" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "

" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "
"Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Il Signore è con Te, anche più di quanto Tu sia con Dio; la Tua Carne non è più Carne Tua, il Tuo Sangue è per due. E benedetta sarai tra tutte le donne, perchè, se sei Madre di tutti, chi potrebbe non amarTi?"

17 marzo 2013

L'IMPORTANZA DEL PERDONO PER IL CRISTIANO

 Gesù  sempre ci invita a perdonare e a dimenticare le piccole offese che spesso accadono nella convivenza quotidiana. È facile ricevere in famiglia e al lavoro offese, scorrettezze e alle volte anche danneggiamenti; in queste circostanze si misura la nostra spiritualità; dalla reazione che abbiamo viene fuori chi siamo dentro. Spesso non si reagisce con durezza per mancanza di amore: è la tensione e l’ira accumulata a dare scintilla al nervosismo.
Ho parlato spesso dell’importanza del perdono,  che è un dono per l’altro, per chi ha sbagliato e si comporta male. Il nostro perdono deve essere sincero, di cuore, come Gesù perdona tutti noi.
Il perdono si deve avvertire nel cuore; quindi, è sempre travagliato, nasce con un po’ di violenza, ed è bene considerare che se non si incontra la persona che ha causato la sofferenza, è sufficiente il perdono sentito nel cuore.
Molti dicono che non riescono a perdonare perché i loro nemici non lo meritano, ma allora chi merita il perdono di Dio? Chi non vuol perdonare deve chiedersi se ci sono state circostanze nella vita in cui non era stato meritevole del perdono del Padre. Noi mostriamo di amare Gesù se perdoniamo i nostri nemici, comunque se dimentichiamo i loro errori e non li condanniamo perché solo Dio può svolgere questo compito.
Se siamo umili nel riconoscere i nostri debiti nei confronti di Dio, questo ci aiuterà a perdonare a discolpare gli altri.
Oltre il perdono da offrire a tutti, c’è anche l’atteggiamento di discolpare chi ha sbagliato, non rivoltando la verità né falsando qualcosa, ma si discolpa qualcuno perché egli non si rende conto del male che fa a sè stesso e poi agli altri! Si inserisce qui la comprensione senza negare l’evidenza dei fatti: è un atto di amore che si esplicita con la pazienza e la convinzione che chi sbaglia è accecato e non si rende conto della sofferenza che causa negli altri.
L’inimicizia nasce tra le persone che si conoscono quando qualcuno ripete gli stessi errori e non mostra alcun segno di ravvedimento; questo è un supplizio per chi deve sopportare le torture magari nell’ambiente di lavoro. Tutto si può superare insieme a Gesù, invocando con Fede il Suo Cuore e chiedendo di intervenire per convertire quella persona e per ricevere la pazienza e la capacità di perdonare.
È sempre determinante invocare Gesù per ricevere da Lui la forza di amare e di perdonare anche nelle condizioni più difficili.
Senza l’aiuto di Gesù, se non c’è la Sua Grazia, è impossibile perdonare cristianamente; al contrario si ha una forte inclinazione nell’emettere giudizi e sospetti temerari, molto gravi e che richiedono la Confessione. Con l’aiuto di Gesù invece c’è l’umiltà di comprendere ed invece di falsare gli episodi e di ingigantire un fatto, si cerca di minimizzarlo, di sgonfiarlo per non ricordarlo.
Chi è umile è obiettivo, quindi realistico, senza pregiudizi e giusto. Riesce a discolpare  i difetti degli altri perché non se ne scandalizza. Il superbo invece li cerca per giudicare e dirlo a tutti, se non ne trova li inventa e così distrugge la sua vita spirituale.
Guardiamo la Vergine Maria ed imitiamo le Sue virtù. È importante conoscere i Suoi consigli leggendo i messaggi di Medjugorje.
(padre Giulio Maria Scozzaro)

IL TUO ANGELO CUSTODE OGGI DICE:

Nella battaglia che tu ingaggi ogni giorno della tua vita, l’avversario è sempre il male, mai un’altra persona. 
Gesù ti chiede continuamente di amarLo, comunque sia. Non servirti mai delle armi di questo mondo nella tua lotta continua: l’invidia, il risentimento, la gelosia, la collera. Impugnandole, tu scarti quelle della luce, che sono l’amore e la preghiera, la dolcezza e l’umiltà. 
Solo queste armi ti daranno la forza per vincere in modo duraturo. 
La tua forza non viene da te, ti è donata dal Signore, gratuitamente. 
Chiedila ogni mattina per tutta la giornata. 
“Ad ogni giorno basta la sua pena” (Mt 6,34), ti dice lo stesso Gesù.

ABBIAMO BISOGNO DELL'AIUTO DI SAN MICHELE ARCANGELO


Molte brave persone rimangono meravigliate quando patiscono cattiverie e si chiedono il motivo di queste ingiustizie che spesso arrivano anche da persone insospettabili. Non c’è da sorprendersi quando la debolezza spirituale domina una persona e considera corretto quello che invece è sleale. Se qualcuno perde il controllo e vi causa dispiaceri, la forza vi deve sempre arrivare dalla preghiera, dall’invocazione del Cuore di Gesù, sempre pronto a donare misericordia e consolazione.
Gli altri possono sbagliare e arrecarci del male; noi sappiamo che se non c’è nulla da chiarire, la risposta deve sempre essere paziente e buona. Dobbiamo avere comprensione e non vendetta per chi non ci ama. Se non amiamo qualcuno non viviamo il Vangelo.
Non siamo vicini a Gesù solo perché facciamo qualche preghiera: lo siamo quando ci rinneghiamo per vivere il Vangelo, quando amiamo e perdoniamo, compiamo buone opere e curiamo la salute spirituale dell’anima.
Abbiamo bisogno dell’aiuto di San Michele Arcangelo. Ora che si avvicina il tempo della fine dei tempi dominati da satana, come ha detto la Madonna a Medjugorje, il suo aiuto è insostituibile. Il  13 ottobre 1884 Papa Leone XIII finì di celebrare la Santa Messa nella cappella vaticana. Poi restò immobile per almeno dieci minuti. Ridestandosi da quel momento di immobilità, il Papa si precipitò verso il suo ufficio senza dare la minima spiegazione a chi era vicino a lui e che l’aveva visto divenire pallido.
In quei momenti Leone XIII compose immediatamente una preghiera a San Michele Arcangelo, indicando ovunque la sua recita al termine di ogni Messa. Dopo qualche giorno il Papa raccontò di aver udito satana e Gesù e di aver avuto una terrificante visione dell’inferno:  
“Ho visto la terra avvolta dalle tenebre e da un abisso, ho visto uscire legioni di demoni che si spargevano per il mondo per distruggere le opere della Chiesa ed attaccare la stessa Chiesa che ho visto ridotta allo stremo. Allora apparve San Michele e ricacciò gli spiriti malvagi nell’abisso. Poi ho visto San Michele Arcangelo intervenire non in quel momento, ma molto più tardi, quando le persone avessero moltiplicato le loro ferventi preghiere verso l’Arcangelo”.
E nel 1994 Papa Giovanni Paolo II invitò i Sacerdoti celebranti a recitare la supplica a San Michele, affinché “la preghiera ci fortifichi per la battaglia spirituale... Papa Leone XIII ha certamente avuto un vivo richiamo di questa scena quando ha introdotto in tutta la Chiesa una speciale preghiera a San Michele Arcangelo. Chiedo a tutti di non dimenticarla e di recitarla per ottenere aiuto nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo”.
Facciamo il proposito di recitare ogni giorno la preghiera a San Michele Arcangelo: è come un potente esorcismo.
“San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii nostro aiuto contro la perfidia e le insidie del diavolo. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e tu, o Principe della Milizia celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. O Arcangelo San Michele, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel terribile giorno del Giudizio. Amen”.
(padre Giulio Maria Scozzaro)



PER RINASCERE NELLO SPIRITO SANTO BISOGNA MORIRE A SE' STESSI


Ogni cristiano è chiamato a produrre buoni frutti spirituali; se rinuncia a questo impegno morale, allontanerà Gesù forse definitivamente dalla sua vita.
 L’esistenza del cristiano che rifiuta di osservare gli insegnamenti di Gesù è improduttiva per il Paradiso; potrà guadagnare milioni di euro in questa vita, ma dopo la sua morte li lascerà qui, ad altri e non porterà nulla con sé. Se non pochi abiti.
È inevitabile per il cristiano osservare il Vangelo per non diventare infruttuoso ed inutile per Gesù; e se pecca deve rialzarsi con il pentimento, con il proposito convinto di ravvedersi e deve anche cercare la Confessione con un Sacerdote.
Comprendo quei cattolici che si bloccano nel cammino spirituale per la mancanza, in certi casi, di spiritualità all’interno della Chiesa; però sbagliano a fermarsi o a scoraggiarsi; il loro modello e Maestro è Gesù: da Lui non potrà mai arrivare una delusione. Nessuno di coloro che pregano bene può affermare di essere rimasto deluso da Gesù o di non avere ricevuto gli aiuti che chiedeva, ovviamente se erano convenienti per la sua anima.
Per mancata spiritualità mi riferisco agli scandali sessuali dei Preti che si scoprono ancora in molte parti del mondo e suscitano molta delusione nei credenti; quelli più deboli non pregano più proprio per una Fede appena iniziale. Ci sono pure le ripetute ribellioni dei teologi austriaci, americani, irlandesi, che chiedono a voce grossa una Chiesa moderna, senza più leggi morali, senza i Sacramenti dell’Eucaristia e della Confessione, con l’apertura alla piena modernità.
Per questi teologi il Vangelo di oggi non serve a nulla, forse neanche lo leggono. I loro frutti sono opposti al Vangelo, non servono.
Noi dobbiamo avvicinarci con maggiore confidenza a Gesù e conoscerLo meglio: non è possibile seguire Gesù se non c’è un buon impegno giornaliero nella lotta contro l’istinto e le passioni disordinate.
Gesù, costantemente, ci invita a conoscere l’importanza delle mortificazioni;la Madonna  lo ripete da 32 anni a Medjugorje, perché solo con il rinnegamento si può giungere al dominio della propria volontà, si potrà ricevere abbondante Spirito Santo e decifrare la realtà con la “mente di Dio”. Avere il suo Spirito significa ricevere Luce da Lui, penetrare con gli occhi della Fede e vedere anche nelle tenebre del mondo.
Solo così si potrà agire nella Verità di Dio e non più nella debolezza umana.
La mortificazione sembra difficile a molti cattolici, essi non hanno ancora scoperto che la morte che si dà ai vizi e ai peccati porta alla vita vera, alla rinascita spirituale, ed è questo il mezzo per purificare l’anima. Senza la mortificazione non si potrà mai passare dai vizi alla perfezione. Per raccogliere occorre seminare, per rinascere nello Spirito Santo bisogna morire a sè stessi.
Ogni giorno abbiamo cento possibilità di praticare la mortificazione, qualche rinuncia, una privazione, un sacrificio, una penitenza…
(padre Giulio Maria Scozzaro)

DIGIUNO E' ABBRACCIARE LA CROCE



medj22.jpgLa Madonna vi ha chiamato, ti ha chiamato a Medjugorje e desidera che tu pensi nel tuo intimo: io non sono qui per caso, la mia presenza qui ha un grande scopo.
Allora è importante che vi chiediate: cosa vuole la Madonna da me? Dovete sapere che lei vi chiama, lei vi parla.
Ecco, io vi dico che la Madonna a Medjugorje parla, lei è presente e abita a Medjugorje e qui, ora, tu puoi credere da prete, da uomo, da donna, da giovane.
Credere significa seguire e vivere la chiamata senza paure, come hanno fatto i 72 frati che il 7 febbraio 1945 presso un santuario qui vicino in un'ora sono stati uccisi e hanno testimoniato la loro scelta e la loro fede.
La Madonna a Medjugorje ha avvicinato il mondo: coloro che vengono qui si sentono una sola famiglia. Ognuno dice: la mia mamma è qui, dinanzi a me sono i frutti della sua presenza.
Lei, in questo posto povero e umile, è riuscita a riunire il mondo intero e tutti ci sentiamo bene, ci sentiamo a casa.
Bene, non è possibile scrivere in un solo libro e neanche in tanti tanti libri ciò che la Madonna ha fatto e ha detto a Medjugorje in sette anni, così come diceva san Giovanni di Gesù.
Lei parla ad ognuno che giunge qui, e ognuno può diventare messaggio, veggente, testimone. Chi ama veramente può tornare a casa veggente.
Ma cosa vuole la Madonna da te? Lei vuole distruggere la tua maschera, liberarti dalla tua vita superficiale per darti un cuore nuovo che ama, che è cristiano.  
 
Per questo ci invita a fare il digiuno.  
Digiunare non ci porta via qualcosa, ma libera la tua persona, libera il tuo amore, libera in te la pace, ti libera dalla paura.
Ricordo ancora la sorpresa dei primi giorni quando la Madonna diceva: «Digiunate perché satana è in voi e nelle vostre famiglie» ". Lo scopo della Madonna è quello di distruggere il nostro egoismo.
Il Vangelo non è una cosa privata, ma un dono per te e per tutta la chiesa. Un santo non vive per sé, non è santo per se stesso soltanto. Anche una mela è un frutto e il suo fine è di essere mangiata, consumata.
La chiesa c'è per la resurrezione e la Madonna desidera realizzare ciò; per questo ha detto: «Digiuna e satana sarà allontanato da Medjugorje». Molti dicono con varie scuse: «Non me la sento di fare il digiuno».
In. realtà la pubblicità invita al consumismo anche le famiglie cristiane e così il digiuno passa in second'ordine.
Il primo mercoledì di luglio, dopo le apparizioni, tutta la gente di Medjgorje convocata in chiesa ha detto di sì con la gioia alla richiesta della Madonna di digiunare per quattro giorni a pane e acqua. Il digiuno non distrugge ma edifica la gioia, edifica ciò che è divino in noi.
Una famiglia veramente cristiana non si lascia condizionare dalla pubblicità e dal consumismo: sa quale macchina serve, qual è il vestito giusto, il pranzo giusto. La Madonna ha detto: «Leggi la Bibbia e tu sai tutto».
Allora ecco che si fa digiuno con i pensieri, si fa il digiuno della propria volontà e dei propri progetti, perché si è attenti a scoprire la volontà e il progetto di Dio, giungendo a negare la mia volontà per affermare la volontà di Dio.  
Fare digiuno significa dire di no alla propria torre di Babele.
Dio e la Madonna non possono aiutarti a costruire la tua torre di Babele, quella dei tuoi progetti. Ti aiutano se chiedi di fare la volontà del Padre. Pietro che consiglia Gesù di non andare a morire non ama Gesù. Digiuno significa rinnegare se stessi ogni giorno, vedere nel volto degli altri il volto di Gesù, guardare il mondo col cuore, da veri cristiani.
Si digiuna cambiando le lenti dei propri occhi; si digiuna con le parole tenute a freno, non con la critica, perché noi cristiani siamo chiamati ad edificare; si digiuna con il vestito; a tavola con il cibo; con il comportamento; in tutti i campi di attività della vita. Digiuno non è distruggere la mia vita, ma liberare la mia persona nella dimensione della pace e dell'amore, liberarmi dall'odio e dalla paura.
Sbaglia chi ritiene che digiunare significhi solo non mangiare; il vero digiuno è mettersi nella disposizione di servire gli altri.
La Madonna nei messaggi ci chiede di abbracciare e di portare la croce.  
Ognuno di noi ha la sua croce. L'evoluzione della società ci porta ad occultare e a dimenticare la croce, eppure non esiste vita cristiana senza la croce; non c'è, non esiste la storia della salvezza senza la croce. Essa è il centro, la radice della fede e della chiesa.
Quando Gesù ha abbracciato la sua croce, questa non è più stata condanna, ma è diventata la salvezza, la pace, la luce, la forza che attira a sé l'uomo. Gesù dice nel vangelo di Giovanni: «Ed io, quando sarò innalzato da terra, trarrò a me tutti gli uomini». Così noi dobbiamo innalzare la nostra sofferenza: la tua debolezza, la tua sofferenza, il tuo dissidio familiare non vanno scartati, ma innalzati.
Anche la Madonna ci dice: abbraccia la croce.
Eppure sempre più spesso non sappiamo portare la croce. Ecco, noi tutti siamo venuti a Medjugorje per riabbracciare la croce, perché venire a Medjugorje significa mettere Gesù al primo posto nel nostro cuore, seguire e amare Gesù.
Non possiamo seguire due padroni ma uno solo, dice il Vangelo. Allora buttate tutto, le mentalità e le pratiche che non servono, che non sono giuste. Lasciate tutti i vostri idoli qui e seguite la strada di Gesù. Lasciate tutto e come la Madonna pronunciate il vostro "fiat".
Gesù non può agire in noi senza la chiesa che ci ha lasciato: lui ha sposato la chiesa e non desidera divorziare da lei.  
Noi siamo importanti per lui e ci ha detto cosa dobbiamo fare; ce lo ripete da sette anni attraverso la Madonna a Medjugorje: pregare con il cuore, digiunare, leggere la Bibbia, confessarsi ogni mese, vivere la Messa.  
Agire così vuol dire abbracciare la chiesa, in modo da portare i frutti della pace, della gioia, dell'amore, della santità e della vita cristiana. Noi siamo grandi se siamo obbedienti a Gesù, davanti al quale ora ci mettiamo in silenzio, per ascoltarlo con il cuore.  
Padre Jozo Zovko  (da Info da Medjugorje)

BENEDETTO SIA SEMPRE IL NOSTRO DIO

"Benedetto sia sempre il celeste Padre; Lo supplico che Egli sia sempre il tuo cuore, la tua vita, la tua anima". (San Pio)

NON TI CURARE DEL DOMANI...


"Non ti curare del domani, pensa solo a fare bene, oggi, e quando il domani sarà arrivato, si chiamerà oggi ed allora ci si penserà". (San Pio)

IL TUO ANGELO CUSTODE OGGI DICE:

Seguire Gesù è il cammino verso la felicità. Non è un itinerario dove abbondano i piaceri; la gioia, sì, ma non i divertimenti. 
Ricordati delle parole di Gesù: “Se qualcuno Mi vuol seguire, che rinunci a sè stesso e prenda la sua croce, ogni giorno, per seguirMi” (Lc 9,23). 
Ricordati anche che Egli ha detto: “Venite a Me voi tutti che penate e vi curvate sotto il peso dei fardelli” (Mt 11,28), ed ha aggiunto:
“Sì, il Mio giogo è facile e il Mio fardello leggero” (Mt 11,30). 
È il mondo che impone dei gioghi pesanti.
Passare dal mondo a Gesù vuol dire alleggerire il fardello della propria vita. Stringi senza sosta i legami d’amore che ti uniscono a Gesù.

UN CUORE MISERICORDIOSO NELL'AMORE

Signore, forza di coloro che credono in Te, e perdono di coloro che Te lo chiedono, l'uomo è fragile e non può nulla senza di Te; risveglia in noi il santo desiderio di tornare continuamente a Te, Sorgente piena di gioia. 
Concedici di vivere sempre con un cuore misericordioso nell'amore e nel rispetto del Tuo Santo Nome, perché Tu non deludi mai coloro che sperano con fiducia in Te.

2 marzo 2013

UNA RIFLESSIONE SULLE DIMISSIONI DI BENEDETTO XVI


In questo mese si eleggerà il nuovo Papa, si incontreranno a Roma i 115 Cardinali che dovranno sceglierlo e noi speriamo che tutto si svolga con somma serenità. Rimane sempre viva quella frase che disse Benedetto XVI il 10 marzo 2009 a San Pietro: “I Cardinali e i Vescovi si mordono e si divorano a vicenda”.
Speriamo che il conclave si svolga in un clima di interesse condiviso e si normalizzi l’agitazione esistente. Umanamente risulta difficile il ricomporsi di fratture profonde già indicate dal Papa, ma Dio può tutto e noi speriamo che per il bene della Chiesa, tutti arrivino a mettere da parte i propri interessi. Sembra molto difficile questa soluzione, i Cardinali sono uomini e se non è presente una Fede forte, il rischio di seguire le convinzioni umane è alto.
Dal 28 febbraio non abbiamo il Papa, la Sede Vacante della Chiesa Cattolica è come una famiglia di fratelli e sorelle senza i genitori. Dopo le prossime elezioni la Chiesa riavrà il Papa, proprio in questi giorni in cui le agitazioni dei modernisti stanno scoppiando in richieste di aggiornamenti pienamente opposte al Vangelo.
Coinciderà con l’esplosione di quei teologi che non pregano più, non amano la Madonna né si interessano dell’Eucaristia, non accettano la sana dottrina e chiedono una Chiesa umana, senza più le leggi morali e con il Vangelo rivisto per eliminare quei passi che insegnano la pratica delle virtù morali. La confusione era già profonda, adesso sembra l’inizio di una nuova fase ancora più oscura.
Il 28 febbraio Benedetto XVI ha detto: Da stasera non sono più Pontefice, ma solo pellegrino”. È un’affermazione corretta, perché non ci possono essere due Papi contemporaneamente; non solo và contro la teologia, soprattutto contraddice Gesù; le parole del Suo Vangelo sono chiarissime, Egli ha dato il Primato di Pietro ad una sola persona. “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la Mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18).
Benedetto XVI ha precisato bene la sua posizione, mentre alcuni giorni fa il direttore della Sala Stampa Vaticana, Padre Lombardi, ha detto ma non si sa a nome di chi: “Benedetto XVI sarà Papa emerito, si chiamerà Romano Pontefice emerito”. Questo titolo è per me un’assoluta novità…  
È una novità nella teologia cattolica, non era mai avvenuto e mai si era pensato ad una ipotesi simile. È una grande novità perché si rende un Papa come un Vescovo, senza avere più il potere del Primato. Questo accostamento risulta impreciso per la nostra dottrina. Il Papa è il Vescovo di Roma, solo lui ha il Primato di guidare la Chiesa, e un altro Vescovo non può essere nello stesso periodo anch’esso Papa. Se il Papa è il Vescovo di Roma, dovrebbe essere indicato come Vescovo emerito di Roma. 
Comunque, lasciamo fare come si desidera; ciò non cambia la nostra Fede, perché noi conosciamo la dottrina e rimaniamo sereni senza dare giudizi né fare ipotesi. Gesù è vivo e salverà la Sua Chiesa.
Da diversi anni scrivo queste cose e oramai siamo in dirittura d’arrivo; come sempre invito a verificare l’evolversi degli attacchi contro la Chiesa Santa per comprendere l’autenticità delle mie affermazioni. I tempi privi della vera Fede ci indicano che la situazione volge al peggio, sono le manifestazioni di molti teologi del mondo schierati contro la figura del Papa e la sana dottrina ad indicarci che le loro posizioni non potranno che peggiorare gli scontri all’interno della Chiesa.
Non dovete lasciarvi ingannare dalle parole di quanti affermano di seguire la Chiesa o il Magistero del Papa ma poi interiormente ed intenzionalmente li rifiutano. Questa strategia la troviamo in innumerevoli casi, infatti si affermano parole di vicinanza al Vangelo per poi nel cuore avere il pieno rifiuto degli insegnamenti di Gesù. Si chiama ipocrisia? Bisogna chiederlo a quanti con le loro opere non mostrano più di seguire Gesù.
L’attenzione quindi non và posta solamente sulle parole, soprattutto le opere indicano la spiritualità del cristiano. La Fede se non ha le opere, è morta in sè stessa” (Gc 2,17). Quanti si ribellano alla sana dottrina della Chiesa non possono mostrare opere buone, lo dice Gesù: “Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?” (Mt 7,16).
Da alcuni decenni sono iniziati i tempi dell’attacco più spietato della storia contro la Chiesa, un attacco che vuole creare un’altra figura di Cristo, un Gesù astratto e con insegnamenti tolleranti su tutti i peccati. Si vuole creare una Chiesa senza i suoi ispirati insegnamenti, senza i Sacramenti e con una visione della vita pienamente modernista.
Un nuovo Cristo e una nuova Chiesa che rallegreranno i cattolici tiepidi e privi di Fede, privi della conoscenza della sana dottrina.
La Madonna appare a Medjugorje da 32 anni proprio per ripetere gli insegnamenti del Vangelo, gli insegnamenti non più seguiti -anche perché non conosciuti- da moltissimi cattolici. Non cercate per curiosità profezie nuove e che al 99% sono false, leggete ogni giorno alcuni messaggi di Medjugorje e praticateli con impegno. 
(padre Giulio Maria Scozzaro)

CHE MI SOSTENGA SEMPRE L'AMORE


Chiedi al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, e a tua Madre, che ti aiutino a conoscerti e a piangere per tutte quelle cose sporche che ti hanno attraversato e che hanno lasciato — ahimè — tante incrostazioni... — E nel contempo, senza allontanarti da questa considerazione, diGli: dammi, Gesù, un Amore che sia fuoco di purificazione, nel quale la mia povera carne, il mio povero cuore, la mia povera anima, il mio povero corpo si consumino, ripulendosi di tutte le miserie terrene... Poi, il mio io ormai vuoto, riempilo di Te: che non mi attacchi a nulla qui sulla terra; che mi sostenga sempre l'Amore. (Forgia, 41)

Il Signore ci ascolta per intervenire, per entrare nella nostra vita, liberarci dal male, colmarci di bene: Eripiam eum et glorificabo eum, ci libererà e ci glorificherà. Ecco la speranza della gloria: ritroviamo qui, come già in altre occasioni, l'inizio di quell'intimo movimento che è la vita spirituale. La speranza di questa glorificazione accresce la nostra fede e stimola la nostra carità. In tal modo le tre virtù teologali, virtù divine che ci fanno simili a Dio nostro Padre, diventano operanti. (...)

Non si può rimanere inerti. È necessario avanzare verso la mèta indicata da san Paolo:Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. L'ambizione è grande e nobile: è l'identificazione con Cristo, la santità. D'altronde non c'è altra strada se si desidera essere coerenti con la vita divina che Dio Stesso, mediante il battesimo, ha fatto nascere nelle nostre anime. Andare avanti significa progredire in santità; si retrocede, invece, se si rinuncia allo sviluppo della vita cristiana. Il fuoco dell'amore di Dio ha bisogno di essere alimentato, di crescere ogni giorno, di gettare profonde radici nell'anima; e il fuoco si mantiene vivo a condizione di bruciare cose sempre nuove. Se non avvampa, rischia di estinguersi. 
(E' Gesù che passa, 57-58).

IL RISCHIO CHE LA CHIESA SIA OMOLOGATA AD UNA ISTITUZIONE LAICA



di Massimo Franco - Corriere della Sera - 1 marzo 2013

«Alcuni cardinali chiederanno al nuovo Papa di inserire nel suo discorso inaugurale un punto fermo: che un Pontefice di solito sceglie di esserlo per sempre. La norma sulle dimissioni non si può abolire. Ma per il futuro bisogna garantire la libertà della Chiesa da condizionamenti esterni...».
Nel giorno in cui Benedetto XVI vola in elicottero dalla Città del Vaticano al Palazzo pontificio di Castel Gandolfo, scomparendo come personaggio pubblico e primo Papa dimissionario, affiorano le voci anonime ma autorevoli di chi vuole mettere fra parentesi il precedente. È il tentativo di restituire sacralità ad un profilo che il gesto epocale, insieme eroico e destabilizzante, di Joseph Ratzinger ha mutato in modo apparentemente definitivo; e che sta provocando contraccolpi dei quali si comincia appena a indovinare la portata.
Ufficialmente, gli episcopati hanno reagito all'annuncio del passo indietro, dato da Benedetto XVI l'11 febbraio scorso, con parole di condivisione e di vicinanza al pontefice. Eppure, quel giorno arrivò un commento duro, drammatico del cardinale polacco Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, a lungo segretario di Giovanni Paolo II. «Dalla croce non si scende», disse ricordando come Karol Wojtyla rimase al suo posto, nonostante una lunga agonia, spettacolarizzata dai mass media.
Le sue parole furono lette come una critica alla decisione di Papa Ratzinger, il quale sembrò rispondergli il 27 febbraio. «Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo...», disse nell'ultima udienza a piazza San Pietro. È stato uno scambio a distanza difficile da decifrare, del quale il portale polacco Geopolityka azzarda una spiegazione. Il 25 febbraio scorso Gracjan Cimek ha scritto infatti che«Benedetto XVI era dell'opinione che il suo predecessore malato dovesse rimanere al suo posto fino alla morte».
Riaffiorano così le voci secondo le quali l'allora cardinale Ratzinger lasciò capire a Giovanni Paolo II che «dalla croce non si scende». Si tratta di una tesi destinata a provocare una discussione profonda e dolorosa: nel Conclave e negli incontri che lo precederanno, ai quali saranno presenti anche i cardinali ultraottantenni e dunque non elettori.
È la conferma che la rinuncia di Benedetto XVI non potrà essere banalizzata o archiviata, magari richiamandosi alla legittimità secondo le norme del diritto canonico. L'esigenza di ritrovare un equilibrio fra un atto epocale di rottura e la continuità della Chiesa è sentita in modo acuto. Ma per soddisfarla si intravede una ricerca tormentata, perché il Pontefice ha messo tutti di fronte a responsabilità ineludibili.L'eventualità che il papato sia omologato ad una qualunque istituzione laica in nome della modernità è un rischio che molti cardinali avvertono e vogliono sventare.
Eppure, si è già manifestato il 16 febbraio sotto le vesti innocue di un sondaggio. Quel giorno The Globalist , il sito di Washington che tenta di decifrare l'evoluzione delle classi dirigenti a livello mondiale, ha proposto ai propri lettori un quiz intrigante. Titolo: «Continuità al vertice». Svolgimento:«Per qualsiasi grande istituzione, sia una società privata, un governo o perfino una religione universale, la stabilità e la continuità sono importanti prerequisiti per avere successo. E un elemento-chiave è che il turn over al vertice sia basso. Domanda: dal 1892, quale delle seguenti istituzioni ha cambiato con meno frequenza la leadership»?
L'elenco stilato dal Globalist ha messo al punto "a" la Chiesa cattolica, al "b" la Ibm, il colosso tecnologico americano, poi la presidenza degli Stati uniti, la General Electric e i primi ministri britannici. Ma la sorpresa non è che chi ha risposto "a" si è sbagliato, perché l'azienda con i capi più longevi si è rivelata la Ibm: nove amministratori delegati in centouno anni di storia.
Non impressiona nemmeno che il papato si sia classificato terzo, con dieci pontefici: il problema è l'assimilazione di Benedetto XVI ad un qualunque top manager o leader politico. La strana classifica può anche apparire un po’ grossolana e «all'americana». Però, non va sottovalutata nel suo sottinteso simbolico.
Nella percezione di una parte dell'opinione pubblica globale, il Vaticano comincia ad apparire un sistema di governo come gli altri; è dunque il Papa, capo della Chiesa cattolica, a uscire dalla nicchia teocratica nella quale lo poneva la sua carica a vita, inserendolo nella lista di presidenti, primi ministri e dirigenti.
È questo che colpisce di più. Rispecchia il dramma di un'istituzione che dovrà ricalibrare molti dei suoi principi sulla base di una novità prevista ma mai verificatasi negli ultimi seicento anni.
Congedandosi ieri pomeriggio, mentre il suo appartamento veniva chiuso e sigillato, Benedetto XVI ha scolpito solennemente l'impegno a un'«ubbidienza incondizionata» al successore. Ma rimane la figura ascetica, invisibile e tuttavia ingombrante del «Papa emerito»: dove quell'aggettivo rischia di rimandare di nuovo a cariche onorifiche tipiche dell'universo non religioso.
I veleni che cominciano a filtrare sull'uno o l'altro «papabile» danno corpo al fantasma di un condizionamento esterno quasi preventivo: si tratti di pedofilia, di inchieste giudiziarie di altro tipo o di pressioni dei governi. La presa di posizione dei giorni scorsi del «primo ministro» del Vaticano Tarcisio Bertone contro ingerenze indebite dell'opinione pubblica o di Stati sul Conclave, è sembrata un altolà a tutti. È vero che spesso si tratta di voci, non sempre verificabili. Ma evocano uno sfondo di conflittualità latenti che attraversano molti episcopati.
Compreso quello italiano, nel quale sta crescendo l'aspettativa, non si sa quanto fondata, di un ritorno ad un pontefice «tricolore» dopo quello polacco e il tedesco. Anche se in realtà ambizioni e contrasti attraversano l'intero corpo elettorale. La vigilia del Conclave sembra incrinare perfino la compattezza dei cardinali statunitensi guidati dal presidente e arcivescovo di New York, Timothy Dolan.
Per quanto considerata un'ipotesi remota, la candidatura di un americano al papato non è più esclusa a priori. Ma si parla di opinioni non coincidenti in quella pattuglia: le prime perplessità sarebbero partite dal cardinale di Washington, Donald Wuerl.
Piccola coincidenza: in questi giorni è a Roma in missione ufficiale John Kerry, segretario di Stato Usa, cattolico e candidato perdente contro il repubblicano protestante George W. Bush nel 2004. Alla Casa Bianca ricordano ancora come un incubo l'ostilità aperta di alcuni vescovi conservatori statunitensi nei confronti di un Kerry tacciato di progressismo. La sua presenza a Roma lo candida, come minimo, al ruolo di spettatore interessato del Conclave.

IL VERO CRISTIANO E' MISERICORDIOSO


Gesù ci dice che ognuno di noi è responsabile della sua vita e del suo futuro. Questo è indubitabile, ed è sbagliato smettere di pregare o arrabbiarsi contro il Signore quando qualcosa non và bene o sorgono sofferenze personali o familiari. Questo è il sintomo di una mancata maturità umana e spirituale, la prova di una Fede che non c’è ma che si presume di avere. Ognuno di noi raccoglie quanto semina, almeno riguardo il nostro rapporto con Dio, mentre è un altro discorso quando le sofferenze sono causate da persone che non ci amano.
Sempre però Gesù ci invita ad essere misericordiosi con tutti, quindi comprensivi, benevoli, pazienti. È un atteggiamento energico, volontario; non è paura, vigliaccheria o la rinuncia alla difesa. Chi usa volontariamente la pazienza e non perché costretto dalle circostanze, è forte d’animo.
Ognuno di noi è il giudice di sè stesso, decide con le sue opere quale comunione deve avere con Gesù e i doni che deve ricevere, che sono sempre proporzionati a quello che si compie di buono verso i fratelli e le sorelle.
Cerchiamo di capire il significato di misericordia e perché i cristiani sono chiamati ad essere misericordiosi. Misericordia è un sentimento generato dalla compassione per la miseria altrui, miseria morale o spirituale, intesa come mancanza di qualcosa. Chi non ama è mancante di amore e di verità con ogni probabilità; comunque le mancanze spirituali possono essere molte altre. Dinanzi a queste mancanze, il comportamento del cristiano deve essere improntato sull’amore, sulla compassione e comprensione delle debolezze degli altri.
Non esiste nel Cristianesimo “l’occhio per occhio” ma questo comando di Gesù: “Amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
La misericordia è un sentimento di compassione e pietà per l’infelicità e la sventura degli altri che induce a soccorrere, a perdonare, a non infierire. La misericordia può dimorare solamente nel cuore di chi ha incontrato veramente Gesù; non è naturale questa disposizione, non si deve confondere con qualche buona azione compiuta da un non credente, mosso probabilmente da qualcosa che all’esterno non appare e che nessuno però può giudicare perché l’intenzione la conosce solo Dio.
La misericordia è una virtù morale tenuta in grande considerazione dall’etica cristiana e si concreta in opere di pietà o di carità, generosità, perdono. Non può esistere un cristiano senza un cuore buono o almeno comprensivo, mosso a pietà degli altri che non comprendono o non riescono a praticare le virtù cristiane. Il cristiano è uno che usa misericordia, che agisce con animo buono e almeno si sforza di non commettere determinati peccati.
Gesù elenca alcuni comportamenti che un cristiano deve valutare attentamente se vuole osservare il Vangelo. Per essere misericordiosi non si deve giudicare, non si condanna in modo prevenuto, ma bisogna perdonare e donare comprensione e bontà. Gesù è buono e benigno con tutti, Lui non ha nemici, sono i cattivi a odiarlo. Quindi, chi ha l’abitudine di giudicare e di condannare non agisce con bontà e mostra a chi lo ascolta di non seguire Gesù.
I giudizi che si fanno sulle azioni e sulle intenzioni altrui sono sempre sbagliati e mostrano una mancanza di generosità verso il prossimo.
La Madonna, a Medjugorje, molte volte ha detto di non giudicare; ma è un discorso diverso quando si considera l’avversità contro Gesù con la propagazione di eresie e di insegnamenti modernisti per distruggere la sana dottrina della Chiesa. Occorre formare una distinzione tra il giudizio immotivato dalla difesa della nostra Fede, evidenziando tutte quelle dottrine false diffuse per demolire il Vangelo e la Chiesa. Leggiamo cosa disse nel lontano 1981 Papa Giovanni Paolo II sulla crisi all’interno della Chiesa:
«Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani, oggi, in gran parte, si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi; si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propagate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni; si è manomessa la Liturgia; immersi nel “relativismo” intellettuale e morale, e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva» (Osservatore Romano, 7 febbraio 1981).
Anche se il Papa allora non indicava i nomi, però evidenziava che quanti diffondevano le eresie non agivano per il bene della Chiesa. È un altro discorso quando si giudica o peggio ancora si condanna in modo definitivo qualcuno, solo osservando le sue azioni o presumendo di conoscere le sue intenzioni.
Chi giudica gli altri senza carità attrae su di sé inconsciamente il giudizio degli altri, e Dio permette che subisca il contraccambio di quello che fa.
Chi condanna e non perdona soccombe alla stessa legge e in pratica danneggia sè stesso.
Quando si è ciechi su questi precetti di carità e non si osservano, ognuno rovina sè stesso e la sua famiglia; un sacerdote rovina tutti i parrocchiani. Dando cattivi esempi si formano persone senza carità. Non c’è una scusa valida per giudicare senza motivo o per condannare con sentenza definitiva, non si può essere severi con il prossimo per migliorarlo calpestando però la carità. Non si può osservare la pagliuzza nell’occhio altrui e fare finta di non vedere la trave nel proprio occhio.
Un cristiano non deve trasgredire la legge della carità, egli propugna il bene vero e lo dimostra con la misericordia che usa.
(padre Giulio Maria Scozzaro)

LE CROCI DELLA VITA


Un uomo viaggiava, portando sulle spalle tante croci, pesantissime!
Era ansante, trafelato, oppresso e, passando un giorno davanti ad un Crocifisso, 
se ne lamentò con il Signore così: 
"Ah! Signore, io ho imparato, nel Catechismo, che Tu ci hai creato per conoscerTi, amarTi e servirTi... 
Ma, invece, mi sembra di essere stato creato soltanto per portare le croci! 
Me ne hai date tante, e così pesanti, che io non ho più la forza di portarle!".
Il Signore, però, gli disse:
"Vieni qui, figlio Mio! Posa queste croci per terra, ed esaminiamole un poco... 
Ecco, questa è la più grossa, e la più pesante; guarda che cosa c'è scritto sopra!".
Quell'uomo guardò, e lesse questa parola: sensualità.
"Lo vedi?", disse il Signore. "Questa Croce non te l'ho data Io, ma te la sei fabbricata da solo! 
Hai avuto troppa smania di godere, sei andato in cerca di piaceri, di golosità, di divertimenti... 
Hai pensato che nella vita bastasse questo, per essere felice, 
ed invece hai trovato il vuoto, la povertà e i rimorsi!".
"Purtroppo, è vero!", soggiunse l'uomo. 
"Questa Croce l'ho fabbricata io... È giusto che io la porti!".
Sollevò da terra quella Croce, e se la pose di nuovo sulle spalle.
Il Signore continuò: "Guarda quest'altra croce! 
C'è scritto sopra: ambizione. 
Anche questa l'hai fabbricata tu, non te l'ho data Io!
Hai avuto troppo desiderio di salire in alto, di occupare i primi posti, di stare al di sopra degli altri... 
E, di conseguenza, hai avuto odio, persecuzione, calunnie, disinganni!".
"È vero, è vero! Anche questa Croce l'ho fabbricata io! 
È giusto che io la porti!".
Sollevò da terra quella seconda croce, e se la mise sulle spalle.
Il Signore additò altre Croci, e disse: 
"Leggi! Su questa, c'è scritto: gelosia; su quell'altra: avarizia; su quest'altra...".
"Ho capito, ho capito, Signore! È troppo giusto, quello che Tu dici!".
E, prima che il Signore avesse finito di parlare, 
il povero uomo aveva raccolto da terra tutte le sue croci, e se le era poste sulle spalle. 
Per ultima, era rimasta per terra una "Crocetta", piccola piccola,
e, quando l'uomo la sollevò, per porsela sulle spalle, esclamò: 
"Oh! Com'è piccola, questa! E pesa poco!".
Guardò quello che c'era scritto sopra, e lesse queste parole:"La Croce di Gesù". 
Vivamente commosso, sollevò lo sguardo verso il Signore, ed esclamò: 
"Quanto sei buono!".
Poi, baciò quella Croce, con grande affetto...
E il Signore gli disse:
"Vedi, figlio Mio, questa piccola Croce te l'ho data Io, ma te l'ho data con amore di Padre; 
te l'ho data, perché voglio farti acquistare merito, con la pazienza; 
te l'ho data, perché tu possa somigliare a Me e starMi vicino, per giungere al Cielo; 
perché io l'ho detto: 
«Chi vuole venire dietro a Me, prenda la sua Croce, ogni giorno, e Mi segua!».
Ma ho detto anche: «Il Mio giogo è soave, e il Mio peso è leggero!»".
L'uomo delle croci riprese, silenzioso, il cammino della vita; 
fece ogni sforzo per correggersi dei suoi vizi, 
e si diede con ogni premura a conoscere, amare e servire Dio...
Le croci più grosse e più pesanti caddero, una dopo l'altra, dalle sue spalle, 
e gli rimase soltanto quella di Gesù! 
Questa se la tenne stretta al cuore, fino all'ultimo giorno della sua vita 
e, quando arrivò al termine del viaggio, 
quella croce gli servì da chiave, per aprire la porta del Paradiso!
"A volte, ci lamentiamo, delle croci della vita! 
Ma, spesso, queste croci, le costruiamo noi...".

Medito con voi... e porto la croce con voi. Un abbraccio! 

GESU', VUOI MAGGIORE AMORE DA ME?

"Di' a Gesù: "Vuoi maggiore amore da me? Io non ne ho più! Dammene ancora e Te l'offrirò!" 

Non dubitare, Gesù accetterà l'offerta.
(San Pio)