" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "

" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "
"Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Il Signore è con Te, anche più di quanto Tu sia con Dio; la Tua Carne non è più Carne Tua, il Tuo Sangue è per due. E benedetta sarai tra tutte le donne, perchè, se sei Madre di tutti, chi potrebbe non amarTi?"
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30 marzo 2013

COLTIVA ANCHE TU IL TUO GIARDINO INTERIORE


Tanto tempo fa, in una terra lontana, in una casetta pulita e ordinata viveva una bambina.
La casetta era circondata da un grande e magnifico giardino.
Il giardino era grandissimo e la bambina, che si chiamava Teresa, lo amava tantissimo.
Un giorno, un vecchio saggio le disse, prendendole le mano:
"Ascolta, bambina mia, quando sei nata ho promesso a tua madre che avrei esaudito un tuo desiderio.
Perciò dimmi, che cosa desideri?
Posso farti diventare ricca, oppure bella; 
posso trasformarti in una principessa, perfino in una strega, se lo desideri. 
Qualunque cosa tu mi chieda io la posso esaudire, ma ricordati, puoi esprimere un solo desiderio".
Teresa pensò a tutte le cose che l'uomo le aveva offerto, 
ma niente prometteva la felicità e lei era felice della sua vita così com'era.
Alla fine disse:
"Fà che io possa vivere per tutta la vita in questo bel giardino".
L'uomo corrugò la fronte.
"Tutto qui?".
Teresa annuì.
"E' tutto qui. Sono felice così, e non desidero altro".
Passarono gli anni.
Teresa divenne una ragazza molto bella.
Erano tanti gli uomini che venivano a visitarla e si innamoravano di quella ragazza allegra e felice.
La chiedevano in sposa, ma lei li rifiutava, uno dopo l'altro.
Apparteneva al suo giardino e non l'avrebbe abbandonato mai.
Ma un mattino, mentre passeggiava si trovò davanti un giovane che non aveva mai visto prima.
Era alto, bello e appena lo vide Teresa si innamorò di lui.
Egli la prese per mano e le disse gentilmente:
"Mi chiamo Engel  (in tedesco: ANGELO)  e sono il principe di una terra lontana. 
Vuoi sposarmi e venire con me?.
Ricacciando le lacrime, rispose:
"Se...se potrò, verrò con te. 
Ma può darsi che non mi sia possibile andarmene. 
Tempo fa un saggio si offrì di esaudire un mio desiderio e io scelsi di vivere tutta la vita in questo giardino".
Vinti i dubbi, alla fine sposò il principe quello stesso giorno e insieme cavalcarono verso il suo paese.
Finalmente dopo settimane di viaggio, arrivarono nel paese di Engel.
Il palazzo era bello, con alte torri e pareti di marmo.
Ma intorno c'era il deserto, una immensa distesa di sabbia dorata.
Non c'era niente di verde, niente che cresceva.
Quella notte Teresa pianse pensando al posto terribile in cui il suo amore l'aveva condotta.
Ma il mattino seguente Engel andò a svegliarla e la condusse davanti alla finestra.
"Guarda!" esclamò. 
Il vecchio saggio ha fatto davvero una magia, guarda!".
Teresa si affacciò alla finestra e trattenne il fiato. 
Ma quello era il suo giardino!
Tutto il suo bel parco verde era là, 
intorno al palazzo, e si estendeva a perdita d'occhio.
"Hai visto?" disse il principe.
"In qualunque posto tu vada, il tuo giardino ti seguirà!".

Coltìvati un giardino interiore.
Coltìvati una vita interiore: ti accompagnerà ovunque.
E sarà la tua forza per vivere...

2 marzo 2013

LE CROCI DELLA VITA


Un uomo viaggiava, portando sulle spalle tante croci, pesantissime!
Era ansante, trafelato, oppresso e, passando un giorno davanti ad un Crocifisso, 
se ne lamentò con il Signore così: 
"Ah! Signore, io ho imparato, nel Catechismo, che Tu ci hai creato per conoscerTi, amarTi e servirTi... 
Ma, invece, mi sembra di essere stato creato soltanto per portare le croci! 
Me ne hai date tante, e così pesanti, che io non ho più la forza di portarle!".
Il Signore, però, gli disse:
"Vieni qui, figlio Mio! Posa queste croci per terra, ed esaminiamole un poco... 
Ecco, questa è la più grossa, e la più pesante; guarda che cosa c'è scritto sopra!".
Quell'uomo guardò, e lesse questa parola: sensualità.
"Lo vedi?", disse il Signore. "Questa Croce non te l'ho data Io, ma te la sei fabbricata da solo! 
Hai avuto troppa smania di godere, sei andato in cerca di piaceri, di golosità, di divertimenti... 
Hai pensato che nella vita bastasse questo, per essere felice, 
ed invece hai trovato il vuoto, la povertà e i rimorsi!".
"Purtroppo, è vero!", soggiunse l'uomo. 
"Questa Croce l'ho fabbricata io... È giusto che io la porti!".
Sollevò da terra quella Croce, e se la pose di nuovo sulle spalle.
Il Signore continuò: "Guarda quest'altra croce! 
C'è scritto sopra: ambizione. 
Anche questa l'hai fabbricata tu, non te l'ho data Io!
Hai avuto troppo desiderio di salire in alto, di occupare i primi posti, di stare al di sopra degli altri... 
E, di conseguenza, hai avuto odio, persecuzione, calunnie, disinganni!".
"È vero, è vero! Anche questa Croce l'ho fabbricata io! 
È giusto che io la porti!".
Sollevò da terra quella seconda croce, e se la mise sulle spalle.
Il Signore additò altre Croci, e disse: 
"Leggi! Su questa, c'è scritto: gelosia; su quell'altra: avarizia; su quest'altra...".
"Ho capito, ho capito, Signore! È troppo giusto, quello che Tu dici!".
E, prima che il Signore avesse finito di parlare, 
il povero uomo aveva raccolto da terra tutte le sue croci, e se le era poste sulle spalle. 
Per ultima, era rimasta per terra una "Crocetta", piccola piccola,
e, quando l'uomo la sollevò, per porsela sulle spalle, esclamò: 
"Oh! Com'è piccola, questa! E pesa poco!".
Guardò quello che c'era scritto sopra, e lesse queste parole:"La Croce di Gesù". 
Vivamente commosso, sollevò lo sguardo verso il Signore, ed esclamò: 
"Quanto sei buono!".
Poi, baciò quella Croce, con grande affetto...
E il Signore gli disse:
"Vedi, figlio Mio, questa piccola Croce te l'ho data Io, ma te l'ho data con amore di Padre; 
te l'ho data, perché voglio farti acquistare merito, con la pazienza; 
te l'ho data, perché tu possa somigliare a Me e starMi vicino, per giungere al Cielo; 
perché io l'ho detto: 
«Chi vuole venire dietro a Me, prenda la sua Croce, ogni giorno, e Mi segua!».
Ma ho detto anche: «Il Mio giogo è soave, e il Mio peso è leggero!»".
L'uomo delle croci riprese, silenzioso, il cammino della vita; 
fece ogni sforzo per correggersi dei suoi vizi, 
e si diede con ogni premura a conoscere, amare e servire Dio...
Le croci più grosse e più pesanti caddero, una dopo l'altra, dalle sue spalle, 
e gli rimase soltanto quella di Gesù! 
Questa se la tenne stretta al cuore, fino all'ultimo giorno della sua vita 
e, quando arrivò al termine del viaggio, 
quella croce gli servì da chiave, per aprire la porta del Paradiso!
"A volte, ci lamentiamo, delle croci della vita! 
Ma, spesso, queste croci, le costruiamo noi...".

Medito con voi... e porto la croce con voi. Un abbraccio! 

7 gennaio 2013

LA VECCHIETTA CHE ASPETTAVA DIO


C'era una volta un'anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della giornata. 
Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva: "Oggi verrò a farti visita". Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta. 
Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio. 
Dopo un po', qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la sua vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: "Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!". E sbattè la porta in faccia alla mortificata vicina. 

Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò: "Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!". E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo. 

Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese. "Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo... E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa", implorò il povero. 
"Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!" disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio. 

La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise ad andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare. 
Le apparve in sogno il buon Dio che le disse: "Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto".
(B. Ferrero)

28 ottobre 2012

LA PORTA PICCOLA E' SEMPRE APERTA


Intorno alla stazione principale di una grande città, 
si dava appuntamento, ogni giorno e ogni notte, 
una folla di relitti umani: 
barboni, ladruncoli, marocchini e giovani drogati.
Di tutti i tipi e di tutti i colori.
Si vedeva bene che erano infelici e disperati.
Barbe lunghe, occhi cisposi, 
mani tremanti, stracci, sporcizia.
Più che di soldi, 
avevano tutti bisogno di un pò di consolazione 
e di coraggio per vivere.
Ma queste cose oggi non le sa dare quasi più nessuno.
Colpiva, tra tutti, un giovane, 
sporco e con i capelli lunghi e trascurati, 
che si aggirava in mezzo agli altri poveri
naufraghi della città come se 
avesse una sua personale zattera di salvezza.
Quando le cose gli sembravano proprio andare male,
 nei momenti di solitudine e di angoscia più nera, 
il giovane estraeva dalla sua tasca un bigliettino unto e stropicciato e lo leggeva.
Poi lo ripiegava accuratamente e lo rimetteva in tasca.
Qualche volta lo baciava, 
se lo appoggiava al cuore o alla fronte.
La lettura del bigliettino faceva effetto subito.
Il giovane sembrava riconfortato,
 raddrizzava le spalle, riprendeva coraggio.
Che cosa c'era scritto su quel misterioso biglietto?
Sei piccole parole soltanto:
"La porta piccola è sempre aperta".
Tutto qui.
Era un biglietto che gli aveva mandato suo padre.
Significava che era stato perdonato 
e in qualunque momento avrebbe potuto tornare a casa.
E una notte lo fece.
Trovò la porta piccola del giardino di casa aperta.
Salì le scale in silenzio e si infilò nel suo letto.
Il mattino dopo, quando si svegliò, accanto al letto, c'era suo padre.
In silenzio, si abbracciarono. 
Il biglietto misterioso spiega che c'è sempre 
una piccola porta aperta per l'uomo.
Può essere la porta del confessionale, 
quella della chiesa o del pentimento.
E là sempre un Padre che attende.
Un Padre che ha già perdonato 
e che aspetta di ricominciare tutto daccapo.

14 marzo 2012

IL TERMOSIFONE CHIUSO

C’era una volta uno strano termosifone. Era sempre freddo, anche durante l’inverno. Il fatto di non aver mai funzionato non gli permetteva di capire il senso del suo stare lì attaccato alla parete di un ufficio tra l’indifferenza di tutti gli impiegati che vi lavoravano. Infatti, vi erano nello stesso stabile anche altri termosifoni che funzionavano bene; per tale motivo gli impiegati preferivano radunarsi accanto a questi, nei momenti di pausa, per riscaldarsi e chiacchierare un po’. Tuttavia, lo strano termosifone non aveva mai capito il perché la gente non si accostasse a lui. Eppure esteriormente era uguale agli altri, non aveva né pezzi in più, né pezzi in meno. Lo strano termosifone non sapeva di non aver mai funzionato.
Un giorno, da lontano, vide un uomo simpatico che si fermava davanti ad ogni termosifone per la manutenzione e, dopo aver fatto una piccola chiacchierata col termosifone ed aver aggiustato ciò che non andava, passava a quello successivo.
Così, dopo tutti gli altri, arrivò finalmente il suo turno. L’uomo dopo aver esaminato la situazione disse al termosifone: “Sei freddo e non hai mai funzionato perché sei chiuso. C’è una caldaia che invia acqua calda a tutti i termosifoni, anche a quelli che, come te, sono chiusi; perciò basterà aprirti e anche tu sarai attraversato da quest’acqua e darai calore”. Dopo aver detto ciò, l’uomo aprì il termosifone con degli arnesi e di colpo il termosifone iniziò a sentire l’acqua calda che gli inviava la caldaia. Il termosifone fu molto contento perché finalmente tanta gente si accostava a lui per riscaldarsi. Il termosifone aveva scoperto un modo nuovo di vivere che non aveva mai sperimentato prima di allora.
Spesso anche noi siamo come questo termosifone. Il Signore dona il Suo Amore e la Sua Grazia ad ogni uomo, ma fin quando resteremo chiusi a Lui non sperimenteremo mai il vero significato della vita e cosa significa “servire”. Se ci apriremo al Signore molti si accosteranno a noi per ricevere il Suo calore.

8 ottobre 2011

PARLARE


Il predicatore era in ritardo. Nella cappella del convento, le suore in attesa erano arrivate al quindicesimo mistero del Rosario, quando suonò il campanello della portineria.

Trafelato, il predicatore si scusò imbarazzato dicendo alla superiora che l’attendeva: “Mi dispiace, Madre, ma non sono riuscito a prepararmi…”.
“Non importa”, rispose la superiora, “parli pure a vanvera”.


La lingua più parlata nel mondo è “a vanvera”. Miliardi di parole, ogni giorno, ci investono, ci trafiggono, ci soffocano.
Saper parlare è un grande dono. Perché l’uomo non dica troppi spropositi Dio gli ha donato dieci dita perché possa ricordare i suoi saggi consigli:
“Che la tua prima parola sia buona.
Che la tua seconda buona sia vera.
Che la tua terza parola sia giusta.
Che la tua quarta parola sia generosa.
Che la tua quinta parola sia coraggiosa.
Che la tua sesta parola sia tenera.
Che la tua settima parola sia consolante.
Che la tua ottava parola sia accogliente.
Che la tua nona parola sia rispettosa.
E la tua decima parola sia saggia.
Poi, taci!”.

5 ottobre 2011

CHE PAROLE?


Un uomo, preoccupato perché il suo matrimonio era in crisi, si recò a chiedere consiglio da un famoso maestro.
Questi lo ascoltò e poi gli disse: “Devi imparare ad ascoltare tua moglie”.
L’uomo prese a cuore questo consiglio e tornò dopo un mese per dire che aveva ascoltato ogni parola che la moglie dicesse.
Il maestro disse sorridendo: “Ora torna a casa e ascolta ogni parola che non dice”.

3 ottobre 2011

SENZA SCUSE


Un domenica, alla porta della chiesa, fu appeso questo cartello:
”Per consentire a tutti di venire in chiesa domenica prossima, abbiamo organizzato una “speciale domenica senza scuse”.
Saranno sistemati dei letti in sacrestia per tutti quelli che dicono: “La domenica è l’unico giorno della settimana in cui posso dormire”.
Sarà allestita una speciale sezione di morbide poltrone per coloro che trovano troppo scomodi i banchi. Un collirio sarà offerto a quelli che hanno gli occhi troppo affaticati dalla nottata alla tv.
Un elmetto d’acciaio temprato sarà regalato a tutti coloro che dicono: “Se vado in chiesa potrebbe cadermi il tetto in testa”. Morbide coperte saranno fornite a quelli che dicono che la chiesa è troppo fredda e ventilatori a quelli che dicono che è troppo calda.
Saranno disponibili cartelle segnapunti per coloro che vogliono fare la classifica delle persone “che vanno sempre in chiesa ma sono peggio degli altri”.
Parenti e amici saranno chiamati in soccorso delle signore che non possono, contemporaneamente, andare in chiesa e preparare il pranzo.
Verranno distribuiti dei distintivi con la scritta: “Ho già dato” a tutti coloro che sono preoccupati per la questua.
In una navata saranno piantati alberi e fiori per quelli che cercano Dio solo nella natura.
Dottori e infermieri si dedicheranno alle persone che si ammalano sempre e solo di domenica. Forniremo apparecchi acustici a quelli che non riescono a sentire la predica e tappi per le orecchie per quelli che ci riescono.
La chiesa sarà addobbata contemporaneamente con le stelle di Natale e i gigli di Pasqua per quelli che l’hanno sempre e solo vista così”.

“Così non avete potuto vegliare con Me nemmeno un’ora? Siate svegli e pregate per resistere nel momento della prova; perché la volontà è pronta, ma la debolezza è grande” (Matteo 26, 40-41).
Oggi vegliare con Gesù è diventata una specie di condanna ai lavori forzati. Dio ci dona l’eternità. Noi Gli diamo qualche minuto, a malincuore.

8 agosto 2011

L'AMORE O E' GRATUITO O NON E' AMORE



‎Una sera, mentre la mamma preparava la cena, il figlio undicenne si presentò in cucina con un foglietto in mano. Con aria stranamente ufficiale il bambino pose il pezzo di carta alla mamma, che si asciugò le mani con il grembiule e lesse quanto vi era scritto:

“Per aver strappato le erbacce dal vialetto: 1 Euro

Per aver riordinato la mia cameretta: 1,50 Euro

Per essere andato a comprare il latte: 0,50 Euro

Per aver badato alla sorellina (tre pomeriggi): 3 Euro

Per aver preso due volte “ottimo” a scuola: 2 Euro

Per aver portato fuori l’immondizia tutte le sere: 1 Euro

Totale: 9 Euro”.

La mamma fissò il figlio negli occhi teneramente. La sua mente si affollò di ricordi. Prese una biro e, sul retro del foglietto, scrisse:

“Per averti portato in grembo 9 mesi: 0 Euro

Per tutte le notti passate a vegliarti quando eri ammalato: 0 Euro

Per tutte le volte che ti ho cullato quando eri triste: 0 Euro

Per tutte le volte che ho asciugato le tue lacrime: 0 Euro

Per tutto quello che ti ho insegnato giorno dopo giorno: 0 Euro

Per tutte le colazioni, i pranzi, le merende, le cene, e i panini che ti ho preparato: 0 Euro

Per la vita che ti do ogni giorno: 0 Euro”.

Quando ebbe terminato, sorridendo la mamma diede il foglietto al figlio. Quando il bambino ebbe finito di leggere ciò che la mamma aveva scritto, due lacrimoni fecero capolino nei suoi occhi. Girò il foglio e sul suo conto scrisse: “Pagato”.

Poi saltò al collo della madre e la sommerse di baci. Quando nei rapporti personali e familiari si cominciano a fare i conti, è tutto finito. L’amore o è gratuito o non è amore”.

8 giugno 2011

IL BURRONE



Un uomo sempre scontento di sè e degli altri continuava a brontolare con Dio perché diceva:

"Ma chi l'ha detto che ognuno deve portare la sua croce? Possibile che non esista un mezzo per evitarla? Sono veramente stufo dei miei pesi quotidiani!".

Il buon Dio gli rispose con un sogno. Vide che la vita degli uomini sulla Terra era una sterminata processione. Ognuno camminava con la sua croce sulle spalle. Lentamente, ma inesorabilmente, un passo dopo l'altro. Anche lui era nell'interminabile corteo e avanzava a fatica con la sua croce personale. Dopo un pò si accorse che la sua croce era troppo lunga: per questo faceva tanta fatica ad avanzare.
"Sarebbe sufficiente accorciarla un po' e tribolerei molto meno", si disse. Si sedette su un paracarro e, con un taglio deciso, accorciò di un bel pezzo la sua croce. Quando ripartì si accorse che ora poteva camminare molto più spedito e leggero. E senza tanta fatica, giunse a quella che sembrava la mèta della processione degli uomini. Era un burrone: una larga ferita nel terreno, oltre la quale però incominciava la "terra della felicità eterna". Era una visione incantevole quella che si vedeva dall'altra parte del burrone. Ma non c'erano ponti, nè passerelle per attraversare.
Eppure gli uomini passavano con facilità. Ognuno si toglieva la croce, l'appoggiava sui bordi del burrone e poi ci passava sopra. Le croci sembravano fatte su misura: congiungevano esattamente i due margini del precipizio. Passavano tutti. Ma non lui. Aveva accorciato la sua croce e ora essa era troppo corta e non arrivava dall'altra parte del baratro. Si mise a piangere e a disperarsi: "Ah, se l'avessi saputo!". Ma, ormai, era troppo tardi e lamentarsi non serviva a niente.

19 maggio 2011

IL VERO VALORE


"Se tu trovassi sulla strada un diamante caduto nel fango che cosa faresti?".
Risposi: "Non avrei nessuna ripugnanza a sporcarmi, lo prenderei, lo laverei, ridonandolo in tal modo alla sua originale brillantezza".
"Fa così con l'uomo - soggiunse - perché ogni uomo è ben più importante di un diamante".

14 maggio 2011

IL PACCHETTO DI BISCOTTI


Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla.
Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un signore che stava leggendo il giornale. Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l'uomo ne prese uno; lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra sé pensò:

''Ma tu guarda, se solo avessi un po' più di coraggio gli avrei già dato un pugno...''.
Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l'uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui. Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò:

''Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!''.
L'uomo prese l'ultimo biscotto e lo divise a metà!

''Ah!, questo è troppo''; pensò e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa.
Quando si sentì un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione ed evitare altri dispiaceri.
Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando nell'aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno.
Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell' uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell'orgoglio.
Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo? Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, guarda attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!

4 maggio 2011

SAGGEZZA


Un gruppo di laureati, affermati nelle loro carriere, discutevano sulle loro vite durante una riunione. Decisero di fare visita al loro vecchio professore universitario, ora in pensione, che era sempre stato un punto di riferimento per loro. Durante la visita, si lamentarono dello stress che dominava la loro vita, il loro lavoro e le relazioni sociali.
Volendo offrire ai suoi ospiti un cioccolato caldo, il professore andò in cucina e ritornò con una grande brocca e un assortimento di tazze. Alcune di porcellana, altre di vetro, di cristallo, alcune semplici, altre costose, altre di squisita fattura...
Il professore li invitò a servirsi da soli il cioccolato. Quando tutti ebbero in mano la tazza con il cioccolato caldo il professore espose le sue considerazioni:
"Noto che sono state prese tutte le tazze più belle e costose, mentre sono state lasciate sul tavolino quelle di poco valore. La causa dei vostri problemi e dello stress è che per voi è normale volere sempre il meglio. La tazza da cui state bevendo non aggiunge nulla alla qualità del cioccolato caldo. In alcuni casi la tazza è molto bella mentre alcune altre nascondono anche quello che bevete. Quello che ognuno di voi voleva in realtà era il cioccolato caldo.
Voi non volevate la tazza... Ma voi consapevolmente avete scelto le tazze migliori. E subito, avete cominciato a guardare le tazze degli altri. Ora amici vi prego di ascoltarmi... La vita è il cioccolato caldo... il vostro lavoro, il denaro, la posizione nella società sono le tazze.
Le tazze sono solo contenitori per accogliere e contenere la vita. La tazza che avete non determina la vita, non cambia la qualità della vita che state vivendo. Qualche volta, concentrandovi solo sulla tazza, voi non riuscite ad apprezzare il cioccolato caldo che Dio vi ha dato. Ricordatevi sempre questo:
Dio prepara il cioccolato caldo, Egli non sceglie la tazza. La gente più felice non ha il meglio di ogni cosa, ma apprezza il meglio di ogni cosa che ha! Vivere semplicemente. Amare generosamente. Preoccuparsi profondamente. Parlare gentilmente. Lasciate il resto a Dio.
E ricordatevi: La persona più ricca non è quella che ha di più, ma quella che ha bisogno del minimo. Godetevi il vostro caldo cioccolato...!!!".

IL SANTO ROSARIO, PREGHIERA MONOTONA...?

Ho sentito dire che il Rosario è una preghiera monotona. Ascolta, a questo proposito, ciò che racconta un parroco...
Una ragazza si presentò a lui dopo la predica e gli disse: "Padre, voi non fate che ripetere le stesse parole nel Rosario, e chi ripete sempre le stesse parole è noioso e forse non vero. Non crederei mai ad una simile persona...!"
Il parroco le chiese chi fosse il giovane che l'accompagnava. La ragazza rispose che era il suo fidanzato.
"Ti vuol bene?".
"Certamente...!", rispose lei.
"E come lo sai...?"
"Me lo ha detto..."
"Che cosa ti ha detto...?"
"Io ti amo..."
"Quando te lo ha detto...?", continuò il parroco...
"Me lo ha ripetuto un'ora fa..."
"Te lo aveva detto anche prima...?"
"Sì, ieri sera..."
"Che cosa ti disse...?"
"Io ti amo..."
"E anche altre volte...?"
"Si, tutti i giorni..."
"ALLORA NON GLI CREDERE. NON E' SINCERO. NON FA ALTRO CHE RIPETERSI...".

BARBIERI E DIO


Cari amici, consiglio di leggere questa profonda "storiella" di Fede...:
Un tizio si reca da un barbiere per farsi tagliare i capelli e radere la barba.
Appena il barbiere comincia a lavorare, iniziano ad avere una buona conversazione.
Parlano di tante cose e di vari argomenti.
Quando alla fine toccano l'argomento Dio, il barbiere dice:
"Io non credo che Dio esista...!"
"Perché dice questo?" chiede il cliente.
"Beh, basta uscire per strada per rendersi conto che Dio non esiste. Mi dica, se Dio esistesse, ci sarebbero così tante persone malate? Ci sarebbero bambini abbandonati? Se Dio esistesse, non ci sarebbero più sofferenza né dolore. Io non posso immaginare che un Dio amorevole permetta tutte queste cose".
Il cliente pensa per un momento, ma non replica perché non vuole iniziare una discussione.
Il barbiere finisce il suo lavoro ed il cliente lascia il negozio.
Appena dopo aver lasciato il negozio del barbiere, vede un uomo in strada con dei capelli lunghi, annodati e sporchi e con la barba tutta sfatta.
Sembrava sporco e trasandato. Il cliente torna indietro ed entra di nuovo nel negozio del barbiere e gli dice:
"La sa una cosa? I barbieri non esistono".
"Come può dire ciò?"
chiede il barbiere sorpreso.
"Io sono qui e sono un barbiere. Ed ho appena lavorato su di lei...!"
"No!
- esclama il cliente - I barbieri non esistono perché se esistessero non ci sarebbero persone con lunghi capelli sporchi e barbe sfatte come quell'uomo là fuori".
"Ma i barbieri ESISTONO!
- reclamò il barbiere - Questo è ciò che succede quando la gente non viene da me...!"
"Esattamente!"
afferma il cliente. "Questo è proprio il punto! Anche Dio ESISTE!
Questo è ciò che succede quando la gente non va da Lui e cerca il Suo aiuto.
Questo è il motivo per cui c'è tanto dolore e sofferenza nel mondo...".

16 aprile 2011

IL DOLCE AROMA DEL CAFFE'



Una figlia si lamentava con suo padre circa la sua vita e di come le cose le risultavano tanto difficili. Non sapeva come fare per proseguire e credeva di darsi per vinta. Era stanca di lottare. Sembrava che quando risolveva un problema, ne apparisse un altro.

Suo padre, uno chef di cucina, la portò al suo posto di lavoro. Lì riempì tre pentole con acqua e le pose sul fuoco. Quando l'acqua delle tre pentole stava bollendo, in una collocò carote, in un'altra collocò uova e nell'ultima collocò grani di caffè. Lasciò bollire l'acqua senza dire parola.

La figlia aspettò impazientemente, domandandosi cosa stesse facendo il padre. Dopo venti minuti il padre spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le collocò in una scodella. Tirò fuori le uova e le collocò in un altro piatto. Finalmente, colò il caffè e lo mise in un terzo recipiente. Guardando sua figlia le domandò:

"Cara figlia mia, carote, uova o caffè?".

La fece avvicinare e le chiese che toccasse le carote; ella lo fece e notò che erano soffici; dopo le chiese di prendere un uovo e di romperlo e mentre lo tirava fuori dal guscio, osservò l'uovo sodo. Dopo le chiese che provasse il caffè, ella sorrise mentre godeva del suo ricco aroma. Umilmente la figlia domandò:

"Cosa significa questo, padre?"

Egli le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, "l'acqua bollente", ma avevano reagito in maniera differente. La carota arrivò all'acqua forte, dura, superba; ma dopo avere passato per l'acqua, bollendo era diventata debole, facile da disfare. L'uovo era arrivato all'acqua fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma dopo essere stato in acqua, bollendo, il suo interno si era indurito. Invece, i grani di caffè, erano unici: dopo essere stati in acqua, bollendo, avevano cambiato l'acqua.

"Quale sei tu figlia?" le disse. "Quando l'avversità suona alla tua porta; come rispondi? Sei una carota che sembra forte ma quando l'avversità ed il dolore ti toccano, diventi debole e perdi la tua forza? Sei un uovo che comincia con un cuore malleabile e buono di spirito, ma che, dopo una qualsiasi difficoltà durante il tragitto, diventa duro e rigido? Esternamente ti vedi uguale, ma sei amareggiata ed aspra, con uno spirito ed un cuore indurito? O sei come un grano di caffè? Il caffè cambia l'acqua, l'elemento che gli causa dolore. Quando l'acqua arriva al punto di ebollizione il caffè raggiunge il suo migliore sapore. Se sei come il grano di caffè, quando le cose si mettono peggio, tu reagisci in forma positiva, senza lasciarti vincere, e fai sì che le cose che ti succedono ti migliorino, che esista sempre una luce che illumina la tua strada, davanti all'avversità, e quella della gente che ti circonda."

Sarebbe bello se anche noi riuscissimo a diffondere, con la nostra forza e positività, il "dolce aroma del caffè".

LA SEDIA VUOTA

Un uomo anziano si era ammalato gravemente. Il suo parroco andò a visitarlo a casa. Appena entrato nella stanza del malato, il parroco notò una sedia vuota, sistemata in una strana posizione accanto al letto su cui riposava l'anziano e gli domandò a cosa gli serviva.

L'uomo gli rispose, sorridendo debolmente:

"Immagino che ci sia Gesù seduto su quella sedia, e prima che lei arrivasse gli stavo parlando... Per anni avevo trovato estremamente difficile la preghiera, finchè un amico mi spiegò che la preghiera consiste nel parlare con Gesù. Così ora immagino Gesù seduto su una sedia di fronte a me e gli parlo e ascolto cosa dice in risposta. Da allora non ho più avuto difficoltà nel pregare."

Qualche giorno dopo, la figlia dell'anziano signore si presentò in canonica per informare il parroco che suo padre era morto. Disse:

"L'ho lasciato solo per un paio d'ore. Quando sono tornata nella stanza l'ho trovato morto con la testa appoggiata sulla sedia vuota che voleva sempre accanto al suo letto."

19 marzo 2011

APPUNTAMENTO ALLE NOVE

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivó per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9.00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontó che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva gia da 5 anni.
Ne fui sorpreso, e gli chiesi: "E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei"?
L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo:
''Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei".
Dovetti trattenere le lacrime... avevo la pelle d'oca e pensai:
"Questo è il genere di amore che voglio nella mia vita".
.
Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.

16 marzo 2011

IL CERCHIO DELL'ODIO

Un uomo imprecò contro il suo direttore, perché in quel momento era arrabbiato. Il direttore arrivò a casa sua, e gridò contro sua moglie, accusandola di spendere troppo, perché a tavola c’era un pranzo abbondante.
La moglie licenziò la domestica perché aveva rotto un piatto. La domestica diede un calcio al cane, perché l’aveva fatta inciampare. Il cane uscì di corsa e diede un morso ad una signora che in quel momento passava da lì e gli ostacolava l’uscita.
La signora fu portata all’ospedale, e imprecò contro il giovane medico, perché gli aveva fatto sentire la puntura. Il giovane medico arrivò a casa sua e gridò contro sua madre perché il cibo non era di suo gradimento.
Sua madre con amore gli accarezzò i capelli, poi aggiunse: “Figlio mio, ti prometto che domani ti preparerò il tuo pranzo preferito. Tu lavori molto, sei stanco ed hai bisogno di una buona notte di sonno. Vedrai che domani ti sentirai meglio”. In quel momento la dolcezza, il perdono e l’amore di quella donna spezzarono il cerchio dell’odio.

“Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.”
(Romani 12,21)

INFERNO E PARADISO

"Dopo una lunga ed eroica vita, un valoroso samurai giunse nell'aldilà e fu destinato al paradiso.
Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare un'occhiata prima all'inferno.
Un angelo lo accontentò.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola bandita con piatti colmi e pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt'intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà.
"Com'è possibile?" chiese il samurai alla sua guida. "Con tutto quel ben di dio davanti!".
"Vedi: quando arrivano qui, ricevono tutti due bastoncini, quelli che si usano come posate per mangiare, solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente impugnati all'estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca".
Il samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppur una briciola sotto i denti. Non volle cedere altro e chiese di andare subito in paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa. Il paradiso era un salone assolutamente identico all'inferno! Dentro l'immenso salone c'era l'infinita tavolata di gente; un'identica sfilata di piatti deliziosi.
Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all'estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C'era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era pasciuta, allegra e sprizzante di gioia.
"Ma com'è possibile?" chiese il samurai.
L'Angelo sorrise: "All'inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla bocca, perchè si sono sempre comportati così nella vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e
POI SI PREOCCUPA DI IMBOCCARE IL PROPRIO VICINO".