" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "

" O MARIA CONCEPITA SENZA PECCATO, PREGA PER NOI CHE RICORRIAMO A TE! "
"Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Il Signore è con Te, anche più di quanto Tu sia con Dio; la Tua Carne non è più Carne Tua, il Tuo Sangue è per due. E benedetta sarai tra tutte le donne, perchè, se sei Madre di tutti, chi potrebbe non amarTi?"

17 gennaio 2010

L'INFERNO DI HAITI E IL PARADISO

Basta un piccolo starnuto del pianeta, in un minuscolo francobollo di terra come Haiti, e sono spazzati via migliaia di esseri umani. Anche un microscopico virus è in grado di uccidere milioni di persone. Sono tutte manifestazioni di una stessa fragilità, di uno stesso destino. Tutti documenti della nostra misera condizione mortale.
C’è una sola “malattia”, trasmessa per via sessuale, che porta inevitabilmente alla morte l’umanità intera e non ha cure possibili. Non è l’Aids. Ne siamo affetti tutti, ad Haiti come qui. Si chiama: vita.

E’ una “malattia” anche stupenda (per questo la scrivo fra virgolette), è una “malattia” che amiamo, a cui stiamo attaccati con le unghie e con i denti. Ma solitamente non riflettiamo sulla sua natura effimera e quindi l’amiamo in modo sbagliato, dimenticando che dobbiamo scendere alla stazione e siamo destinati a un’altra dimora.

Quando arrivano grandi tragedie, personali o collettive, apriamo gli occhi sull’estrema fragilità della nostra esistenza e – svegliandoci – ci sentiamo quasi ingannati. Come se non sapessimo che siamo di passaggio.

Sì, siamo tutti malati terminali. Ma noi dimentichiamo di essere sulla soglia della morte dal primo istante di vita. Lo rimuoviamo.

Anzi, quasi tutto quello che facciamo ogni giorno ha questa segreta ragione: farci dimenticare il nostro destino, esorcizzare la morte, preannunciata dalla decadenza fisica, dalle malattie, dalla sofferenza, dal dolore altrui. Distrarci, come diceva Pascal: il “divertissement”.

Ormai la nostra mente è organizzata come un vero e proprio palinsesto televisivo: c’è la mezz’ora dedicata alla tragedia di Haiti dove magari si chiama a parlarne non i missionari, non organizzazioni come l’Avsi che da anni lavorano in quelle povere terre, ma Alba Parietti e Cristiano Malgioglio. Poi, subito dopo, il telecomando passa ai quiz, alle ballerine sgallettanti, alle chiacchiere (politica o sport) eccetera.

Tutti modi – si dice – “per ingannare il tempo”. In realtà per ingannare noi stessi, per dimenticare il destino. Perché il nostro insopprimibile desiderio è di vivere sempre, è di essere felici, e ci è insopportabile l’idea della morte e dell’infelicità.

Così, anche quando parliamo seriamente di tragedie come quelle di Haiti, con la faccia compunta, tocchiamo tutti i tasti fuorché quello.

Parliamo dell’emergenza (e va bene), degli aiuti da mandare (e va benissimo), della miseria di quei luoghi (verissima), poi varie storie e considerazioni, finché uno guarda l’orologio perché deve andare al tennis, un altro sbircia il telefonino e un altro ancora sussurra al vicino “ma quand’è che se magna?”.

Ricomincia il tran tran. E gli affanni. E l’ebbrezza di essere padroni della nostra vita. E le illusioni. Eppure il più grande “Filosofo” di tutti i tempi chiamò “stolto” colui che riempiva il suo granaio illudendosi di poterne godere all’infinito: “Stanotte stessa ti sarà chiesta la tua anima…”.

Perché un giorno tutti dovremo rispondere dei nostri atti e di come abbiamo speso il nostro tempo. In quanto la vita è un compito. Anche se ormai gli stessi preti parlano raramente dell’Inferno e del Paradiso a cui siamo destinati.

Pensiamo che inferno e paradiso siano da fuggire o cercare qui sulla terra.
“Haiti, migliaia in fuga dall’inferno”, titolava ieri la prima pagina della “Stampa”. Altri giornali raccontavano i “paradisi tropicali” dei turisti a pochi passi dall’orrore haitiano.

Solo la Chiesa ci dice che c’è un Inferno ben peggiore di Haiti (ed eterno) da cui fuggire. E un Paradiso da raggiungere, di inimmaginabile bellezza e gioia, in cui tutte le lacrime saranno asciugate.

Il solo conforto oggi di fronte all’enormità del dolore di tutta quella povera gente e di fronte a tanti morti, è proprio questo: sperarli (e pregare per questo) fra le braccia del Padre, finalmente nella felicità certa, per sempre.

Ma noi, davanti alla nostra stessa morte (che è certa, inevitabile), che speranza abbiamo? Proviamo a rifletterci. Per me la sola speranza autentica è in Colui che ha avuto pietà della sorte umana, Colui che ha il potere vero e che ripagherà ogni sofferenza con un felicità senza fine e senza limiti.

Per questo la Chiesa c’è sempre, dentro ogni prova dell’umanità, dentro ogni “inferno” terreno com’è Haiti (provate a leggere le testimonianze accorate da là dei missionari). C’è per portare agli uomini la compassione di Dio, la Sua carezza, il Suo aiuto e soprattutto per aprire le porte del Suo Regno.

“Ti sei chinato sulle nostre ferite e ci hai guarito” dice un prefazio della liturgia ambrosiana “donandoci una medicina più forte delle nostre piaghe, una misericordia più grande della nostra colpa. Così anche il peccato, in virtù del Tuo invincibile amore, è servito a elevarci alla vita divina”.
E la cosa grande che ci porta Gesù, il Salvatore degli uomini, non è solo questa, ma la resurrezione, la vittoria sulla morte, cosicché nulla di ciò che abbiamo amato andrà perduto.

Diceva don Giussani: “Cristo risorto è la vittoria di Dio sul mondo. La Sua risurrezione dalla morte è il grido che Egli vuole far risentire nell’animo di ognuno di noi: la positività dell’essere delle cose, quella ragionevolezza ultima per cui ciò che nasce non nasce per essere distrutto. ‘Tutto questo è assicurato, te lo assicuro, Io sono Risorto per renderti sicuro che tutto quello che è in te, e con te è nato, non perirà’ ”.
Come si fa allora a non gioire, anche nelle lacrime? Come si fa a non affidarsi – anche nella tragedia – all’Unico che salva?

Voglio dirlo con le parole di San Gregorio Nazianzeno:
“Se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei una creatura finita. Sono nato e mi sento dissolvere. Mangio, dormo, riposo e cammino, mi ammalo e guarisco, mi assalgono senza numero brame e tormenti, godo del sole e di quanto la terra fruttifica. Poi io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali che non hanno peccati. Ma io cosa ho più di loro? Nulla, se non Dio. Se non fossi tuo, Cristo mio, mi sentirei creatura finita”.
.
Antonio Socci
.
(da “Libero”, 16 gennaio 2010)

LA CONFESSIONE

Dal Diario di Santa Faustina Kowalska - N. 1602
.
Oggi il Signore mi ha detto:
.
" Figlia, quando ti accosti alla Santa Confessione, a questa sorgente della Mia Misericordia, scendono sempre sulla tua anima il Mio Sangue ed Acqua, che uscirono dal Mio Cuore e nobilitano la tua anima.

Ogni volta che vai alla Santa Confessione immergiti tutta nella Mia Misericordia con grande fiducia, in modo che io possa versare sulla tua anima l'abbondanza delle Mie grazie.

Quando vai alla Confessione, sappi che Io stesso ti aspetto in confessionale, Mi copro soltanto dietro il sacerdote, ma sono Io che opero nell'anima.

Lì, la miseria dell'anima s'incontra col Dio della Misericordia.
Dì alle anime che da questa sorgente della Misericordia possono attingere le grazie unicamente col recipiente della fiducia.
Se la loro fiducia sarà grande, la Mia generosità non avrà limiti.
I rivoli della Mia grazia inondano le anime umili.

I superbi sono sempre nell'indigenza e nella miseria, poiché la Mia grazia si allontana da loro e va verso le anime umili ".
.
La foto è stata scattata ad un quadro, esposto nell'atrio del convento di Plock e rappresenta la spiegazione che Gesù diede a Santa Faustina (contenuta nel Diario) riguardo al Sacramento della Riconciliazione, ossia, nel confessionale c'è Gesù in persona.
.
(Fotografia di Maria Pia Bonapace)

DA RECITARE OGNI GIORNO

NOVENA DI SANTA GERTRUDE PER LA LIBERAZIONE DELLE ANIME DEL PURGATORIO
.
Nostro Signore disse a Santa Geltrude la Grande che la seguente preghiera libererebbe mille anime dal Purgatorio ogni volta che venga detta con amore. La preghiera è stata poi estesa anche ai peccatori viventi.
.
"Eterno Padre, io offro il Preziosissimo Sangue del Tuo Divin Figlio, Gesù, in unione con le Messe dette in tutto il mondo, oggi, per tutte le Anime sante del Purgatorio, per i peccatori di ogni luogo, per i peccatori della Chiesa universale, quelli della mia casa e dentro la mia famiglia. Amen."

" CONTEMPLATIVI NELLA VITA DI OGNI GIORNO "

.
“NOI FIGLI DI DIO DOBBIAMO ESSERE CONTEMPLATIVI”
.
Non condividerò mai — anche se la rispetto — l'opinione di chi separa l'orazione dalla vita attiva, come se fossero incompatibili. Noi figli di Dio dobbiamo essere contemplativi: persone che, in mezzo al frastuono della folla, sanno trovare il silenzio dell'anima in dialogo permanente con il Signore; e sanno guardarLo come si guarda un Padre, come si guarda un Amico, che si ama alla follia. (Forgia, 738)

Siatene pur certi, figli miei: qualsiasi specie di evasione dalle realtà oneste di tutti i giorni significa per voi uomini e donne del mondo, il contrario della volontà di Dio.

Dovete invece comprendere adesso - con una luce tutta nuova - che Dio vi chiama per servirLo nei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire.

A quegli universitari e a quegli operai che mi seguivano verso gli anni trenta, io solevo dire che dovevano saper materializzare la vita spirituale. Volevo allontanarli in questo modo dalla tentazione - così frequente allora, e anche oggi - di condurre una specie di doppia vita: da una parte, la vita interiore, la vita di relazione con Dio; dall'altra, come una cosa diversa e separata, la vita familiare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene.

No, figli miei! Non ci può essere una doppia vita, non possiamo essere come degli schizofrenici, se vogliamo essere cristiani: vi è una sola vita, fatta di carne e di spirito, ed è questa che dev'essere - nell'anima e nel corpo - santa e piena di Dio: questo Dio invisibile Lo troviamo nelle cose più visibili e materiali.

Non vi è altra strada, figli miei: o sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria, o non Lo troveremo mai.
Per questo vi posso dire che la nostra epoca ha bisogno di restituire alla materia e alle situazioni che sembrano più comuni, il loro nobile senso originario, metterle al servizio del Regno di Dio, spiritualizzarle, facendone mezzo e occasione del nostro incontro continuo con Gesù Cristo. (Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 114)

16 gennaio 2010

CHIEDIAMO AIUTO ALLA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI PER IL POPOLO DI HAITI E PER IL MONDO INTERO...


SIGNORE GESÙ CRISTO,
FIGLIO DEL PADRE,
MANDA ORA IL TUO SPIRITO SULLA TERRA.
FA' ABITARE LO SPIRITO SANTO
NEI CUORI DI TUTTI I POPOLI,
AFFINCHÉ SIANO PRESERVATI DALLA CORRUZIONE,
DALLE CALAMITÀ E DALLA GUERRA.
CHE LA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI,
LA BEATA VERGINE MARIA,
SIA LA NOSTRA AVVOCATA.
AMEN.

" IL DOLORE DI CORREGGERE "

.
Una grande comodità — e a volte una grande mancanza di responsabilità — si nasconde in coloro che, costituiti in autorità, rifuggono dal dolore di correggere, con la scusa di risparmiare la sofferenza agli altri. Forse si risparmiano dei dispiaceri in questa vita..., ma mettono in gioco la felicità eterna — propria e altrui — a causa delle loro omissioni, che sono veri peccati. (Forgia, 577)

Il santo, per la vita di tanti, è “scomodo”. Ma questo non vuol dire che debba essere insopportabile.

Il suo zelo non deve mai essere amaro; la sua correzione non deve mai essere tagliente; il suo esempio non deve mai essere uno schiaffo morale, arrogante, sulla faccia del prossimo. (Forgia, 578)

Pertanto, quando nella nostra vita o in quella degli altri notiamo 'qualcosa che non va', qualcosa che richiede l'aiuto spirituale e umano che noi figli di Dio possiamo dare, sarà una chiara manifestazione di prudenza applicare il rimedio opportuno, a fondo, con carità e con fortezza, con sincerità. Non c'è posto per le inibizioni. È sbagliato pensare che i ritardi e le omissioni risolvano i problemi.

La prudenza vuole che, quando la situazione lo richiede, si adoperi la medicina, totalmente e senza palliativi, dopo aver messo allo scoperto la piaga. Non appena notate i più piccoli sintomi del male, sia che dobbiate curare, sia che dobbiate essere curati, siate sinceri, veritieri. In questi casi si deve permettere, a chi è in grado di sanare in nome di Dio, di spremere da lontano, e poi più da vicino, sempre più vicino, per far uscire tutto il pus, in modo che il focolaio d'infezione resti ben pulito. Innanzitutto dobbiamo fare così con noi stessi e con coloro che, per motivi di giustizia o di carità, siamo obbligati ad aiutare; lo raccomando soprattutto ai genitori e a coloro che si dedicano a compiti di formazione e di insegnamento. (Amici di Dio, 157)

15 gennaio 2010

VERGINE DEI POVERI DI BANNEUX

Statua e sorgente della Vergine dei poveri a Banneux

Esattamente 75 anni dopo le apparizioni a Lourdes, in un paesino del Belgio, Mariette Beco ha il privilegio di vedere la Vergine.

Mariette ha 12 anni ed è la prima di una povera e numerosa famiglia, come povere sono tutte le famiglie del villaggio. In casa Beco si respira un clima di indifferenza religiosa e la piccola Mariette fatica a scuola e al catechismo. Proprio a lei, la sera del 15 gennaio 1933, appare per la prima volta una Donna, bella, con le mani giunte. La fanciulla istintivamente prende in mano la corona del Rosario che pochi giorni prima aveva trovato per strada ed inizia l'Ave Maria. Tre giorni dopo la scena si ripete e Mariette segue la Signora fino ad una fonte: " Questa sorgente è riservata per me e per tutti gli ammalati", le dice la Signora. La sera del 19 gennaio, Mariette esce in giardino, si inginocchia e prega. "Io sono la Vergine dei poveri", dice la Signora alla fanciulla.

Nelle apparizioni seguenti la Vergine chiede che si costruisca una piccola cappella, raccomanda di pregare molto e rivela il Suo compito materno: " Io vengo ad addolcire la sofferenza. Io son la Madre del Salvatore". La notizia si diffonde velocemente e nel villaggio arrivano pellegrini sempre più numerosi; appena sei mesi dopo è costruita la chiesetta e si registrano i primi casi di guarigione.

L'autenticità delle apparizioni viene riconosciuta dalla Chiesa nel 1949. Banneux, nel cuore dell'Europa, è diventato un centro di spiritualità mariana e in particolare agli ammalati nel corpo e nello spirito è offerta l'acqua della sorgente, perchè trovino sollievo nelle sofferenze e vivano l'amore di Cristo e di Maria.


" LA CORREZIONE FRATERNA "

.
La pratica della correzione fraterna — che ha radici evangeliche — è una prova di affetto soprannaturale e di fiducia. Ringrazia quando la ricevi e non tralasciare di praticarla con chi vive con te. (Forgia, 566)

Siate prudenti e agite sempre con semplicità, virtù così tipica dei buoni figli di Dio. Mostratevi naturali nel modo di parlare e di fare. Andate al fondo dei problemi; non rimanete in superficie. Guardate che bisogna mettere anticipatamente in conto il dispiacere altrui e il proprio, se vogliamo davvero compiere santamente e da galantuomini i nostri doveri di cristiani.

Non vi nascondo che, quando devo correggere o prendere una decisione che darà dispiacere, soffro prima, durante e dopo: e non sono un sentimentale.
Mi consola il pensiero che soltanto le bestie non piangono: gli uomini, i figli di Dio, piangono. Capisco che in certi momenti anche voi dovrete passare un brutto quarto d'ora, se vi impegnate a compiere fedelmente il vostro dovere. Non dimenticate che è molto più comodo — ma significherebbe andare fuori strada — evitare a ogni costo una sofferenza, con la scusa di non dare un dispiacere al prossimo: spesso questa inibizione racchiude un vergognoso rifuggire dal dolore proprio, perché normalmente non è piacevole dare un avvertimento serio.
Figli miei, ricordatevi che l'inferno è pieno di bocche chiuse.

(…) Per curare una ferita, innanzitutto la si pulisce bene, anche tutt'intorno, fino a una buona distanza. Il chirurgo lo sa benissimo che fa male; ma se evita questa operazione, dopo farà ancora più male. Inoltre, applica subito il disinfettante: brucia — 'pizzica', come si dice —, mortifica, ma non si può fare a meno di usarlo, per evitare che la piaga si infetti.

Se per la salute corporale è evidente il dovere di prendere queste misure, anche se si tratta di leggere escoriazioni nelle cose grandi della salute dell'anima — nei punti nevralgici della vita di una persona — figuriamoci se non ci sarà da lavare, da incidere, da pulire, da disinfettare, e da soffrire!
La prudenza ci impone questi interventi e di non rifuggire dal dovere, perché passar sopra denoterebbe una grave mancanza di criterio, e anche un grave attentato alla giustizia e alla fortezza. (Amici di Dio, nn. 160-161)

14 gennaio 2010

" NON DATE MAI SPAZIO ALLA PAURA O ALL'ABITUDINARISMO"

.
Attraversi una fase critica: un certo vago timore; difficoltà nell'adeguare il piano di vita; un lavoro opprimente, perché non ti bastano le ventiquattro ore del giorno, per compiere tutti i tuoi doveri... Hai provato a seguire il consiglio dell'Apostolo: "Tutto avvenga decorosamente e con ordine"?: Vale a dire, alla presenza di Dio, con Lui, per Lui e solo in Lui. (Solco, 512)

Forse ti domandi: ma come farò a comportarmi sempre con questo spirito, a portare a termine con perfezione il mio lavoro professionale? La risposta non è mia, è di San Paolo: "Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti. Tutto si faccia tra voi nella carità [1 Cor 16, 13-14]. Fate tutto liberamente e per Amore: non date mai spazio alla paura o all'abitudinarismo; servite Dio nostro Padre".

Mi piace molto ripetere — perché ne ho buona esperienza — questi versi non eccelsi, ma molto espressivi: Mi vida es toda de amor / y, si en amor estoy ducho, / es por fuerza del dolor, / que no hay amante mejor / que aquél que ha sufrido mucho. (La mia vita è tutta d'amore / e, se in amore sono esperto, / è a forza di dolore, / perché non c'è amante migliore / di chi ha molto sofferto). Impégnati nei tuoi doveri professionali per Amore: porta tutto a buon fine per Amore, insisto, e potrai sperimentare — proprio perché ami, anche se devi assaporare l'amarezza dell'incomprensione, dell'ingiustizia, dell'ingratitudine e perfino dell'insuccesso umano — le meraviglie che il tuo lavoro produce. Frutti succosi, semi di eternità!

Succede, peraltro, che alcuni — che pure sono buoni, o meglio, bonaccioni — assicurino a parole di voler diffondere il bell'ideale della fede, ma in pratica si rassegnino a un comportamento professionale superficiale, trascurato: sembrano teste sventate.
Se ci imbattiamo in questo tipo di cristiani a parole, dobbiamo aiutarli con affetto e con chiarezza; e ricorrere, se necessario, al rimedio evangelico della correzione fraterna: "Qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione. Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo" [Gal 6, 12]. (Amici di Dio, nn. 68-69)

CONDUCIMI


Signore, fa' di me ciò che vuoi!
Non cerco di sapere in anticipo i Tuoi disegni su di me,
voglio ciò che Tu vuoi per me.

Non dico:
''Dovunque andrai, io Ti seguirò!'',
perché sono debole,
ma mi dono a Te perché sia Tu a condurmi.
Voglio seguirTi nell'oscurità,
non Ti chiedo che la forza necessaria.

O Signore, fa' ch'io porti ogni cosa davanti a Te,
e cerchi ciò che a Te piace in ogni mia decisione
e la benedizione su tutte le mie azioni.

Come una meridiana non indica l'ora se non con il sole,
così io voglio essere orientato da Te,
Tu vuoi guidarmi e servirTi di me.
Così sia, Signore Gesù.

13 gennaio 2010

IL VERBO DI DIO CHE ABITA I CIELI ALTISSIMI E' FONTE DI SAPIENZA

" Tu hai aperto gli occhi del nostro cuore perchè conoscessimo Te solo, Altissimo, che abiti nei cieli altissimi, Santo tra i santi.
Tu abbatti l'arroganza dei presuntuosi, disperdi i disegni dei popoli, esalti gli umili e abbatti i superbi, doni la ricchezza e la povertà, uccidi e fai vivere, Benefattore Unico degli spiriti e Dio di ogni carne.
Tu scruti gli abissi, conosci le azioni degli uomini, aiuti quanti sono in pericolo, sei la salvezza di chi è senza speranza, il Creatore e il vigile Pastore di ogni spirito...
...Ti preghiamo, o Signore, sii nostro aiuto e sostegno.
Libera quelli tra noi che si trovano nella tribolazione, abbi pietà degli umili, rialza i caduti, vieni incontro ai bisognosi, guarisci i malati, riconduci i traviati al tuo popolo. Sazia chi ha fame, libera i nostri prigionieri, solleva i deboli, dà coraggio a quelli che sono abbattuti.
Tutti i popoli conoscano che Tu sei il Dio Unico, che Gesù Cristo è Tuo Figlio, e noi "Tuo popolo e gregge del Tuo pascolo" (Sal 78,13).
Tu con la Tua azione ci hai manifestato il perenne ordinamento del mondo. Tu, o Signore, hai creato la terra e resti fedele per tutte le generazioni. Sei Giusto nei giudizi, Ammirabile nella fortezza, Incomparabile nello splendore, Sapiente nella creazione e Provvido nella sua conservazione, Buono in tutto ciò che vediamo e Fedele verso coloro che confidano in Te, o Dio benigno e misericordioso.
Perdona a noi iniquità e ingiustizie, mancanze e negligenze.
Non tener conto di ogni peccato dei Tuoi servi e delle Tue serve, ma purificaci nella purezza della Tua verità e guida i nostri passi, perchè camminiamo nella pietà, nella giustizia e nella semplicità del cuore, e facciamo ciò che è buono e accetto davanti a Te e a quelli che ci guidano.
O Signore e Dio nostro fa' brillare il Tuo Volto su di noi perchè possiamo godere dei Tuoi beni nella pace, siamo protetti dalla Tua mano potente, liberati da ogni peccato con la forza del Tuo braccio eccelso, e salvati da coloro che ci odiano ingiustamente.
Dona la concordia e la pace a noi e a tutti gli abitanti della terra, come le hai date ai nostri padri, quando Ti invocavano piamente nella fede e nella verità.
Tu solo, o Signore, puoi concederci questi benefici e doni più grandi ancora.
Noi Ti lodiamo e Ti benediciamo per Gesù Cristo, Sommo Sacerdote, e Avvocato delle nostre anime.
Per mezzo di Lui salgano a Te l'onore e la gloria ora, per tutte le generazioni e nei secoli dei secoli. Amen. "
.
(dalla "Lettera ai Corinzi" di San Clemente I, papa)

IL VOLTO DI GESU'



In Sicilia, il monaco Epifanio un giorno scoprì in sé un dono del Signore: sapeva dipingere bellissime icone.
Voleva dipingerne una che fosse il suo capolavoro: voleva ritrarre il Volto di Cristo.
Ma dove trovare un modello adatto che esprimesse insieme sofferenza e gioia, morte e risurrezione, divinità e umanità?

Epifanio non si dette più pace: si mise in viaggio; percorse l'Europa scrutando ogni volto.
Nulla. Il volto adatto per rappresentare Cristo non c'era.

Una sera si addormentò ripetendo le parole del salmo:
"Il Tuo Volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il Tuo Volto".

Fece un sogno: un angelo lo riportava dalle persone incontrate e gli indicava un particolare che rendeva quel volto simile a quello di Cristo: la gioia di una giovane sposa, l'innocenza di un bambino, la forza di un contadino, la sofferenza di un malato, la paura di un condannato, la bontà di una madre, lo sgomento di un orfano, la severità di un giudice, l'allegria di un giullare, la misericordia di un confessore, il volto bendato di un lebbroso.

Epifanio tornò al suo convento e si mise al lavoro.

Dopo un anno l'icona di Cristo era pronta e la presentò all'Abate e ai confratelli, che rimasero attoniti e piombarono in ginocchio. Il volto di Cristo era meraviglioso, commovente, scrutava nell'intimo e interrogava.
Invano chiesero a Epifanio chi gli era servito da modello.
.
Non cercare il Cristo nel volto di un solo uomo, ma cerca in ogni uomo un frammento del Volto di Cristo.
.
(Bruno Ferrero, A volte basta un Raggio di Sole, Elledici, Rivoli 1999)

UNIAMO LE NOSTRE PREGHIERE A QUELLE DEL PAPA PER LA GRAVE SCIAGURA CHE HA COLPITO HAITI

(13/1/2010 [12:0] - immagine del dopo terremoto)
.
TERREMOTO DI MAGNITUDO 7.0 DEVASTA HAITI
.
Appello del Papa per Haiti: "Preghiamo e inviamo aiuti" - Il Pontefice invita alla generosità e promette il sostegno della Chiesa.
.
CITTA' DEL VATICANO
Il Santo Padre prega per Haiti. Benedetto XVI ha pronunciato oggi
"un appello per la drammatica situazione in cui si trova Haiti".
"Il mio pensiero - ha detto - va, in particolare, alla popolazione duramente colpita poche ore fa da un devastante terremoto, che ha causato gravi perdite in vite umane, un grande numero di senzatetto e di dispersi e ingenti danni materiali. Invito tutti ad unirsi alla mia preghiera al Signore per le vittime di questa catastrofe e per coloro che ne piangono la scomparsa".
.
E ha aggiunto:
"Assicuro la mia vicinanza spirituale a chi ha perso la propria casa e a tutte le persone provate in vario modo da questa grave calamità, implorando da Dio consolazione e sollievo nella loro sofferenza".
"La Chiesa Cattolica non mancherà di attivarsi immediatamente tramite le sue istituzioni caritative per venire incontro ai bisogni più immediate della popolazione".
"Mi appello - ha concluso Papa Ratzinger - alla generosità di tutti, affinchè non si faccia mancare a questi fratelli e sorelle che vivono un momento di necessità e di dolore, la nostra concreta solidarietà e il fattivo sostegno della comunità internazionale".
.
(Benedetto XVI)

" CHE VI SAPPIATE PERDONARE "

.
Con quanta insistenza l'Apostolo San Giovanni predicava il “mandatum novum”! — “Amatevi gli uni gli altri!”. — Mi metterei in ginocchio, senza far scena — me lo grida il cuore —, per chiedervi per amor di Dio di volervi bene, di aiutarvi, di darvi la mano, di sapervi perdonare. — Pertanto, respingete la superbia, siate compassionevoli, abbiate carità; prestatevi mutuamente l'aiuto della preghiera e dell'amicizia sincera. (Forgia, 454)

Gesù Cristo, Signore nostro, Si è incarnato e ha assunto la nostra natura per proporSi all'umanità come modello di tutte le virtù. "Imparate da Me — è l'invito — che sono Mite ed Umile di Cuore" [Mt 11, 29].

In seguito, quando spiega agli Apostoli il segno da cui saranno riconosciuti come cristiani, non dice: "Perché siete umili".
Egli è la purezza più sublime, l'Agnello Immacolato. Nulla poteva macchiare la Sua santità perfetta, senza ombra [Cfr Gv 8, 46]. Eppure non dice: "Capiranno che siete Miei discepoli perché siete casti e puri".
Ha camminato per il mondo nel più completo distacco dai beni della terra, Egli era il Creatore e il Signore dell'universo, e non aveva neppure dove posare il capo [Cfr Mt 8, 20]. Ma non dice: "Vi riconosceranno come Miei, perché non vi siete attaccati alle ricchezze".
Rimane per quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, digiunando rigorosamente [Cfr Mt 4, 2], prima di dedicarsi alla predicazione del Vangelo. E, ancora, non dice ai Suoi: "Capiranno che servite il Signore perché non siete mangioni né beoni". La caratteristica distintiva degli Apostoli, dei veri cristiani di ogni tempo, l'abbiamo ascoltata: "da questo — proprio da questo — tutti sapranno che siete Miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri"[Gv 13, 35].

Trovo perfettamente logico che i figli di Dio siano sempre rimasti colpiti — anche tu e io lo siamo, in questo momento — da quel modo di insistere del Maestro. Il Signore non stabilisce, come prova della fedeltà dei Suoi discepoli, i prodigi e i miracoli strepitosi, benché abbia loro conferito il potere di compierli, nello Spirito Santo. Che cosa dice loro? "Capiranno che siete Miei discepoli se vi amerete reciprocamente" [San Basilio, Regulae fusius tractatae, 3, 1]. (Amici di Dio, 224)

" NON AMERAI MAI ABBASTANZA "

.
Per quanto tu ami, non amerai mai abbastanza. Il cuore umano ha un enorme coefficiente di dilatazione. Quando ama si allarga in un crescendo di affetto che supera tutti gli ostacoli. Se tu ami il Signore, non ci sarà creatura che non trovi spazio nel tuo cuore. (Via Crucis, 8ª Stazione, n. 5)

Osservate adesso un'altra scena: il Maestro è riunito con i Suoi discepoli, nell'intimità del Cenacolo. Mentre si avvicina il momento della Passione, il Cuore di Cristo, circondato da coloro che ama, manda ineffabili bagliori di fiamma: "Vi dò un comandamento nuovo, confida ai Suoi: che vi amiate gli uni gli altri; come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete Miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" [Gv 13, 34-35].

Signore, perché dici "nuovo" questo comandamento? Abbiamo appena ascoltato che l'amore verso il prossimo era prescritto già nell'Antico Testamento, e certamente ricorderete che Gesù, all'inizio della vita pubblica, aveva ampliato con divina generosità, queste esigenze: "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori" [Mt 5, 43-44].

Signore, consentici di insistere: perché ancora chiami "nuovo" questo precetto? Quella notte, poche ore prima di immolarTi sulla Croce, durante quell'indimenticabile colloquio con coloro che — nonostante le loro miserie e debolezze personali, così simili alle nostre — Ti hanno accompagnato fino a Gerusalemme, Tu ci hai rivelato la misura insospettata della carità: "come Io vi ho amato". Come ti capivano bene gli Apostoli, che erano stati testimoni del Tuo amore insondabile!

Se professiamo la stessa fede, se davvero vogliamo ricalcare le nitide impronte lasciate sulla terra dai passi di Cristo, non dobbiamo accontentarci di evitare agli altri il male che non auguriamo a noi stessi. Questo è già molto, ma è ancora poco, se capiamo che la misura del nostro amore è definita dal comportamento di Gesù. Egli, inoltre, non ci propone questa norma di condotta come una meta lontana, come il coronamento di tutta una vita di lotta. È — deve esserlo, insisto, perché tu lo traduca in propositi concreti — il punto di partenza, perché Gesù nostro Signore lo addita come contrassegno: "Da questo tutti sapranno che siete Miei discepoli". (Amici di Dio, nn. 222-223)

11 gennaio 2010

"TI DEVE SPINGERE LA CARITA' DI CRISTO"

.
Hai bisogno di vita interiore e di formazione dottrinale. Sii esigente con te stesso! — Tu — uomo cristiano, donna cristiana — devi essere sale della terra e luce del mondo, perché sei obbligato a dare esempio con santa sfacciataggine. — Ti deve spingere la carità di Cristo e, nel sentirti e nel saperti un altro Cristo dal momento in cui Gli hai detto che Lo segui, non ti separerai dai tuoi uguali — i tuoi familiari, i tuoi amici, i tuoi colleghi —, come il sale non si separa dall'alimento a cui dà sapore. La tua vita interiore e la tua formazione includono la vita di pietà e il criterio che un figlio di Dio deve avere, per insaporire tutto con la Sua presenza attiva. Chiedi al Signore di essere sempre un buon condimento nella vita degli altri. (Forgia, 450)

Un cristiano non può fermarsi ai suoi problemi personali, perché deve vivere al cospetto della Chiesa universale, pensando alla salvezza di tutte le anime.

In tal modo, anche ciò che si potrebbe considerare più privato e intimo — la preoccupazione per il proprio progresso interiore — non è, in realtà, personale: la santificazione, infatti, fa un tutt'uno con l'apostolato. Ci dobbiamo dunque impegnare generosamente nella cura della vita interiore e nello sviluppo delle virtù cristiane, pensando al bene di tutta la Chiesa, giacché non potremmo fare il bene e far conoscere Cristo se noi stessi non ci impegnassimo sinceramente a tradurre in pratica vissuta gli insegnamenti del Vangelo.

Impregnate di questo spirito, le nostre orazioni, anche se iniziano con temi e con propositi apparentemente personali, finiscono sempre sulla via del servizio agli altri. E se procediamo nel cammino tenendo per mano la Santissima Vergine, Ella farà sì che ci sentiamo fratelli di tutti gli uomini: perché tutti sono figli di quel Dio di cui Ella è Figlia e Sposa e Madre.

I problemi del nostro prossimo devono essere i nostri problemi. La fraternità cristiana deve essere profondamente radicata nella nostra anima, in modo che nessuno ci sia indifferente. Maria, la Madre di Gesù, Colei che Lo allevò, Lo educò e Lo accompagnò nella vita terrena, e che ora è vicina a Lui in Cielo, ci aiuterà a riconoscere Gesù che passa accanto a noi, che Si fa presente nei bisogni degli uomini, nostri fratelli. (E' Gesù che passa, 145)

10 gennaio 2010

CRISTO E' NATO PER TE?

" Fino a quando
c'è una persona
che muore di fame
ed io non divento pane per lei;
fino a quando
ho un fratello che è solo
ed io non mi accorgo di lui,
CRISTO NON E' ANCORA NATO PER ME."

UN ROSARIO D'AMORE

Un'anima devota a Gesù e Maria, offre ai fratelli un mezzo efficace per crescere nell'amore verso la Madre dell'Eucarestia, per aiutarLa ad accendere nel mondo la fiamma, la fame, la sete di Gesù, Pane e Parola di vita e di libertà, affinchè ogni cristiano divenga nella Chiesa, nell'ambiente in cui vive, UN ROSARIO D'AMORE, nella celebrazione delle piccole cose di ogni giorno, EUCARESTIA con Gesù Eucaristico e VANGELO VIVO di vera gioia cristiana..

La S. Messa è senza dubbio la "Preghiera" più sublime e più eccellente che abbiamo nella nostra santa religione.
Tra tutte le altre preghiere però, il S. Rosario primeggia sopra di tutte, perchè è "preghiera evangelica, preghiera cristologica, preghiera contemplativa in compagnia della Madonna" (Mar. Cult.44-47).
E' stata infatti la stessa Vergine Immacolata che a Lourdes e poi in modo tutto particolare a Fatima, ci ha raccomandato la recita quotidiana del Santo Rosario, e nella Sua ultima apparizione, la stessa Beata Vergine Si presentò come la "Madonna del Rosario" ed insistette sulla recita di questa bellissima preghiera.
Se amiamo veramente la Madonna e vogliamo che regni la pace in noi e in tutto il mondo, decidiamo con serietà d'incominciare a recitare ogni giorno almeno una parte del Rosario, e cioè mediante cinque misteri di questa bellissima preghiera mariana.

Accogliamo l'invito della Mamma e recitiamo il Santo Rosario, offerto a noi dalla Nostra Madre e Regina come rimedio impareggiabile ai molti e gravi mali che ci affliggono, meditando le grandi verità della Fede, gli insegnamenti che ci vengono dalla vita di Gesù e Maria!

In devozione dinanzi al Santissimo Sacramento possiamo recitare molto meglio, ricavandone abbondanti grazie e benefici...

Papa Gregorio XII diceva: (+ 1585)
"Il Rosario è un mezzo donatoci dal Cielo per placare la collera di Dio";
Gregorio XIV: (+1591) "Il Rosario è il mezzo meraviglioso per distruggere il peccato e riacquistare la grazia";
Paolo V: (+1621) "Il Rosario è il tesoro delle grazie";
Benedetto XII: (+1730) "Il Rosario è l'espressione più completa della pietà cristiana";
Giovanni Paolo II: "Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Sullo sfondo delle 'Ave Maria' passano davanti agli occhi dell'anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono dei misteri gaudiosi, dolorosi, della luce e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso - potremo dire - il Cuore della Sua Madre. Esorto tutti cordialmente a recitarlo. San Pio da Pietralcina, diceva: "Amate la Madonna e fateLa amare, recitate sempre il Rosario e bene. Satana mira sempre a distruggere questa preghiera, ma non ci riuscirà mai: è la preghiera di Colui che trionfa di tutto e su tutti. E' Lei che ce l'ha insegnata, come Gesù ci ha insegnato il Pater Noster".

8 gennaio 2010

" GESU' CRISTO VIVE, OGGI COME IERI! "

.
Vivi assieme a Cristo! Devi essere, nel Vangelo, come uno dei personaggi, che vive con Pietro, con Giovanni, con Andrea..., perché Cristo vive anche adesso: “Iesus Christus, heri et hodie, ipse et in saecula!” — Gesù Cristo vive!, Oggi come ieri: Egli è lo Stesso, nei secoli dei secoli. (Forgia, 8)
.
È questo l'amore di Cristo, che ciascuno di noi deve sforzarsi di realizzare nella propria vita. Ma per essere ipse Christus bisogna rispecchiarsi in Lui. Non è sufficiente avere un'idea generica dello spirito di Gesù; bisogna imparare da Lui dettagli e atteggiamenti. E, soprattutto, bisogna contemplare il Suo passaggio sulla terra, le Sue orme, per trarne forza, luce, serenità, pace.
Quando si ama una persona si desidera sapere anche i minimi particolari della sua esistenza, del suo carattere, per avvicinarsi il più possibile a lei. Per questo dobbiamo meditare la storia di Cristo, dalla nascita nel presepio fino alla morte e alla risurrezione.
Nei primi anni del mio lavoro sacerdotale, regalavo spesso il Vangelo o libri in cui si narrava la vita di Gesù: perché è necessario conoscerla bene, averla ben presente nella mente e nel cuore, in modo che, in ogni momento, senza più bisogno di libri, chiudendo gli occhi, possiamo contemplarla come in un film e, quando dobbiamo decidere come comportarci, possiamo richiamare alla mente le parole e i gesti del Signore.
Allora ci sentiremo innestati nella Sua vita. Non si tratta solo di pensare a Gesù, di rappresentarci quelle scene: dobbiamo prendervi parte, esserne attori, seguire Cristo standoGli accanto come la Madonna, come i primi Dodici, come le sante donne, come le moltitudini che si affollavano intorno a Lui. (E' Gesù che passa).

7 gennaio 2010

DEVOZIONE DELLE TRE AVE MARIA

Maria, Madre di Gesù e Madre mia, difendimi dalle insidie del maligno in vita e specialmente nell'ora della morte
.
- per il Potere che Ti ha concesso l'Eterno Padre.
Ave Maria...
.
- per la Sapienza che Ti ha concesso il Divin Figlio.
Ave Maria...
.
- per l'Amore che Ti ha concesso lo Spirito Santo.
Ave Maria...

PREGHIERA RIPARATRICE

.
Eterno Padre, Vi offro le lodi degli Angeli, dei Santi e delle anime buone, per riparare le bestemmie e gl'insulti dei cattivi!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro la purezza di Maria Santissima e delle anime vergini, per riparare la disonestà del mondo!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro l'amore che eb­be Gesù nell'istituire l'Eucaristia, per ri­parare le Comunioni sacrileghe!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro lo zelo che eb­be Gesù per la vostra Casa, in ripara­zione delle profanazioni che si fanno in Chiesa!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro l'atto di sotto­missione al Vostro volere, che fece Gesù nell'orto, per riparare le ribellioni delle creature alla Vostra Volontà!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro il Sangue del Vostro Divin Figlio, per riparare gli omi­cidi, i ferimenti e le risse!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro i dolori che soffrì Gesù nella coronazione di spine, per riparare tutti i peccati di pensiero delle anime!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro l'amarezza che provò Gesù quando fu abbeverato di fiele e mirra, per riparare le golosità e le in­temperanze del mondo!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro lo spasimo che ebbe Gesù Cristo a sentirSi trapassare le mani dai chiodi, per riparare i peccati che le creature fanno con le mani!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro il perdono che Gesù accordò ai Suoi crocifissori, per ri­parare i peccati di coloro che non vo­gliono perdonare i nemici!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro le umiliazioni e gli insulti che soffrì Gesù nella Passio­ne, per riparare la superbia e l'orgoglio delle creature!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro la ferita del Costato di Gesù, per riparare i peccati di coloro che dovrebbero amarVi di più!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro i dolori che soffrì Maria Santissima ai piedi della Cro­ce, per riparare la trascuratezza delle ma­dri nell'educare i figli!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro le ultime pa­role che Gesù disse in Croce, per ripa­rare i discorsi scandalosi!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro il Cuore di Gesù ed il Cuore Immacolato e Addolo­rato di Maria per riparare il poco amore che Vi portano le anime!
Gloria al Padre...

Eterno Padre, Vi offro tutte le soffe­renze di Gesù dalla nascita alla morte, per riparare le colpe delle anime purgan­ti!
Gloria al Padre...

(5 Pater, Ave, Gloria, in onore delle Cinque Piaghe)

LA RICCHEZZA DELLA FEDE

.
Non essere pessimista. —Non sai che tutto quanto succede o può succedere è per il bene? —Il tuo ottimismo sarà conseguenza necessaria della tua fede. (Cammino, 378)
.
In mezzo ai limiti che sono inscindibilmente connessi con la nostra situazione presente, perché il peccato abita ancora in noi in qualche modo, il cristiano avverte con nuova luce tutta la ricchezza della sua filiazione divina quando si riconosce pienamente libero perché lavora nelle cose del Padre suo, quando la sua gioia diventa costante perché nulla riesce a far crollare la sua speranza.

Oltretutto, è proprio allora che egli può ammirare ogni bellezza e ogni meraviglia della terra, può apprezzare ogni ricchezza e ogni bontà, e può amare con tutta l'integrità e tutta la purezza per le quali è stato fatto il cuore dell'uomo. Ed è allora che il dolore per il peccato non degenera in atteggiamenti d'amarezza, di disperazione o di alterigia, perché la contrizione e la consapevolezza della miseria umana lo conducono a identificarsi di nuovo con l'impegno di redenzione di Cristo e a sentire più intimamente la solidarietà con tutti gli uomini.
È allora, infine, che il cristiano avverte in sé con certezza la forza dello Spirito Santo, tanto che le sue cadute non lo prostrano più: sono piuttosto un invito a ricominciare, per continuare a essere, in tutte le strade della terra, un fedele testimone di Cristo, nonostante tutte le miserie personali, che poi in questi casi sono quasi sempre delle mancanze lievi che appena offuscano l'anima; e, anche se fossero gravi, ricorrendo con compunzione al sacramento della Penitenza, il cristiano ritorna alla pace di Dio e ridiventa un buon testimone delle Sue misericordie.

È questa, in una rapida sintesi che a mala pena riesce a tradurre nelle povere parole umane la ricchezza della fede, la vita del cristiano che si lascia guidare dallo Spirito Santo. (E' Gesù che passa, 138)

6 gennaio 2010

BUONA SOLENNITA' DELL'EPIFANIA ...


... sia una forte " FORTE MANIFESTAZIONE DI GESU' " per ognuno di noi ....
perchè Gesù Si manifesta sempre e in mille modi ... l'importante è saperLo vedere e riconoscere..
.
Scarlet

" DOV'E' IL RE DEI GIUDEI CHE E' NATO? "

.
L'umiltà è un'altra buona strada per giungere alla pace interiore. —L'ha detto Lui: “Imparate da Me che sono Mite e Umile di cuore... e troverete pace nelle vostre anime”. (Cammino, 607)
.
Dov'è il Re dei giudei che è nato? Anch'io, spinto da questa domanda, contemplo ora Gesù adagiato in una mangiatoia, cioè in un posto adatto solo agli animali. Dove sono, Signore, la Tua regalità, il diadema, la spada, lo scettro? Gli appartengono, ma non ne fa uso; regna avvolto in fasce. È un Re che appare a noi inerme, indifeso; un piccolo Bambino. Come non ricordare le parole dell'Apostolo: "...spogliò Sè Stesso, assumendo la condizione di Servo...?".
Il Signore nostro si è Incarnato per manifestarci la volontà del Padre, e ci ammaestra fin dalla culla. Gesù ci cerca — con vocazione che è vocazione alla santità — affinché assieme a Lui portiamo a compimento la Redenzione. Ascoltiamo il Suo primo insegnamento: dobbiamo corredimere cercando non il trionfo sul nostro prossimo, ma su noi stessi. Ad imitazione di Cristo, dobbiamo annullarci e metterci al servizio degli altri, per condurli a Dio.
Dov'è il Re? Dove cercarLo se non là dove vuole regnare, cioè nel cuore, nel tuo cuore? Per questo si fa Bambino: chi non ama infatti una piccola creatura? Dov'è allora il Re, il Cristo che lo Spirito Santo cerca di formare nella nostra anima? Non può essere di certo nella superbia che ci separa da Dio, non nella mancanza di carità che ci isola. Lì Cristo non c'è; lì l'uomo resta solo.
Ai piedi di Gesù Bambino, nel giorno dell'Epifania, davanti a un Re che non porta segni esterni di regalità, noi diciamo: Signore, strappa la superbia dalla mia vita, distruggi il mio amor proprio, la mia smania di affermazione, di impormi sugli altri. Fa' che l'identificazione con Te sia il fondamento della mia personalità. (E' Gesù che passa, 31)

5 gennaio 2010

EPIFANIA: GESU' SI MANIFESTA AL MONDO E NOI CONTEMPLIAMO L'ADORAZIONE DEI MAGI

" ... entrati nella casa,
videro il Bambino con Maria Sua Madre,
e prostratisi Lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni
e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra... "
.
.
Dolcissimo Gesù Bambino, la stella fu la guida dei Magi che giunsero da molto lontano per adorarTi. Essi Ti riconobbero di stirpe regale, nonostante la povertà del luogo dove Ti trovavi e Ti donarono: oro, incenso e mirra.
Ti preghiamo: abbi pietà di noi!


" SE TU CONOSCESSI IL DONO DI DIO! "

.
Il tuo talento, la tua simpatia, le tue attitudini... si perdono: non ti si consente di metterle a frutto. —Medita bene queste parole di un autore spirituale: “Non si perde l'incenso che si offre a Dio. —Il Signore è più onorato con il sacrificio dei tuoi talenti che con il vano impiego di essi”. (Cammino, 684)

Poi aprirono i loro scrigni e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Fermiamoci un po' e cerchiamo di capire questo passo del Vangelo. Come è possibile che noi, che siamo nulla e nulla valiamo, possiamo fare delle offerte a Dio? Dice la Scrittura: ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto. L'uomo non riesce neppure a scoprire pienamente la profondità e la bellezza dei doni del Signore: "Se tu conoscessi il dono di Dio!", dice Gesù alla samaritana. Gesù ci ha insegnato ad attendere tutto dal Padre, a cercare prima di ogni cosa il Regno di Dio e la sua giustizia, perché tutto il resto ci sarà dato in sovrappiù, ed Egli sa bene di che cosa abbiamo bisogno.

Nell'economia della salvezza, il Padre nostro dei Cieli si prende cura di ogni anima con amorosa delicatezza:cCiascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro. Sembrerebbe pertanto inutile preoccuparsi di presentare al Signore qualcosa di cui Egli possa aver bisogno; dalla situazione di debitori che non hanno di che pagare, i nostri doni sarebbero simili a quelli dell'Antica Legge, che Dio ormai non accetta più: "Non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose tutte che vengono offerte secondo la Legge".

Ma il Signore sa che il dare è proprio degli innamorati, ed Egli Stesso ci indica che cosa desidera da noi. Non Gli importano le ricchezze, i frutti o gli animali della terra, del mare o dell'aria, perché tutto è Suo; vuole qualcosa di intimo che Gli dobbiamo offrire con libertà: Figlio Mio, dammi il tuo cuore. Vedete? Non Si accontenta di spartire: vuole tutto. Torno a ripetere che non cerca le nostre cose, cerca noi stessi. Solo da qui, da questo primo dono, acquistano senso tutti gli altri doni che possiamo offrire al Signore. (E' Gesù che passa, 35)

4 gennaio 2010

NON C'E' AMORE PIU' GRANDE



Amatevi l'un l'altro come Dio ama ciascuno di voi, con un amore intenso e speciale. Siate cortesi l'uno con l'altro: è meglio commettere errori con gentilezza che fare miracoli con scortesia.
Gesù è venuto a questo mondo con un unico scopo: portarci la Buona Novella, annunciarci che Dio ci ama, che Dio è Amore, che ama voi e me. In che modo Gesù ha dimostrato di amarci? Sacrificando la Sua vita.

Dio ci ama di un amore dolce. Ecco quello che Gesù è venuto ad insegnarci: l'amore dolce di Dio. "Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni" (Isaia 43,1).


Dobbiamo imparare ad amare senza stancarci. Come fa la lampada a brillare? Grazie al continuo apporto di goccioline d'olio. Che cosa rappresentano le goccioline d'olio nella nostra lampada? Le piccole cose della vita quotidiana: la fedeltà, qualche parola gentile, un pensiero delicato agli altri, il nostro modo di rimanere in silenzio, di guardare, parlare, agire. Non cercate Gesù lontano da voi stessi; perché non è là fuori, ma in voi. Tenete accesa la lampada e Lo riconoscerete.


Per noi il messaggio di Gesù "Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amati" non deve essere solo una luce bensì una fiamma che consuma l'egoismo, il quale impedisce la crescita della santità. Gesù "ci ha amati fino alla fine", fino al limite stesso dell'amore: la Croce. Amare deve essere normale come vivere e respirare, giorno dopo giorno fino alla morte.

Ho avuto e ho tuttora modo di osservare molte delle debolezze e delle fragilità umane. Dobbiamo imparare a sfruttarle, dobbiamo lavorare per Cristo con un cuore umile, con l'umiltà di Cristo. Lui viene e si serve di noi per diffondere il Suo amore e la Sua compassione nel mondo nonostante le nostre debolezze e fragilità.

Cerchiamo di comprendere la dolcezza dell'amore di Dio. Nelle Scritture Lui dice: "Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse del suo bambino, Io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle Mie mani" (Isaia 49,15-16). Quando vi sentite soli, respinti, malati e dimenticati non scordate il valore che avete per Lui. Lui vi ama. Dimostrate quell'amore gli uni agli altri perché in questo consiste l'insegnamento che Gesù è venuto a trasmetterci.

Agli occhi di Dio abbiamo un immenso valore. Non mi stanco mai di ripetere che Dio ci ama. Dio mi ama dolcemente ed è qualcosa di meraviglioso. Ecco perché dobbiamo amarci di gioia, di coraggio e della convinzione che nulla ci potrà separare dall'amore di Cristo.

E' facile amare chi è lontano, ma non sempre è facile amare chi è vicino. E' più facile offrire un piatto di riso a un affamato che alleviare la solitudine e l'angoscia di un amico che non si sente amato.

Voglio che cerchiate i poveri nelle vostre stesse case. E' da lì che deve cominciare il vostro amore. Voglio che siate la buona novella per coloro che vi circondano. Voglio che vi preoccupiate del vostro vicino. Lo conoscete?

Il vero amore è un sentimento che, sebbene provochi dolore e ci faccia soffrire, ci rende felici. Ecco perché dobbiamo pregare Dio chiedendoGli il coraggio di amare.

Le parole che escono dalla bocca sgorgano dalla ricchezza del cuore. Se avete il cuore pieno di amore parlerete dell'amore. Voglio che voi tutti riempiate il vostro cuore di grandissimo amore. Non crediate che per essere vero e caloroso questo sentimento debba essere straordinario. Non è così: quel che è necessario per il nostro amore è il desiderio incessante di amare Colui che amiamo.

Migliaia di persone vorrebbero avere quello che abbiamo noi, ma Dio ha deciso di porci dove ci troviamo oggi affinché condividiamo la gioia insita nell'amore per gli altri. Vuole che ci amiamo gli uni gli altri, che ci doniamo gli uni agli altri fino a provare dolore. Quel che è importante non è quanto diamo bensì quanto amore mettiamo nel dare.

Dobbiamo sapere che ognuno di noi è stato creato per fare grandi cose, non solo per essere uno fra tanti, non solo per conseguire lauree o diplomi, per ottenere questo o quel lavoro. Siamo stati creati per amare ed essere amati.

(Madre Teresa di Calcutta)

SANTIFICARE TUTTE LE COSE

.
“ DOBBIAMO SANTIFICARE TUTTE LE REALTA' ”
.
Il tuo compito di apostolo è grande e bello. Ti trovi nel punto di confluenza della grazia con la libertà delle anime; e assisti al momento più solenne della vita di alcuni uomini: il loro incontro con Cristo. (Solco, 219)

È Natale. Ritornano alla nostra mente i fatti e le circostanze che fanno da cornice alla nascita del Figlio di Dio, e il nostro sguardo si sofferma sulla grotta di Betlemme e sul focolare di Nazaret. Maria, Giuseppe, Gesù Bambino sono ora più che mai al centro del nostro cuore. Che cosa ci dice, che cosa ci insegna la vita semplice e meravigliosa della Sacra Famiglia?

Fra tante possibili considerazioni, ora voglio farne soprattutto una. La nascita di Gesù significa, come riferisce la Scrittura, la realizzazione della Pienezza dei tempi, il momento scelto da Dio per manifestare in maniera completa il Suo amore agli uomini, donandoci il proprio Figlio.
La volontà divina si compie in mezzo alle circostanze più normali e comuni: una donna che partorisce, una famiglia, una casa. L'onnipotenza divina, lo splendore di Dio, passano attraverso l'umano, si uniscono all'umano. Da allora noi cristiani sappiamo che, con la grazia del Signore, possiamo e dobbiamo santificare tutte le realtà oneste della nostra vita. Non c'è situazione terrena, per quanto piccola e ordinaria possa sembrare, che non possa essere occasione di un incontro con Cristo e una tappa del nostro cammino verso il Regno dei Cieli.

Non è strano, perciò, che la Chiesa esulti nel contemplare la modesta dimora di Gesù, Maria e Giuseppe. (E' Gesù che passa, 22)

3 gennaio 2010

" PROSTRATISI LO ADORARONO "

.
Narra l'Evangelista che i Magi, “videntes stellam” — nel rivedere la stella —, provarono una grandissima gioia. — Si rallegrano — figliolo —, con questa gioia immensa, perché hanno fatto quello che dovevano; e si rallegrano perché hanno la sicurezza di giungere da quel Re, che mai abbandona coloro che Lo cercano. (Forgia, 239)

Videntes autem stellam, gavisi sunt gaudio magno valde; così il testo latino, con quell'ammirevole ripetizione: hanno scoperto nuovamente la stella e gioiscono di grandissima gioia.
Perché tanta letizia? Perché essi, che non avevano mai dubitato, ricevono dal Signore la prova che la stella non era scomparsa: non potevano più contemplarla sensibilmente, ma l'avevano conservata sempre nell'anima.
Tale è anche la vocazione del cristiano: se non si perde la fede e si mantiene la speranza in Gesù Cristo, che sarà con noi fino alla consumazione dei secoli, la stella riappare. E quando si comprova una volta di più la realtà della vocazione, nasce, più grande che mai, una gioia che aumenta in noi la fede, la speranza e l'amore.

Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria, Sua Madre, e prostratisi Lo adorarono. Ci inginocchiamo anche noi dinanzi a Gesù, al Dio nascosto nell'umanità: Gli ripetiamo che non vogliamo voltare le spalle alla Sua divina chiamata, che non ci allontaneremo mai da Lui, che toglieremo dal nostro cammino tutto ciò che è di ostacolo alla fedeltà, che desideriamo sinceramente essere docili alle Sue ispirazioni.
Tu, nel tuo intimo, e io con te — perché anch'io faccio la mia orazione interiore, con grida profonde e silenziose — stiamo dicendo al Bambino che desideriamo compiere la Sua Volontà, come quei servitori della parabola, affinché possa dire anche a noi: Rallegrati, servo buono e fedele. (E' Gesù che passa, 35)

2 gennaio 2010

ATTO DI CONSACRAZIONE ALL'IMMACOLATO CUORE DI MARIA


O Immacolato Cuore di Maria, Regina dei Cieli e della Terra, e tenera Madre degli uomini, in armonia con il Tuo ardente desiderio espresso a Fatima, io consacro al Tuo Cuore Immacolato me stesso, i miei fratelli, il mio paese e l'intera razza umana.

Regna su di noi, Santissima Madre di Dio, e insegnaci a far sì che il Cuore di Tuo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, regni e trionfi in noi come ha regnato e trionfato in Te.

Regna su di noi, Beatissima Vergine, che noi possiamo essere Tuoi nella prosperità e nelle avversità, in salute e in malattia, in vita e in morte.

O compassionevole Cuore di Maria, Regina dei Cieli, custodisci le nostre menti e i nostri cuori e preservali dall'impurità che Tu a Fatima lamentasti con così grande afflizione. Assistici in tutto, specialmente nella purezza. Aiutaci a invocare per il nostro paese e per il mondo intero la pace di Dio in giustizia e carità.

Quindi, Misericordiosissima Vergine e Madre, io con questo atto prometto di imitare le Tue virtù con la pratica di una vera vita Cristiana senza farmi fermare dalle convenzioni umane.

Io decido di ricevere la Santa Comunione regolarmente e di offrirTi cinque decadi del Rosario ogni giorno, insieme ai miei sacrifici, nello spirito di riparazione e penitenza. Amen.
.
Donaci, o Madre dolcissima, di vivere nell'attesa della beata speranza e della manifestazione definitiva della gloria del nostro grande DIO e Salvatore Gesù Cristo. Amen.

L'AMORE DI DIO



Se correrai dietro
all'amore delle cose mondane
non avrai
le consolazioni celesti...

AIUTO RECIPROCO

.
“VI APPOGGERETE GLI UNI AGLI ALTRI”
.
Se sai voler bene agli altri e diffondi questo affetto — carità di Cristo, fine, delicata — fra tutti, vi appoggerete gli uni agli altri: e chi stia per cadere si sentirà sostenuto — e sollecitato — da questa fraterna fortezza, per essere fedele a Dio. (Forgia, 148)

Giunge la pienezza dei tempi e per compiere questa missione non viene a noi un genio filosofico come Platone o Socrate, non si stabilisce sulla terra un potente conquistatore come Alessandro Magno. Nasce un Bambino a Betlemme. È il Redentore del mondo; e ancor prima di parlare ama con le opere. Non porta nessuna formula magica, perché sa che la salvezza che offre deve passare attraverso il cuore dell'uomo. E affinché ci innamorassimo di Lui e sapessimo accoglierLo nelle nostre braccia, le Sue prime azioni sono il sorriso e il pianto di un Bambino, il sonno inerme di un Dio Incarnato.

Ci rendiamo conto una volta di più che il cristianesimo è fatto così. Se il cristiano non ama con le opere, è fallito come cristiano; ed è come dire che è fallito anche come uomo. Non puoi pensare agli altri come fossero dei numeri o degli scalini per arrampicarsi; oppure come fossero massa da esaltare o da umiliare, da adulare o disprezzare, a seconda dei casi. Prima di ogni altra cosa, devi pensare agli altri, a coloro che ti sono vicini, stimandoli per quello che sono: figli di Dio, con tutta la dignità di questo titolo meraviglioso.

Con i figli di Dio dobbiamo comportarci come figli di Dio: il nostro amore deve essere abnegato, quotidiano, ricco di mille sfumature di comprensione, di sacrificio silenzioso, di donazione nascosta. È questo il bonus odor Christi che faceva dire a quelli che vivevano tra i primi fratelli nella fede: Guardate come si amano! (E' Gesù che passa, 36)

SOTTO LA PROTEZIONE DI MARIA SANTISSIMA

Carissimi,
facciamo nostro l'invito di Gianandrea, autore del blog "IL PENSIERO CRISTIANO" ed iniziamo il nuovo Anno 2010 invocando la protezione della Madre di Dio con questa antica e splendida preghiera mariana:
.
.
Sub tuum praesidium confugimus,
Sancta Dei Genetrix.
Nostras deprecationes ne despicias
in necessitatibus,
sed a periculis cunctis
libera nos semper,
Virgo gloriosa et benedicta.
.
Sotto la Tua protezione troviamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.

1 gennaio 2010

" MARIA E' MADRE DI DIO E MADRE NOSTRA "

.
Quant'è grande l'umiltà di mia Madre, Maria! —Non La vedrete tra le palme di Gerusalemme, né —tranne la primizia di Cana— al momento dei grandi miracoli. —Però non fugge il disprezzo del Golgota: lì, “iuxta crucem Iesu” —, accanto alla Croce di Gesù, c'è Sua Madre. (Cammino, 507)

Questa, da sempre, è la fede sicura. Contro coloro che la negavano, il Concilio di Efeso ha proclamato che se qualcuno non confessa che l'Emmanuele è Vero Dio, e che pertanto la Santissima Vergine è Madre di Dio, avendo generato secondo la Carne il Verbo di Dio Incarnato, sia anatema (...).

La Trinità Beatissima, avendo scelto Maria come Madre di Cristo, Uomo come noi, ha messo anche ciascuno di noi sotto il Suo materno manto. Maria è Madre di Dio e Madre nostra.

La Maternità Divina di Maria è la fonte di tutte le perfezioni e di tutti i privilegi che L'adornano. In vista di questo titolo fu concepita Immacolata ed è piena di grazia, è sempre vergine, fu assunta in Cielo in Corpo e Anima, è stata coronata Regina della creazione, al di sopra degli angeli e dei santi. Più di Lei, soltanto Dio. La Beata Vergine Maria, perché Madre di Dio, ha una dignità in certo modo infinita, derivante dal bene infinito, che è Dio [San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q. 25, a. 6]

Non c'è pericolo di esagerare. Non riusciremo mai ad approfondire a sufficienza questo ineffabile mistero; non potremo mai ringraziare a sufficienza la Madre nostra per averci reso così familiare la Trinità Beatissima.

Eravamo peccatori e nemici di Dio. La Redenzione non solo ci libera dal peccato e ci riconcilia con il Signore: ci fa diventare figli, ci dà una Madre, la Stessa che ha generato il Verbo secondo l'Umanità. Ci può essere amore più grande, più immenso? (Amici di Dio, nn. 275-276)

1 GENNAIO: PRIMO VENERDI' DEL MESE


Nelle celebri rivelazioni di Paray le Monial, il Signore chiese a S. Margherita Maria Alacoque che la conoscenza e l'amore del Suo Cuore si diffondessero nel mondo, come fiamma divina, per riaccendere la carità che languiva nel cuore di molti.

Una volta il Signore, mostrandole il Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, le chiese che in riparazione si frequentasse la Santa Comunione, specialmente nel Primo Venerdì d'ogni mese.

Spirito di amore e di riparazione, ecco l'anima di questa Comunione mensile: di amore che cerca di contraccambiare l'ineffabile Amore del Cuore Divino verso di noi; di riparazione per le freddezze, le ingratitudini, il disprezzo con cui gli uomini ripagano tanto amore.

Moltissime anime abbracciano questa pratica della Santa Comunione nel Primo Venerdì del mese per il fatto che, tra le promesse che Gesù fece a S. Margherita Maria, vi è quella con la quale Egli assicurava la penitenza finale (cioè la salvezza dell’anima) a chi per nove mesi consecutivi, nel Primo Venerdì, si fosse unito a Lui nella Santa Comunione.

Ma non sarebbe molto meglio deciderci per la Santa Comunione nei Primi Venerdì di tutti i mesi della nostra esistenza?

Tutti sappiamo che, accanto a gruppi di anime ferventi che hanno compreso il tesoro nascosto nella Santa Comunione settimanale, e, meglio ancora, in quella quotidiana, vi è un numero sterminato di coloro che raramente durante l'anno o solo a Pasqua, si ricordano che vi è un Pane di vita, anche per le anime loro; senza tener conto di quanti neppure a Pasqua sentono il bisogno del nutrimento celeste.

La Santa Comunione mensile costituisce una buona frequenza alla partecipazione dei divini misteri. Il vantaggio e il gusto che da essa l'anima ritrae, forse indurranno dolcemente a diminuire la distanza tra un incontro e l'altro col Maestro divino, fino anche alla Comunione quotidiana, secondo il desiderio vivissimo del Signore e della Santa Chiesa.

Ma questo incontro mensile deve essere preceduto, accompagnato e seguito da tale sincerità di disposizioni che veramente l'anima ne esca ristorata.

Il segno più certo del frutto ricavato sarà la constatazione del miglioramento progressivo della nostra condotta, ossia della maggiore somiglianza del cuore nostro al Cuore di Gesù, attraverso l'osservanza fedele e amorosa dei dieci comandamenti.

"Chi mangia la Mia Carne e beve il Mio Sangue ha la Vita eterna” (Gv. 6,54)

LE PROMESSE DI NOSTRO SIGNORE PER I DEVOTI DEL SUO SACRO CUORE
Gesù Benedetto, apparendo a S. Margherita Maria Alacoque e mostrandole il Suo Cuore, splendente come il sole di fulgidissima luce, fece le seguenti promesse per i Suoi devoti:

1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato

2.
Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie

3. Li consolerò in tutte le loro pene

4. Sarò loro sicuro Rifugio in vita e specialmente in punto di morte

5.
Spanderò copiose benedizioni su di ogni loro impresa

6.
I peccatori troveranno nel Mio Cuore la sorgente e l'oceano infinito della Misericordia

7.
Le anime tiepide si infervoreranno

8.
Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione

9.
La Mia benedizione poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l'immagine del Mio Cuore

10.
Ai sacerdoti Io darò la grazia di commuovere i cuori più induriti

11.
Le persone che propagheranno questa devozione, avranno il loro nome scritto nel Mio Cuore e non ne sarà cancellato mai.

12.
A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d'ogni mese, Io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in Mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il Mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.

La dodicesima promessa è detta "grande", perché rivela la Divina Misericordia del Sacro Cuore verso l'umanità.

Queste promesse fatte da Gesù sono state autenticate dall'autorità della Chiesa, in modo che ogni cristiano può credere con sicurezza alla fedeltà del Signore che vuole tutti salvi, anche i peccatori.

CONDIZIONI
Per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:
.
1. Accostarsi alla Comunione. La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
.
2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia,ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
.
3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.

ALCUNI DUBBI
SE, DOPO FATTI I NOVE PRIMI VENERDÌ CON LE DEBITE DISPOSIZIONI, UNO CADESSE IN PECCATO MORTALE, E POI MORISSE ALL'IMPROVVISO, COME POTREBBE SALVARSI?

Gesù ha promesso, senza eccezione alcuna, la grazia della penitenza finale a tutti coloro che avranno fatto bene la Santa Comunione nel primo venerdì di ogni mese per nove mesi consecutivi; quindi si deve credere che, nell'eccesso della sua misericordia, Gesù dia a quel peccatore moribondo, la grazia di emettere un atto di contrizione perfetta, prima di morire.

CHI FACESSE LE NOVE COMUNIONI CON L'INTENZIONE DI PROSEGUIRE POI PIÙ TRANQUILLAMENTE A PECCARE, POTREBBE SPERARE IN QUESTA GRANDE PROMESSA DEL SACRO CUORE DI GESÙ?
No di certo, anzi commetterebbe tanti sacrilegi, perché accostandosi ai Santi Sacramenti, è necessario avere la ferma risoluzione di lasciare il peccato. Un conto è il timore di tornare ad offendere Dio, e altro la malizia e l'intenzione di seguitare a peccare.

31 dicembre 2009

1 GENNAIO: SOLENNITA' DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO


Iniziamo l'anno nuovo celebrando la festa di Maria, Madre di Dio, Theotokos.
La Vergine Santa offre al mondo il Messia che è la Benedizione di Dio per ogni uomo e per il mondo intero. Su questa benedizione si fondano gli auguri che ci scambiamo quest'oggi: auguri di bene, perchè in Cristo, Dio ci ha colmato di ogni bene; auguri di pace, perchè "Egli è la nostra Pace" (Ef 2, 14).
.
(Giovanni Paolo II, Angelus 01.01.2005)
.
CENNI STORICI SU QUESTA SOLENNITA' MARIANA
.
La solennità di Maria Santissima Madre di Dio si festeggia il primo gennaio, denominato "in octava Domini", per ricordare il rito di circoncisione compiuto otto giorni dopo la nascita di Gesù.
Il "Natale Sanctae Mariae" è la prima festa mariana celebrata nella Chiesa occidentale.
La Maternità Divina della Madonna fu sancita dal Concilio di Efeso (431): i Padri della Chiesa la acclamarono Theotòkos (Genitrice del Signore) ed affermarono anche la natura umana e divina di Gesù Cristo.
"Maria, Figlia di Adamo, acconsentendo alla Parola Divina, diventò Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza peso alcuno di peccato la Volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente Sè Stessa quale Ancella del Signore alla Persona e all'Opera del Figlio Suo, servendo al Mistero della Redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio Onnipotente" (Lumen Gentium, 56).