo sul sentiero degli ipocriti.

Il cristiano deve mostrarsi autentico, verace, sincero in tutte le sue opere. Il suo comportamento deve lasciar trasparire uno spirito: quello di Cristo.
Se al mondo c'è qualcuno che deve mostrarsi coerente, questi è il cristiano, perché ha ricevuto in deposito, per farlo fruttificare [Cfr Lc 19, 23], il dono della verità che libera, che salva [Cfr Gv 8, 32].
Forse qualcuno mi domanderà: "Padre, ma come riuscirò a ottenere questa sincerità di vita?".
Gesù Cristo ha consegnato alla Sua Chiesa tutti i mezzi necessari: ci ha insegnato a pregare, a entrare in rapporto con il Padre Suo che è nei Cieli; ci ha mandato il Suo Spirito, il Grande Sconosciuto, che agisce nella nostra anima; e ci ha lasciato quei segni visibili della grazia che sono i sacramenti. Usali. Intensifica la tua vita di pietà. Fa' orazione tutti i giorni. E non sottrarre mai la tua spalla al dolce peso della Croce del Signore.

E stato Gesù a invitarti a seguirLo da buon discepolo, perché tu possa compiere il tuo passaggio sulla terra seminando la pace e la gioia che il mondo non può dare. Per questo — ripeto — dobbiamo camminare senza paura della vita e senza paura della morte, senza rifuggire a ogni costo dal dolore, che per il cristiano è sempre mezzo di purificazione e occasione per amare davvero i fratelli, utilizzando le mille occasioni della vita quotidiana. (Amici di Dio, 141)

16 febbraio 2010

TUTTI UGUALI DAVANTI A DIO

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“UNA VOLTA BATTEZZATI, SIAMO TUTTI UGUALI”
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Affermi che stai comprendendo a poco a poco che cosa vuol dire "anima sacerdotale"... Non ti arrabbiare se ti rispondo che i fatti dimostrano che lo comprendi solo in teoria. Ogni giorno ti capita la stessa cosa: alla sera, al momento dell'esame, tanti desideri e propositi; al mattino e al pomeriggio, nel lavoro, tutte difficoltà e scuse. È così che vivi il "sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo"? (Solco, 499)

Nella Chiesa c'è uguaglianza: i battezzati sono tutti uguali, perché tutti figli dello stesso Dio, nostro Padre. In quanto cristiani non c'è differenza alcuna fra il Papa e l'ultimo a essersi incorporato alla Chiesa. Però questa radicale uguaglianza non significa possibilità di cambiare la costituzione della Chiesa, in ciò che Cristo ha stabilito. Per esplicita volontà divina c'è diversità di funzioni, che comporta anche una differente idoneità, e un 'carattere' indelebile conferito dal Sacramento dell'Ordine ai ministri consacrati. Al vertice di questo ordinamento c'è il successore di Pietro e, con lui e sotto di lui, tutti i vescovi, con la loro triplice missione di santificare, di governare e di insegnare.

Le verità di fede e di morale — permettetemi l'insistenza — non si stabiliscono a maggioranza di voti: esse formano il deposito — depositum fidei — dato da Cristo a tutti i fedeli e affidato, per quanto riguarda l'esposizione e l'insegnamento autorevole, al Magistero della Chiesa.

Sarebbe un errore pensare che, dal momento che gli uomini hanno acquisito maggior consapevolezza dei legami di solidarietà che li uniscono, si debba modificare la costituzione della Chiesa, per farla procedere con i tempi. I tempi non sono degli uomini, neppure degli uomini di Chiesa; i tempi sono di Dio, che è il Signore della storia. E la Chiesa può dare la salvezza alle anime soltanto se rimane fedele a Cristo nella sua costituzione, nei suoi dogmi, nella sua morale. (La Chiesa nostra Madre, 1993, punti: 14-15)

NOI CI AFFIDIAMO A TE

Non abbandonarci alla tristezza
perché Tu, Signore,
sei con noi sempre.
Tu non ci lascerai un istante.
Se non avessi steso la mano,
quante volte la nostra fede
avrebbe vacillato!
Tu, Signore, sei sempre intento
ad accogliere le nostre confidenze.
Aiutaci a non abbatterci
nelle sofferenze fisiche e morali.
Non permettere di affliggerci
fino a perdere la pace interiore.
Fa' che camminiamo con buona fede,
senza inquietudini e sconforti.
Noi ci affidiamo a Te:
prendici la mano e guidaci
pur per incogniti sentieri.
Insegnaci ad affrontare
la prova a mente serena,
per amore Tuo che la permetti.
Donaci di acquistare tesori
per la santa eternità.

(Padre Pio di Pietralcina)

15 febbraio 2010

ANDARE AVANTI NELLA GIOIA DI UN CUORE SINCERO E SPALANCATO

Meditazione di San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino OP ; GF 174 ; Ep 4,418

" Perché questa generazione chiede un segno ? " : bisogna credere, persino nell'oscurità.

Lo Spirito Santo ci dice : "Non lasciate il vostro spirito soccombere alla tentazione e alla tristezza, perché la gioia del cuore è vita dell'anima. La tristezza non giova a nulla e causa la morte spirituale".

Succede a volte che le tenebre della prova soverchino il cielo della nostra anima ; ma sono proprio luce ! Grazie ad esse infatti, voi credete persino nell'oscurità ; lo spirito si sente sperso, teme di non vedere più, di non capire più. Eppure è proprio il momento in cui il Signore parla e si rende presente all'anima ; e questa ascolta, intende e ama nel timore di Dio. Per " vedere " Dio, non aspettate il Tabor (Mt 17,1) quando già Lo contemplate sul Sinai (Es 24,18).

Andate avanti nella gioia di un cuore sincero e spalancato. E se vi è impossibile mantenere questa gioia, almeno non perdete coraggio e conservate tutta la vostra fiducia in Dio.

SEMINATORI DI PACE E DI ALLEGRIA

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Ridi perché ti dico che hai “vocazione matrimoniale”? —Ebbene, l'hai: proprio così, vocazione. Raccomàndati a San Raffaele, che ti guidi, come guidò Tobia, casto sino alla fine del cammino. (Cammino, 27)
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È molto importante che il senso vocazionale del matrimonio sia sempre presente, tanto nella catechesi e nella predicazione quanto nella coscienza di coloro che Dio prepara a questo cammino, poiché è attraverso di esso che sono realmente chiamati a incorporarsi al disegno divino di salvezza di tutti gli uomini.

Non si può quindi proporre agli sposi cristiani un modello migliore di quello delle famiglie dei tempi apostolici: la famiglia del centurione Cornelio, che fu docile alla volontà di Dio e nella cui casa si realizzò l'apertura della Chiesa ai gentili, quella di Aquila e Priscilla, che diffusero il cristianesimo a Corinto e a Efeso e collaborarono all'apostolato di san Paolo; quella di Tabita, che con la sua carità soccorse i bisognosi di Joppe, e tanti altri focolari di giudei e di gentili, di greci e di romani, nei quali attecchì la predicazione dei primi discepoli del Signore.

Famiglie che vissero di Cristo e che fecero conoscere Cristo; piccole comunità cristiane che furono come centri di irradiazione del messaggio evangelico. Focolari come tanti altri di quei tempi, ma animati da uno spirito nuovo che contagiava chi li avvicinava e li frequentava. Così furono i primi cristiani, e così dobbiamo essere noi, cristiani di oggi: seminatori di pace e di gioia, della pace e della gioia che Gesù ci ha guadagnato. (E' Gesù che passa, 30)

14 febbraio 2010

GESU' CI CERCA CON AMORE

Ero stanco e sfinito, ma Lui mi sussurrò:
- Io sono Colui che va in cerca di te!
...
Ritornai alla vita.
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(Al Niffari)

" COSA FACEVA DIO...? "

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Simplicio domandò un giorno a Sant'Agostino:
- Che cosa faceva Dio prima di creare il mondo?
E Sant'Agostino sorridendo:
- Era in un bosco dove tagliava legna per farne un gran fuoco per bruciare tutti i curiosi investigatori dei Suoi alti segreti.

PREGHIAMO CON I SALMI: SALMO 121

IL SIGNORE PROTEGGE LA MIA VITA
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Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore,
che ha fatto cielo e terra.
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Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo Custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il Custode d'Israele.
Il Signore è il tuo Custode,
il Signore è come ombra che ti copre,
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole
nè la luna di notte.
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Il Signore ti proteggerà da ogni male,
Egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te,
quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

MOTIVI DI RIFLESSIONE

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Ove è la grazia di Dio, ivi è la gioia.
Le passioni non invecchiano.
Ogni cuore ha un suo dolore.
Bastone e frusta, frena ma non aggiusta.
Buon nome vale più di un tesoro.
Ogni giornata è buona, quando la tasca suona.
L'amor materno spegne l'inferno.
Parola data è carta bollata.
Il buonumore ha sempre il suo valore.
Onestà di bocca assai vale e poco costa.
Chi vuole merce rara, deve pagarla cara.
Chi troppo promette poco mantiene.
Lodi sobrie e sincere fanno sempre piacere.
L'allegria molti malanni porta via.
Chi non ha non perde.
Convertitevi e credete al Vangelo.

BEATI VOI, POVERI! GUAI A VOI, RICCHI!

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Le Beatitudini secondo l'Evangelista Luca (6,17.20-26) e le relative minacce privilegiano i poveri, che sono invitati alla speranza, mentre i ricchi vengono esortati alla conversione.

Vi invito ad ascoltare dalla voce di Giovanni Paolo II il discorso delle beatitudini che sicuramente
ci stimolerà ad essere più autentici e sinceri, forse più essenziali perché ci obbligherà a discernere con maggiore accortezza.

Cliccate su questo link
http://www.youtube.com/watch?v=4Pz7vRiH47E&feature=player_embedded
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Dio vi benedica tutti!
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Scarlet
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(fonte: Gruppo Oremus)

AMICI E COLLABORATORI DI DIO

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“FIGLIA MIA, IL SIGNORE CONTA SUL TUO AIUTO”
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Figlia mia, che hai formato una famiglia, mi piace ricordarti che voi donne — lo sai bene! — avete molta fortezza che sapete avvolgere di speciale dolcezza, perché non venga notata. E, con questa fortezza, potete fare del marito e dei figli strumenti di Dio, o diavoli. — Tu li farai sempre strumenti di Dio: il Signore conta sul tuo aiuto. (Forgia, 690)

La donna è chiamata ad apportare alla famiglia, alla società civile, alla Chiesa, qualche cosa di caratteristico che le è proprio e che solo lei può dare: la sua delicata tenerezza, la sua instancabile generosità, il suo amore per la concretezza, il suo estro, la sua capacità di intuizione, la sua pietà profonda e semplice, la sua tenacia... La femminilità non è autentica se non sa cogliere la bellezza di questo insostituibile apporto e non ne fa vita della propria vita.

Per compiere questa missione la donna deve sviluppare la propria personalità, senza lasciarsi trasportare da un ingenuo spirito di imitazione che finirebbe quasi sempre per collocarla in una situazione di inferiorità e mortificherebbe le sue possibilità più originali.
Se si forma bene, con autonomia personale, con autenticità, essa realizzerà efficacemente la sua opera, la missione a cui si sente chiamata, qualunque essa sia: la sua vita, il suo lavoro, saranno veramente costruttivi e fecondi, ricchi di significato, sia che trascorra le proprie giornate dedita al marito e ai figli, sia che, avendo rinunciato al matrimonio per nobili motivi, essa abbia deciso di dedicarsi interamente ad altri compiti.
Ciascuna per la propria strada, fedele alla sua vocazione umana e divina, può realizzare, come di fatto avviene, la personalità femminile in tutta la sua pienezza. Non dimentichiamo che la Madonna, Madre di Dio e Madre degli uomini, non solo è un Modello, ma anche la prova del valore trascendentale che può assumere una vita apparentemente irrilevante. (Colloqui con Monsignor Escrivá, 87)

Una donna dotata della necessaria preparazione deve poter trovare aperti tutti gli sbocchi alla vita politica, a tutti i livelli. In questo senso, non si possono indicare alcune attività specifiche riservate solo alle donne... In questo terreno l'apporto specifico della donna non consiste tanto nell'attività o nel posto in sé, quanto nel modo di svolgere questa funzione, cioè nelle sfumature che la sua natura di donna saprà dare alle soluzioni dei problemi che si trova ad affrontare, e anche nel saper individuare e impostare in un certo modo questi problemi. (Colloqui con Mons. Escrivá, 90)

QUANDO LA RICCHEZZA SPEGNE LA VITA INTERIORE


(fonte: Gioba)

13 febbraio 2010

IL LAVORO PER LA SANTITA'

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Ti sta aiutando molto mi dici questo pensiero: dall'epoca dei primi cristiani, quanti commercianti si saranno fatti santi? E vuoi dimostrare che anche adesso è possibile... Il Signore non ti abbandonerà in questo impegno. (Solco, 490)

Per seguire le orme di Cristo, l'apostolo di oggi non viene a riformare nulla, né tanto meno a disinteressarsi della realtà storica che lo circonda... Gli basta agire come i primi cristiani, vivificando l'ambiente in cui si trova. (Solco, 320)

Quel che ho sempre insegnato - da quarant'anni a questa parte - è che
ogni lavoro umano onesto, sia intellettuale che manuale, deve essere realizzato dal cristiano con la massima perfezione possibile: vale a dire con perfezione umana (competenza professionale) e con perfezione cristiana (per amore della volontà di Dio e al servizio degli uomini).
Infatti, svolto in questo modo, quel lavoro umano, anche quando può sembrare umile e insignificante, contribuisce a ordinare in senso cristiano le realtà temporali - manifestando la loro dimensione divina - e viene assunto e incorporato nell'opera mirabile della Creazione e della Redenzione del mondo. In tal modo il lavoro viene elevato all'ordine della grazia e si santifica: diventa opera di Dio, operatio Dei, opus Dei.

Ricordando ai cristiani le parole meravigliose del libro della Genesi - dove si dice che Dio creò l'uomo perché lavorasse -, abbiamo fatto attenzione all'esempio di Cristo, che trascorse quasi tutta la Sua esistenza terrena nel lavoro di artigiano, in un villaggio. Noi amiamo questo lavoro umano che Egli adottò come condizione di vita, che coltivò e santificò.
Noi vediamo nel lavoro, nella nobile fatica creatrice degli uomini, non solo uno dei valori umani più elevati, lo strumento indispensabile per il progresso della società e il più equo assetto dei rapporti fra gli uomini, ma anche un segno dell'Amore di Dio per le Sue creature e dell'amore degli uomini fra di loro e per Dio: un mezzo di perfezione, un cammino di santità. (Colloqui con Monsignor Escrivá, 10)

12 febbraio 2010

LE SPINE E LE ROSE ATTORNO AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

Le immagini del Cuore Immacolato di Maria, di solito, ci presentano il Cuore della Madonna in due modi diversi: in alcune immagini il Cuore è circondato di spine, in altre è circondato di rose.
Queste due corone di spine e di rose sono ambedue necessarie ad esprimere ciò che il Cuore Immacolato di Maria riceve da noi, dai nostri comportamenti di vita, nel quotidiano scorrere dei giorni. Con semplicità e immediatezza, queste due corone esprimono le sofferenze e le allegrezze, i dolori e le gioie che noi uomini, noi figli, arrechiamo al Cuore Immacolato della nostra divina Madre.
Che cosa simboleggiano, infatti, le spine e le rose? Le spine simboleggiano i peccati, le offese, gli oltraggi che arrechiamo al Cuore Immacolato; le rose simboleggiano gli atti di amore, gli affetti, le delicatezze, le tenerezze verso il Cuore della divina Madre. Le spine e le rose, infatti, simboleggiano tutto il rapporto dell'uomo con Maria Santissima, il rapporto dell'uomo intero, fatto di pensieri e di affetti, di parole e di sentimenti, di azioni e di omissioni.
Nulla sfugge al Cuore della Madre, lo sappiamo. E' una legge o dinamica naturale della maternità che tutti abbiamo sperimentato nei rapporti con la nostra madre terrena. Chi non li ricorda? Ma se ciò vale per il cuore delle madri terrene, pur limitate e difettose, quanto più non varrà per il Cuore della divina Madre che è un oceano di grazia sublime e un firmamento di virtù perfette?
Purissimo e delicatissimo, sensibilissimo e tenerissimo, il Cuore Immacolato di Maria è tutto Maternità per noi diventati Suoi figli nel Figlio e con il Figlio "Primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,29). Nulla può sfuggire al Suo Cuore, quindi. Tutto, anzi, raggiunge e tocca il Suo Cuore materno: ogni cosa tocca il Suo Cuore Immacolato o per pungerLo e lacerarLo, come fanno le spine, o per accarezzarLo e profumarLo, come fanno le rose.
Le spine! Tutto il nostro pensare e parlare, agire e non agire può produrre spine che pungono e lacerano il Cuore Immacolato di Maria. Ed è proprio questo il dramma senza fine del Cuore Materno di Maria. Pensiamo, infatti, alle spine dei nostri peccati di pensiero, di parole, di opere e di omissioni contro la fede e la ca-rità, contro l'umiltà e la purezza, contro la giustizia e la fedeltà, contro tutte le virtù e i Comandamenti di Dio. Moltiplichiamo, poi, questi peccati per tutti gli uo-mini che vivono sulla terra: riusciamo a immaginare quale quantità sterminata di spine su spine essi formano? Chi potrà contarle se non Dio solo?
E tutti noi siamo responsabili, chi più chi meno, di queste spine di peccato che pungono e lacerano, che feriscono e fanno sanguinare il Cuore Materno. Ed è triste costatare che noi conficchiamo le spine dei peccati nel Suo Cuore forse senza neppure renderci conto, con l'indifferenza amara degli estranei: eppure siamo Suoi figli!
L'apparizione dell'Immacolata a Fatima, con il Cuore circondato di spine, impressionò fortemente i tre piccoli pastorelli veggenti, i quali, subito dopo, iniziarono a praticare ogni genere di sacrifici proprio in riparazione delle offese fatte al Cuore Immacolato di Maria.
A differenza delle "sette spade" dell'Addolorata, che possono ben raffigurare sia gli eventi dolorosissimi della vita di Maria, sia gli oltraggi e le colpe più gravi degli uomini contro di Lei, le spine rappresentano bene, nella loro piccolezza, tutta quella fitta rete di offese e infedeltà, di irriverenze e trascuratezze, di indelicatezze e negligenze, che sono i nostri numerosissimi peccati veniali e difet-ti, imperfezioni e fragilità non combattute o non evitate.
Tutte queste spine dei nostri peccati si conficcano nel Cuore Materno dell'Immacolata, e non possono non conficcarsi, perché noi siamo Suoi figli, riscattati a prezzo del Suo Divin Figlio, ed Ella è perciò nostra Madre, e quale Madre!
Se riflettessimo almeno un poco sulla tenerezza e premura del Cuore Materno di Maria verso ciascuno di noi, se meditassimo su quella Sua perfettissima e finissima sensibilità che Le fa avvertire ogni moto anche impercettibile dell'animo, ogni intenzione segreta della nostra mente, ogni battito più intimo del nostro cuore, come comprenderemmo e saremmo più attenti ad evitare tante spine di peccati con i nostri disordini nei pensieri e nelle parole, negli affetti e nelle azioni, e come saremmo più solleciti nel circondare il Cuore dell'Immacolata di rose, soltanto di rose, di tante rose.
Le rose! Si sa che la rosa è simbolo dell'amore. Ogni rosa, quindi, vuol significare un atto di amore. Tante rose, tanti atti di amore. Il Cuore Immacolato circondato di rose, è un Cuore accerchiato e stretto dall'amore; ma è anche un Cuore che si manifesta come amore e che vuole donare solo rose d'amore.
A che cosa siamo chiamati noi come cristiani e ancor più come figli di Maria Santissima? Certamente siamo chiamati a circondare il Cuore dell' Immacolata di rose, di tante rose. Ossia: le rose delle virtù, degli atti di amore, dei sacrifici piccoli e grandi, delle preghiere, delle giaculatorie di amore, dei gesti di carità e di umiltà, delle offerte anche minime, dei "fioretti" umili e nascosti.
Se vogliamo imitare i veri innamorati di Maria SS., che sono i Santi di ogni tempo e luogo, possiamo trasformare anche noi ogni nostra giornata di vita cristiana in una corona di rose piccole e grandi attorno al Cuore Materno dell'Immacolata.
Le rose, inoltre, hanno un particolare che ci insegna come amare di più, con disinteresse completo. Le rose, infatti, hanno le spine: "Non c'è rosa senza spine", dice il proverbio. Ebbene, alla Madonna noi vogliamo dare le rose senza le spine, perché le spine le prendiamo per noi. In che modo?
In effetti, quando noi pecchiamo, che cosa facciamo?
Facciamo questo: prendiamo le rose per noi – ossia le nostre soddisfazioni e voglie egoistiche – e diamo le spine alla Madonna che con le Sue sofferenze e il sangue del Suo Cuore paga i nostri difetti. Quando noi pratichiamo le virtù, invece, allora noi diamo alla Madonna le rose degli atti di amore che La accarezzano e Le recano conforto al Cuore, e teniamo per noi le spine dei rinnegamenti delle nostre voglie, dei nostri egoismi.
C'è poi una particolare corona di rose con cui tutti noi potremmo circondare il Cuore Materno dell'Immacolata, ed è la Corona del S. Rosario. Ogni Corona del Rosario, infatti, è proprio una Corona di cinquanta rose. Ed è la Corona più bella e gradita alla Madonna fra tutte le preghiere e devozioni mariane. È la Corona più utile e preziosa per noi, per il nostro cuore bisognoso di amore, di amore senza soste, di quell'amore che fa ripetere tante volte, anche con le labbra, Ave Maria… Santa Maria…
L'Immacolata Stessa, ricordiamolo, ha chiesto e ha raccomandato a noi ripetutamente la preghiera del Rosario in ogni apparizione ai tre pastorelli di Fatima: "Recitate il S. Rosario… Recitate il S. Rosario…".
Perché non
impegnarci davvero a circondare ogni giorno il Cuore dell'Immacolata con questa corona di rose benedette, unendo ad esse tutte le al-tre rose che ogni giorno si possono raccogliere fra le vicende dolorose di questa terra di "triboli e spine" (Gn 3,18)?
Un esempio portentoso, ai nostri tempi, è stato quello di Padre Pio da Pietrelcina, il cappuccino stimmatizzato del Monte Gargano. Ogni giorno egli poteva offrire alla Madonna tante rose quante gocce di sangue versava dalle cinque stimmate, tenendo per sé le spine dei dolori lancinanti che provava alle cinque ferite; egli poteva offrire ogni giorno alla Madonna le rose delle confessioni e assoluzioni ai numerosissimi penitenti, tenendo per sé le spine delle colpe degli altri da espiare, corredimendo le anime; egli poteva offrire alla Madonna le rose di un centinaio di corone del Rosario migliaia di "Ave Maria"! - recitate di giorno e di notte, instancabile fino alla morte. Quante rose egli offriva al Cuore Immacolato della Madre! Si poteva certamente dire che ogni giornata di Padre Pio era un "roseto" con rose sempre novelle, a sollievo e conforto del Cuore Materno dell' Immacolata, che ricambiava con le grazie più preziose di numerose conversioni.
Andiamo avanti anche noi su questa strada, che è la strada dei veri figli di Maria Santissima. Prendiamo anche noi l'impegno filiale di togliere le spine dei peccati dal Cuore dell'Immacolata, sostituendole con le rose delle virtù, dei sacrifici, degli atti di amore, delle Ave Maria… Ave Maria… Ave Maria…
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(di Padre Stefano M. Manelli
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VIVIAMO IN GESU'

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“STIAMO PER RICEVERE IL SIGNORE”
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Hai pensato qualche volta a come ti prepareresti per ricevere il Signore, se si potesse fare la Comunione una sola volta nella vita? — Siamo riconoscenti a Dio per la facilità che abbiamo di avvicinarci a Lui, ma... dobbiamo esprimere gratitudine preparandoci molto bene, per riceverLo. (Forgia, 828)

Gesù è il Cammino, il Mediatore; in Lui tutto, senza di Lui, nulla. In Cristo, istruiti da Lui, osiamo chiamare Padre Nostro l'Onnipotente: Colui che fece il cielo e la terra è questo Padre affettuoso in attesa che ritorniamo a Lui ogni volta, ciascuno come un altro figliuol prodigo.

Ecce Agnus Dei... Domine non sum dignus... Stiamo per ricevere il Signore. Le accoglienze riservate a personaggi autorevoli della terra sono caratterizzate da un grande apparato di luci, musica e abiti eleganti. Per accogliere Cristo nella nostra anima, come dobbiamo prepararci? Abbiamo mai pensato come ci comporteremmo se si potesse ricevere la comunione una sola volta nella vita?

Quand'ero bambino la pratica della comunione frequente non era ancora molto estesa. Ricordo come ci si preparava alla Comunione: con grande cura per disporsi bene nell'anima e nel corpo. Il miglior vestito, i capelli ben pettinati, il corpo anche materialmente pulito e magari con un po' di profumo... Erano delicatezze proprie di innamorati, di anime forti e delicate, che sanno contraccambiare Amore con amore.

Con Cristo nell'anima, termina la Santa Messa: la benedizione del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo ci accompagna per tutta la giornata, mentre ci impegniamo, con semplicità e naturalezza, a santificare tutte le nobili attività umane. (E' Gesù che passa, 91)

11 febbraio 2010

ABBI UNA DEVOZIONE INTENSA PER NOSTRA MADRE

Invoca la Vergine Santissima; insisti nel chiederLe che Si mostri sempre Madre tua: “Monstra te esse Matrem!”, e che ti ottenga, con la grazia di Suo Figlio, la chiarezza della buona dottrina nell'intelligenza, e l'amore e la purezza nel cuore, affinché tu sappia andare a Dio e portarGli molte anime. (Forgia, 986)

Abbi una devozione intensa per nostra Madre. Ella sa corrispondere con finezza agli omaggi che Le rivolgiamo.
Inoltre, se reciti tutti i giorni, con spirito di fede e di amore, il Santo Rosario, la Madonna provvederà a condurti molto avanti nel cammino di Suo Figlio.
(Solco, 691)

Senza l'aiuto di nostra Madre, come potremmo sostenerci nella lotta quotidiana? Lo cerchi di continuo? (Solco, 692)

L'amore per nostra Madre sarà come un soffio che accenderà di fiamma viva le braci di virtù, nascoste nel mucchio di cenere della tua tiepidezza. (Cammino, 492)

Ama la Madonna. E Lei ti otterrà grazia abbondante per vincere in questa lotta quotidiana. —E non serviranno a nulla al maligno quelle cose perverse che salgono, salgono, ribollendo dentro di te, per cercare di annegare nel loro putridume odoroso i grandi ideali, i comandamenti sublimi che Cristo Stesso ha messo nel tuo cuore. —Serviam!
(Cammino, 493)

A Gesù si va e si “ritorna” sempre per Maria. (Cammino, 495)

10 febbraio 2010

NOSTRA SIGNORA DI LOURDES

" O Madre mia,
é nel vostro cuore
che io vengo ad affidare
le angosce del mio cuore
e attingervi forza e coraggio."
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(Santa Bernadette, Quaderno di note intime p.28 )

LE APPARIZIONI DI LOURDES RACCONTATE DA BERNADETTE


Prima apparizione, 11 febbraio 1858

La prima volta che fui alla grotta era il giovedì 11 febbraio. Andavo a raccogliere la legna con due altre ragazzine. Quando fummo al mulino io domandai loro se volevano vedere dove l'acqua del canale andava a congiungersi col Gave. Esse mi risposero di sì.

Di là noi seguimmo il canale e ci trovammo davanti a una grotta, non potendo andare più lontano. Le mie due compagne si misero in condizione di attraversare l'acqua che era davanti alla grotta. Esse attraversarono l'acqua. Si misero a piangere. Domandai loro perché piangessero. Mi dissero che l'acqua era fredda. Io le pregai di aiutarmi a gettare delle pietre nell'acqua per vedere se potessi passa­re senza scalzarmi.

Mi dissero di fare come loro, se volevo. Io andai un po' più lontano a vedere se potevo pas­sare senza scalzarmi ma non potei. Allora ritornai davanti alla grotta e mi misi a scalzarmi. Avevo appena tolto la prima calza che sentii un rumore come se ci fosse stato un colpo di vento. Allora voltai la testa dalla parte del prato (dal lato opposto alla grotta). Vidi che gli alberi non si muovevano.

Allora ho continuato a scalzarmi. Sentii ancora lo stesso rumore. Appena alzai la testa guardando la grotta, scorsi una signora in bianco. Aveva un vestito bianco, un velo bianco e una cintura azzur­ra e una rosa su ogni piede, del colore della cate­nella del Suo Rosario. Allora fui un po' impressio­nata. Credevo di sbagliarmi. Mi strofinai gli occhi. Guardai ancora e vidi sempre la stessa Signora. Misi la mano in tasca; vi trovai il mio Rosario. Volevo fare il segno della Croce. Non potei arrivare con la mano fino alla fronte. La mano mi cadeva.

Allora lo sbigottimento s'impadronì più forte­mente di me. La mia mano tremava. Tuttavia non fuggii. La Signora prese il Rosario che teneva tra le mani e fece il segno della Croce. Allora provai una seconda volta a farlo e potei. Appena ebbi fatto il segno di Croce scomparve il grande sbigottimen­to che provavo. Mi misi in ginocchio. Ho recitato il Rosario in presenza di quella bella Signora. La Visione faceva scorrere i grani del Suo, ma non muoveva le labbra.

Quando ebbi finito il mio Rosario, mi fece segno di avvicinarmi, ma non ho osato. Allora disparve all'improvviso. Mi misi a togliere l'altra calza per attraversare quel po' d'acqua che si tro­vava davanti alla grotta (per andare a raggiunge­re le mie compagne) e ci siamo ritirate. Cammin facendo ho domandato alle mie compagne se non avevano visto niente. No, mi risposero.

L'ho domandato loro ancora. Mi dissero che non avevano visto niente. Allora aggiunsero:
- E tu hai visto qualcosa? - Allora dissi loro: - Se non avete visto niente, neppure io. -
Credevo di essermi sbaglia­ta. Ma ritornando, lungo la strada mi domandavano ciò che avevo visto. Ritornavano sempre su quello. Io non volevo dirlo loro, ma mi hanno talmente pregata che mi sono decisa a dirlo: ma a condizione che non ne parlassero a nessuno. Mi promisero di mantenere il segreto. Ma appena arrivate a casa, niente di più urgente che dire ciò che avevo visto. Ecco per la prima volta.

LE APPARIZIONI DI LOURDES RACCONTATE DA BERNADETTE


Seconda apparizione, 14 febbraio 1858
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La seconda volta era la domenica seguente. Ci ritornai perché mi sentivo spinta interiormen­te. Mia madre mi aveva proibito di andarci. Dopo la messa cantata, le altre due ragazzine e io fummo ancora a chiederlo a mia madre. Non voleva. Mi diceva che temeva che cadessi nell'acqua. Temeva che non sarei tornata per assistere ai Vespri. Le pro­misi di sì. Mi diede allora il permesso di andare.

Fui alla parrocchia a prendere una bottiglia d'acqua benedetta per gettarla alla Visione quando fossi alla grotta, se la vedevo. Arrivate là, ciascuna prese il suo Rosario e ci mettemmo in ginocchio per dirlo. Avevo appena detto la prima decina che scorsi la stessa Signora.

Allora mi misi a gettarLe l'acqua benedetta dicendoLe, se veniva da parte di Dio di restare, se no di andarsene; e mi affrettavo sempre a gettar­gliene. Si mise a sorridere, a inchinarsi e più io annaffiavo, più sorrideva e piegava la testa e più La vedevo fare quei segni... e allora presa da timore mi affrettavo ad aspergerLa e lo feci finché la botti­glia fu terminata.

Quando ebbi finito di recitare il mio Rosario, scomparve. Ecco per la seconda volta.
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La Terza apparizione, 18 febbraio 1858
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La terza volta, il giove­dì seguente: vi furono alcune persone importan­ti che mi consigliarono di prendere della carta e del­l'inchiostro e di doman­darLe, se aveva qualcosa da dirmi, di avere la bontà di metterlo per scritto.

Ho detto le stesse paro­le alla Signora. Si mise a sorridere e mi disse che ciò che aveva da dirmi non era necessario scriverlo, ma se volevo avere la compiacenza di andarci per quindici giorni. Le risposi di sì. Mi disse anche che non mi prometteva di farmi felice in questo mondo, ma nell'altro.

La quindicina, dal 19 febbraio al 4 marzo 1858
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Vi ritornai quindici giorni. La Visione apparve tutti i giorni ad eccezione di un lunedì e di un venerdì. Un giorno mi disse che dovevo andare a bere alla fontana. Non vedendola, andai al Gave. Mi disse che non era là. Mi fece segno col dito mostrandomi la fontana. Ci andai.

Non vidi che un po' d'acqua che assomigliava a del fango. Vi portai la mano; non potei prenderne. Mi misi a scavare; poi potei prenderne. Per tre volte l'ho gettata. Alla quarta volta potei. Mi fece anche mangiare un'erba che si trovava dove io fui a bere (una volta solamente).

Poi la Visione scomparve e io mi ritirai.